A Reggio Emilia è scoppiata una bufera politica nel centrosinistra per la visita in città di un centinaio di insegnanti di scuole ebraiche. Dall’11 al 16 ottobre i docenti – la maggior parte dei quali arriverà dagli Stati Uniti – saranno ospiti del Centro internazionale Loris Malaguzzi, un’eccellenza mondiale nell’educazione della prima infanzia, struttura gestita dalla Reggio Children, società partecipata dal Comune. Ma l’iniziativa sta creando polemiche in città.
Alcuni attivisti pro-Pal hanno organizzato una manifestazione in piazzale Europa al grido di “Fuori il sionismo dalle scuole”. E anche la maggioranza che sostiene il sindaco del Pd Marco Massari è divisa. M5S e Avs hanno espressamente chiesto all’Amministrazione di fermare la visita. E anche la Cgil provinciale si è schierata contro.
Per il sindacato, c’è “un tema di opportunità e di coerenza” con la posizione assunta da Reggio Emilia nell’ultimo anno. “Di fronte a decine di migliaia di vittime innocenti, tra cui un numero drammaticamente elevato di bambini – scrive la Cgil – non possono esistere zone franche. Chi si rende responsabile di violazioni del diritto internazionale e umanitario deve essere isolato. Se non si riesce a farlo sul piano politico ed economico, occorre interrogarsi anche sulle relazioni sul piano culturale, diplomatico e istituzionale”.
Reggio Children, da parte sua, precisa che gli insegnanti in arrivo “non sono dirigenti né rappresentanti di istituzioni e di scuole”. “Reggio Children – si legge in una nota della società, che nei mesi scorsi ha accolto in città anche la principessa Kate Middleton – non accoglie scuole: accoglie persone”. “Il dialogo con chi arriva da Paesi in guerra non si interrompe – prosegue il comunicato – ma si fonda su principi espliciti e sottoscritti. Tra questi, l’impegno a tenere le scuole fuori da ogni militarizzazione. L’auspicio è che il tema delle democrazie, al plurale, torni a interrogare anche noi”.
Anche l’Amministrazione comunale è intervenuta nella vicenda. “Chi è accolto a Reggio per conoscere il nostro approccio educativo aderisce a un impegno: ripudiare la guerra e tenere le scuole fuori da ogni militarizzazione”, afferma l’assessora alle Politiche Educative, Marwa Mahmoud.
“Reggio Emilia – sottolinea l’assessora – ha costruito la propria storia sull’educazione e sui diritti delle bambine e dei bambini. In questi decenni abbiamo continuato ad accogliere insegnanti, educatrici e pedagogiste ed esperienze da diversi luoghi del mondo, anche con valori differenti dai nostri, con la convinzione che mostrare un altro modo di accompagnare i bambini nella loro crescita possa essere molto più utile di chiudere le porte”.
“Reggio Children – aggiunge Mahmoud – non intrattiene attualmente collaborazioni con istituzioni israeliane, avendo sospeso alcune proposte giunte negli ultimi anni per effettuare tutte le verifiche necessarie. Al contrario, l’impegno attivo si muove in direzione della pace e del dialogo attraverso collaborazioni con il Parents Circle, che riunisce famiglie israeliane e palestinesi colpite dal lutto e impegnate nella riconciliazione, e con la città gemella di Beit Jala, in Cisgiordania”.
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