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    È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale

    Il nuovo numero di The Post Internazionale è disponibile già da ora nella versione digitale sulla nostra App e da domani, venerdì 11 settembre, in tutte le edicole

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 10 Set. 2026 alle 17:00

    È uscito il nuovo numero di The Post InternazionaleIl magazine, disponibile già da ora nella versione digitale sulla nostra App, e da domani, venerdì 11 settembre, in tutte le edicole, propone ogni due settimane inchieste e approfondimenti sugli affari e il potere in Italia, storie inedite e reportage dal mondo, e grande spazio alla cultura con alcuni tra i più importanti intellettuali italiani.

    È armata da droni turchi e atomiche pakistane. È finanziata dai petrodollari sauditi. Ricalca la mutua difesa dell’Alleanza atlantica. È aperta a tutti. Ma non è diretta contro nessuno. Eppure ha già stravolto gli equilibri regionali. Anatomia di un’aspirante Nato islamica.

    “Il Patto della Mecca? Siamo ancorati al modello delle alleanze rigide in stile Nato. Ma quel mondo è finito”. L’analista del MEI Mohammed Soliman spiega a TPI l’emergere di un nuovo “ordine multipolare autoctono” dall’accordo tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. E quale ruolo gioca l’Italia.

    Resta nella Nato. Arma l’Ucraina. Dialoga con la Russia. Contrasta Israele. Media tra Usa e Iran. Argina i migranti per l’Ue. E sostiene la Nuova Via della Seta della Cina. Ora, con il Patto della Mecca, Erdogan proietta definitivamente la Turchia tra le potenze globali.

    Tra i ritardi del programma Vision 2030, il calcio che non decolla e la realpolitik della sopravvivenza, Mohammed bin Salman non può più affidarsi solo alla protezione Usa. Ma punta sul nucleare come leva politica: dall’intesa con Washington alla tutela di Turchia e Pakistan.

    Media tra Usa e Iran. Ha legami solidi con Washington ma anche con Pechino. E ora si allea con Riad e Ankara, forte dell’essere una potenza nucleare. Il Pakistan è di nuovo protagonista sulla scena diplomatica globale. Ma resta un Paese fragile.

    E ancora: gli Usa non vogliono più essere coinvolti per primi in ogni crisi. Ma non cedono la regione a Riad, Ankara e Islamabad. Chiedono loro di pagare di più per la propria sicurezza. Riservandosi così il diritto di decidere se, come e quando l’America dovrà intervenire.

    La guerra lanciata da Israele e Usa non è riuscita nell’obiettivo di annientare il regime iraniano né la sua rete di alleanze. La Repubblica Islamica ha reagito con una forza inaspettata. E ora affida un ruolo nuovo ai suoi proxy.

    Netanyahu ha fallito l’obiettivo di diventare la potenza egemone del Medio Oriente. E ora prova a uscire dall’isolamento internazionale costruendo una nuova rete di alleanze con India, Grecia, Cipro e Paesi arabi e del Corno d’Africa. Ma è una scommessa piena di incognite.

    Ma l’Europa resta in panchina. L’asse tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan ridisegna sicurezza e connettività ai confini dell’Ue. Così, tra veti interni e l’assenza di una strategia comune, rischiamo di subire l’impatto di decisioni altrui su flussi energetici, commerciali e migratori.

    All’Auditorium Manzoni di Bologna torna la rassegna “Jazz on Symphony” organizzata dal Teatro Comunale. Il 26 settembre il pianista Uri Caine porta in scena uno spettacolo tra gospel, cakewalk e ragtime dedicato a Octavius Catto, attivista afroamericano ucciso nel 1871 a Philadelphia: “La musica è il simbolo delle lotte per i diritti”.

    Questo e molto altro nel nuovo numero del settimanale The Post Internazionale in edicola da domani e disponibile già da ora nella versione digitale. Continua a leggere sul settimanale The Post Internazionale-TPI: clicca qui.
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