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    Rula Jebreal: “In Italia la disparità di genere è un’emergenza nazionale come il Covid-19”

    Di Marta Vigneri
    Pubblicato il 8 Giu. 2021 alle 20:16 Aggiornato il 8 Giu. 2021 alle 20:29

    La discriminazione delle donne è una “questione urgente, fondamentale, che va approfondita e risolta ora, non fra cent’anni”: così Rula Jebreal in un’intervista all’Ansa. Secondo la giornalista, che ha di recente pubblicato con Longanesi il libro “Il cambiamento che meritiamo“, un manifesto contro la violenza sulle donne, è urgente che anche in Italia si prendano posizioni forti sulla parità di genere e si mostri un impegno maggiore per favorire l’inclusione e restare al passo con gli altri Paesi europei progressisti, come la Svezia o la Finlandia. Che sulla parità di genere sono i “primi in assoluto”.

    “Quello che viene fatto non è sufficiente, non è adeguato ai tempi che viviamo, al XXI secolo, ma soprattutto non è adeguato al passo dell’Europa. Non possiamo più aspettare. Questa è una emergenza come lo è questa pandemia di Covid 19. È talmente pericolosa che centinaia di donne muoiono ogni anno uccise da un uomo che professava di amarle. Centinaia di donne vengono picchiate, stuprate, molestate e oltre a questo siamo pure escluse. Mi piacerebbe pensare che gli uomini siano ancora più arrabbiati di noi, che nessun uomo voglia che le proprie figlie, mogli, sorelle e mamme vengano trattate in quel modo”, afferma Jebreal, che a maggio scorso ha rifiutato di partecipare a una puntata di “Propaganda Live“, a cui era stata invitata per commentare gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente, in quanto quella sera sarebbe stata l’unica donna.

    Per la giornalista palestinese nata ad Haifa e cresciuta tra Gerusalemme e Bologna, che ora vive negli Stati Uniti, “i numeri riflettono una realtà”. “Non siamo meno competenti degli uomini ma più escluse” dice. Sulla scomparsa di Saman Abbas, la diciottenne pachistana che viveva a Novellara, nella Bassa Reggiana, che si teme sia stata uccisa dalla famiglia per essersi opposta a un matrimonio combinato, osserva: “In questo caso si tratta di una banda di criminali e bisogna trattarli da criminali. Non accettiamo generalizzazioni e nemmeno punizioni collettive. Questi casi vanno giudicati individualmente. Per cui a chi pensa sia una cosa legata a una cultura dico stiamo attenti a generalizzare perché facendo così apriamo la porta a qualcun altro che generalizzerà contro di noi. Le generalizzazioni creano sempre stereotipi negativi”, aggiunge Jebreal.

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