Si fa sempre più incandescente la polemica a Reggio Emilia legata alla visita in città di un centinaio di docenti di scuole ebraiche. Mentre la delegazione proveniente da Israele – composta 22 insegnanti – è già arrivata in Emilia, quella americana ha annullato il proprio viaggio lamentando un trattamento inaccettabile.
Il Paradigm Project, rete statunitense di scuole ed educatori focalizzata sull’innovazione nell’educazione ebraica, punta il dito contro la presunta richiesta, che sarebbe stata avanzata da parte reggiana, di sottoscrivere una dichiarazione di dissociazione rispetto alle azioni del Governo israeliano.
“Le nostre identità sono state rese pubbliche e i nostri profili social personali e istituzionali sono stati esaminati e presentati come prova del nostro sostegno a Israele e all’Idf”, accusa Pesha Kletenik, responsabile della Manhattan Day School.
I docenti delle scuole ebraiche erano stati invitati a Reggio per partecipare a un programma sull’educazione della prima infanzia organizzato da Reggio Children, società partecipata dal Comune considerata un’eccellenza a livello mondiale nel settore educativo.
La vicenda ha spinto a intervenire anche il presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi: “I metodi e il clima instaurati da certi Comuni emiliani – attacca – mi ricordano molto quelli di Goebbels e quanto scriveva il gerarca fascista Roberto Farinacci, ‘ebrei razza immonda da seppellire in quanto tali’. Non si può chiedere a un cittadino americano, a un docente, a un ebreo di rispondere come ebreo in quanto tale. È la negazione totale dell’inclusione che a parole si dice di voler promuovere. È antisemitismo”. Meghnagi chiede quindi “che l’amministrazione comunale di Reggio Emilia si dimetta”.
Anche il ministro piacentino Tommaso Foti, delegato agli Affari europei e tra i massimi esponenti di Fratelli d’Italia, punta il dito contro il municipio reggiano: “La rinuncia della delegazione di insegnanti ebrei americani alla visita a Reggio Emilia è una vicenda grave che impone una riflessione politica”, osserva. “Una città che si richiama all’inclusione e al dialogo non può permettere che il confronto educativo finisca schiacciato dalle contrapposizioni ideologiche”.
Reggio Children, da parte sua, chiarisce che ai docenti non è stato chiesto in alcun modo di dissociarsi dalle azioni del Governo israeliano, ma solo di firmare la “Carta per una educazione democratica e partecipata”, documento che contiene solo riferimenti di carattere generale alla difesa dei diritti umani, al ripudio della guerra e alla condanna di ogni forma di genocidio.
Il documento è stato elaborato la scorsa settimana proprio sull’onda delle polemiche scoppiate in città per la visita dei rappresentanti delle scuole ebraiche. Nell’area del centrosinistra, M5S, Avs, Cgil e altre associazioni hanno duramente protestato contro l’iniziativa.
Nel testo non vengono citate né Gaza né il governo di Benjamin Netanyahu. E soprattutto, non compare la frase, riportata da vari media internazionali di ispirazione ebraica, “Prendo le distanze dall’occupazione di Gaza e dalla violazione dei diritti dei bambini e degli esseri umani nei territori occupati e in ogni altra parte del mondo”.
Secondo quanto ricostruisce il Resto del Carlino, la richiesta di dissociarsi dalle azioni di Netanyahu sarebbe arrivata ai docenti ebraici tramite canali informali da parte di alcuni genitori e di una parte del personale scolastico che fa parte della Consulta Infanzia Città.
Il sindaco di Reggio Marco Massari si difende: “Le dichiarazioni del presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ci sorprendono”, dice. “Respingiamo con fermezza le accuse di antisemitismo rivolte al Comune di Reggio Emilia, che non corrispondono in alcun modo ai nostri valori, alla nostra storia e alle ragioni del nostro impegno educativo. Ci auguriamo che queste parole siano frutto di informazioni non complete e che sia possibile chiarire ogni equivoco. Ci sembra importante – conclude il sindaco – non confondere una richiesta di tutela dei diritti dei bambini con una discriminazione su base religiosa o etnica”.
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