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    Suicidio nel carcere di Rebibbia, detenuto si impicca in cella: sarebbe uscito tra 6 mesi

    Di Giovanni Macchi
    Pubblicato il 21 Dic. 2022 alle 13:08 Aggiornato il 21 Dic. 2022 alle 13:09

    Suicidio nel carcere di Rebibbia, a Roma: un uomo di 30 anni si è tolto la vita in cella a sei mesi dalla fine della pena da scontare. Il detenuto, di origini bengalesi, aveva già trascorso un anno e mezzo di reclusione per concorso in rapina.

    Dopo la sentenza di primo grado era stato rilasciato, ma poi in appello era stato condotto nuovamente in cella per un residuo di pena. A luglio sarebbe uscito definitivamente.

    Il suo è l’82esimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno in Italia, un dato che negli ultimi 10 anni non è mai stato così alto. A riportarlo il Garante delle persone private della libertà personale, che già a inizio mese aveva provato a far suonare l’allarme.

    Il report, che tiene conto del periodo da gennaio a novembre 2022, fa notare come su 79 casi di suicidio rilevati ben 33 riguardano persone con fragilità personali o sociali, ad esempio individui senza fissa dimora o persone con disagio psichico.

    La stragrande maggioranza dei detenuti che decide di togliersi la vita in carcere è di sesso maschile: 74 uomini contro 5 donne, il dato.

    “Troppo breve è stata in molti casi la permanenza all’interno del carcere, troppo frequenti sono anche i casi di persone che presto sarebbero uscite”, puntualizza il rapporto.

    Negli ultimi dieci anni all’interno degli istituti penitenziari nazionali si sono verificati almeno 583 suicidi, di persone di età compresa tra i 18 anni e gli 83 anni: circa la metà era ancora in attesa di una sentenza definitiva.

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