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    I super stipendi dei manager della “Sport e Salute” Spa voluta da Giorgetti

    Credit: ansa foto

    La società voluta dal leghista Giorgetti ha preso il posto di Coni Servizi. Sul terzo numero del nostro settimanale raccontiamo come solo i cinque top manager ci costano oltre un milione l’anno

    Di Stefano Iannaccone
    Pubblicato il 4 Ott. 2021 alle 14:48 Aggiornato il 7 Ott. 2021 alle 09:59

    Oltre un milione di euro di lauti stipendi per pochi manager. I mister 200mila euro all’anno in una struttura parallela e, allo stesso tempo, in strisciante conflitto con il Coni. Ma di sicuro con profili dirigenziali molto trasversali e un legame con la politica difficili da smentire dopo l’ultima sortita della sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali, sulla nomina del direttore generale. Fatto sta che la nuova società Sport e Salute decide come distribuire tanti fondi, a cominciare dai 250 milioni di euro alle federazioni, dalla Figc all’Aci. È l’ennesima società in house del ministero dell’Economia che somma un grande potere, dopo aver raccolto l’eredità della Coni Servizi spa (che era interna al Coni) e una possibilità di spesa interna robusta grazie agli 88 milioni di euro garantiti dallo Stato, come certifica l’ultimo bilancio.

    Operazione Giorgetti

    L’operazione ha una matrice politica: è stata voluta da Giancarlo Giorgetti, quando era sottosegretario alla presidenza con delega allo Sport nel governo gialloverde, per battagliare con il capo del Comitato olimpico, Giovanni Malagò. Se le quote azionarie sono del Mef, però, il referente politico è il delegato allo Sport, sia ministro o sottosegretario. Nel caso specifico l’ex schermitrice Vezzali. Dalla precedente struttura del Coni Servizi, Sport e Salute ha ereditato vari dirigenti, compresi gli stipendi. Solo che, grazie allo svincolamento dal Comitato olimpico, ha assunto nuove risorse. Garantendo eccellenti compensi.

    Tra i titolari di incarichi di vertice alcuni percepiscono più di 200mila euro all’anno. Dal responsabile sviluppo tecnologico, Stefano D’Albora, al neo-direttore generale, Diego Nepi Molineris, noto anche come “il sindaco del Foro italico”, passando per altre figure, cinque manager assorbono più di un milione di euro. Tra gli ultimi arrivi, nel 2020, figura il nuovo capo ufficio stampa, Goffredo De Marchis, storica firma politica di Repubblica. Chi grava poco sul bilancio è invece il consiglio di amministrazione: l’amministratore delegato Vito Cozzoli, ex capo di gabinetto di Luigi Di Maio nel primo governo Conte. Nel cda siedono al suo fianco Simona Vittoriana Cassarà e Francesco Landi per un compenso di 16mila euro all’anno. Ma cos’è Sport e Salute? La riforma voluta da Giorgetti puntava a creare «un meccanismo automatico e indipendente dalla volontà politica» per la gestione dello sport. Il compito principale, come si legge nello statuto, è di provvedere «all’erogazione dei contributi per l’attività sportiva da destinare alle Federazioni» e al «riparto delle risorse, da qualificare quali contributi pubblici». Tanto per rendere l’idea, Sport e Salute ha gestito nell’ultimo anno un miliardo e 200 milioni di risorse. In questa cifra è contenuto anche il finanziamento di circa 250 milioni alle federazioni sportive. E, manco a dirlo, quella che ne beneficia di più è la Figc (Federazione italiana giuoco calcio).

    Il nuovo direttore

    Ma se la motivazione ufficiale per la nascita di Sport e Salute è quella di una maggiore autonomia, nei fatti il legame con la politica è stato confermato dall’attuale sottosegretaria sulla nomina, ratificata il 9 settembre, di Diego Nepi Molineris come direttore generale. «Ho fortemente voluto e caldeggiato questa scelta», ha dichiarato la sottosegretaria allo Sport, Vezzali.

