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    Trento, rider picchiato dopo una consegna: “Sono stati due minuti di pura follia”

    Di Marco Nepi
    Pubblicato il 25 Gen. 2023 alle 09:51

    Trento, rider picchiato dopo una consegna: “Sono stati due minuti di pura follia”

    “Sono stati due minuti di pura follia”. Così Imran Talib, rider di 24 anni, ha ricordato il brutale pestaggio subito sabato scorso, quando un passante lo ha prima insultato e poi aggredito mentre rientrava da una consegna fatta a Rovereto, in provincia di Trento. L’aggressione gli è costata un trauma cranico e contusioni a occhi, naso e bocca, con una prognosi di un mese.

    “Avevo appena consegnato un poké alla reception dell’ospedale, poi ho ripreso la bicicletta e stavo ritornando al ‘Waikiki’ di corso Bettini a Rovereto, per prendere altri prodotti e proseguire con il mio giro di consegne”, ha raccontato il 24enne a Il Corriere del Veneto. “Mi trovavo a metà via, quando l’uomo, che stava uscendo dal bar Hypnotic, ha iniziato a insultarmi pesantemente insieme a un’altra donna, proprio mentre passavo di fronte al locale. Ha iniziato a dirmene di tutti i colori: ‘Pezzo di m…’, ‘Figlio di p…..’, ‘Torna al tuo paese’, e con lei anche la donna. Io non ho detto loro nulla di male, solo di lasciarmi stare e che non dovevano insultarmi perché non mi conoscevano”, ha continuato.

    Dopo qualche metro l’uomo lo ha chiamato dicendo di fermarsi e di andare da lui. “Ho pensato che fosse uno scherzo e volesse fare la pace, ma non è stato così”. L’uomo lo ha subito colpito all’occhio destro, facendolo cadere dalla bicicletta. “Poi mi ha girato la testa verso di lui, prima di venire colpito da una scarica di altri colpi”. L’aggressore è fuggito insieme alla compagna, mentre Talib è stato soccorso dai passanti che hanno chiamato i vigili e i sanitari del 118. Lui si è svegliato diverse ore dopo in ospedale, da cui è stato dimesso lunedì mattina.

    Sul caso indaga la procura, mentre l’aggressore e la compagna sono stati individuati grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza. “Mi hanno chiesto di riconoscere tra cinque identikit chi fosse il mio aggressore, non ho avuto nessun dubbio e ho indicato chi fosse”.

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