Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Cronaca
  • Home » Cronaca

    Tratto in salvo dopo 12 ore lo speleologo intrappolato in una grotta a 120 metri di profondità

    Repertorio. AGF
    Di Antonio Scali
    Pubblicato il 1 Giu. 2026 alle 12:45

    Dopo 12 lunghe ore è stato fortunatamente tratto in salvo il giovane speleologo rimasto intrappolato ieri a 120 metri di profondità nella grotta dei Cinghiali Volanti, sulle montagne di Garessio, in provincia di Cuneo.

    Si è concluso alle 5,40 di questa mattina l’intervento di soccorso che ha visto impegnati 42 tecnici e operatori del Soccorso Alpino e Speleologico di Piemonte, Lombardia e Liguria che hanno lavorato incessantemente dalle 17 di ieri.

    Il giovane, un ventenne ligure, è stato estratto vivo ed è stato affidato ai sanitari e trasferito in ospedale. Lo speleologo era bloccato da un grosso masso che gli impediva di muovere una gamba. Il masso si sarebbe staccato al suo passaggio e i compagni di escursione hanno segnalato l’incidente. È stato assistito da personale sanitario del corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico, specificamente formato per intervenire in quel tipo di ambiente, e dalle squadre tecniche, tra cui i disostruttori, che hanno studiando la maniera più efficace per spostare la roccia e liberarlo.

    Sul posto sono intervenuti complessivamente 54 tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico provenienti da diverse regioni d’Italia, come ha riferito Luca Longo, del Cnsas. Una volta raggiunto l’infortunato, le prime squadre hanno concentrato gli sforzi sulla liberazione dell’arto rimasto incastrato sotto la roccia.

    Successivamente è stato allestito un piccolo campo sanitario all’interno della grotta per consentire al personale medico e sanitario del Cnsas di effettuare una valutazione approfondita delle condizioni dell’uomo. Accertato che il quadro clinico fosse complessivamente buono e che non fossero presenti condizioni tali da richiedere il trasporto in barella, è stata pianificata e avviata l’uscita assistita dalla cavità. La possibilità per il ferito di collaborare attivamente durante l’evacuazione ha consentito di rendere più rapide e agevoli le operazioni di recupero, che si sono comunque protratte per diverse ore a causa della complessità dell’ambiente e delle caratteristiche del percorso.

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version