    Da Palazzo Chigi l’assegnazione dell’incarico è stata osservato speciale, caldeggiata appunto dall’ex campionessa olimpica. Nepi Molineris è una figura nota nell’ambito: era già responsabile degli affari legislativi e direttore marketing di Coni Servizi. Tanti compiti, ma sicuramente ben retribuiti: il totale del compenso ammonta a 212mila euro annui, suddivisi in 177mila di componente fissa e oltre 35mila di parte variabile. Il dg è un campione di incarichi: è direttore operativo degli Internazionali di tennis di Roma, da qui il soprannome di “sindaco” del Foro Italico (per 9 anni, fino al 2014, è stato anche direttore degli impianti sportivi e del Parco Foro Italico) ed è direttore dell’evento di equitazione Piazza di Siena, che si svolge a Roma, nella cornice di Villa Borghese. E in precedenza? Nepi Molineris si era occupato, dal 2002 al 2005, di trasporti nelle vesti di responsabile della Gestione commerciale di Grandi Stazioni, società del Gruppo Ferrovie, attraversando le gestioni di Giancarlo Cimoli e, in parte, di Elio Catania. Ma si tratta del passato, oggi Nepi Molineris è il direttore generale di Sport e salute che ha messo d’accordo tutti. E rendendo felice Vezzali. Ma, appunto, si tratta di una figura “storica”.

    Le altre figure

    C’è chi è invece approdato alla dirigenza molto più di recente: è il caso di Riccardo Meloni, chiamato a sovrintendere le risorse umane e la voce “scuola dello sport”, una delle più importanti. Anche per lui una faticaccia ben ristorata dai 234mila euro di stipendio (di cui 195mila di componente fissa). L’assunzione risale al maggio 2019, appena entrata

    in vigore la riforma. Meloni è planato sul mondo sportivo dopo un’esperienza manageriale esterna, seppure gomito a gomito con il potere. Dopo la trafila in Finmeccanica (iniziata nel 2001), diventata Leonardo, è arrivato in Telecom nel 2018, passando dalla gestione di Amos Genish a quella di Luigi Gubitosi.

    Tra i nuovi arrivi c’è poi il responsabile dello sviluppo tecnologico, Stefano D’Albora, mr. spending review dell’Ict al Comune di Roma durante la giunta Alemanno. Nel dettaglio D’Albora era responsabile delle «manovre di consolidamento e razionalizzazione degli asset, permettendo il conseguimento degli obiettivi strategici e di bilancio dell’ente». Arrivato Ignazio Marino al Campidoglio, è durato poco: nel 2014 ha cessato il mandato.

    In precedenza D’Albora era stato nell’alveo di Poste italiane, come componente dei consigli di amministrazione delle Società Uptime e Poste Voice, durante la gestione di Massimo Sarmi, manager in quegli anni vicino all’Alleanza nazionale di Gianfranco Fini. In seguito l’esperto in tecnologie è passato alla società di consulenza Deloitte, quindi è arrivata la chiamata a Sport e Salute per una remunerazione di 208mila euro, ripartiti tra 160mila di componente fissa e 48mila di variabile. Sullo stesso livello salariale c’è Valeria Panzironi, che è presente dal 2013 nell’organigramma, occupandosi di affari legali. In passato ha lavorato per la Fondazione Cinema per Roma, creatura dell’esponente del Pd, Goffredo Bettini, e ha collaborato con il Mise, nel secondo governo Prodi, quando il ministro era Pier Luigi Bersani. Successivamente ha gravitato nel Nens, il centro studi diretto dall’ex ministro, di rito bersaniano, Ignazio Visco.

    Ma uno dei profili più potenti, tra i più pagati, è Fabrizio Raymondi, responsabile del finanziamento agli organismi sportivi di Sport e Salute. Una vera autorità nella società. Dal 2004, infatti, era in Coni Servizi con il ruolo di direttore amministrazione, finanza e controllo. La mansione gli vale uno stipendio complessivo di oltre 228mila euro all’anno, con 190mila di componente fissa. Perché lo sport e la salute necessitano anche di buoni stipendi.

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