“Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia”. Lo ha detto Carmelo Cinturrino, il poliziotto 42enne arrestato per aver ucciso con un colpo di pistola il pusher di 28 anni Abderrahim Mansouri nel bosco dia Rogoredo, quartiere alla periferia sud-est di Milano.
Le parole dell’agente – indagato per omicidio volontario – sono state riferite dal suo legale, l’avvocato Piero Porciani, all’ingresso nel carcere di San Vittore, dove oggi – martedì 24 febbraio – è in programma l’interrogatorio davanti al gip per la convalida del fermo.
Il difensore ha spiegato che il suo assistito è “triste, pentito di quello che ha fatto” e ha aggiunto che sia lui che la madre “sono andati a pregare in chiesa”, anche per la vittima. Secondo Porciani, Cinturrino “ha sparato perché aveva paura”. “Quello che ha fatto dopo – ha aggiunto l’avvocato – lo sappiamo tutti: è stato un errore”. Ma il legale ha assicurato che l’assistente capo della Polizia “non ha mai preso un centesimo da nessuno”.
L’arresto dell’agente è scattato ieri, circa un mese dopo l’uccisione di Mansouri. Fin da subito il poliziotto aveva sostenuto di aver sparato per legittima difesa, dato che credeva che lo spacciatore di droga gli avesse puntato contro una pistola, che poi si è rivelata essere un’arma a salve. Ma le indagini della Procura di Milano – basate su testimonianze, interrogatori, analisi dei telefoni e dei filmati delle telecamere – hanno fatto emergere una ricostruzione dei fatti completamente diversa: Mansouri non aveva con sé nessuna pistola, quella ritrovata vicino al suo cadavere sarebbe stata posizionata lì in un secondo momento. Inoltre, i soccorsi sono stati chiamati 23 minuti dopo il momento dello sparo, un lasso di tempo che potrebbe essere stato utilizzato per modificare la scena dell’omicidio e depistare le indagini.
Oltre a Cinturrino, altri quattro agenti sono indagati per favoreggiamento. Uno di questi ha riferito che quella notte fu mandato dal collega a recuperare uno zaino nel commissariato di via Quintiliano, ma sostiene che di non sapere cosa contenesse. Il sospetto degli inquirenti è che all’interno ci fosse la pistola a salve messa vicino a Mansouri
Secondo l’avvocato Porciani, l’arma in effetti “era in quello zaino da qualche tempo” e che il collega di Cinturrino “non poteva non sapere”.
Il legale ha anche risposto alle parole del Capo della Polizia, il prefetto Vittorio Pisani, che ieri ha definito il suo assistito “delinquente”. “Che Cinturrino venga cacciato sono d’accordo – afferma l’avvocato – ma un delinquente non è uno che sbaglia, è uno che delinque. E chi sbaglia paga”.
Leggi l'articolo originale su TPI.it