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    “Io licenziata perché transessuale”: la denuncia della prof allontanata da scuola dopo sole 2 settimane

    Giovanna Cristina Vivinetto. Credit: Facebook
    Di Cristiana Mastronicola
    Pubblicato il 16 Ott. 2019 alle 08:36 Aggiornato il 16 Ott. 2019 alle 11:36

    Una professoressa licenziata perché transessuale

    Una professoressa di Roma sarebbe stata licenziata perché transessuale. A denunciarlo è la docente stessa, che, in un lungo post su Facebook apparso nelle ultime ore, ha spiegato quanto accaduto.

    25 anni, poetessa, vincitrice del “Premio Viareggio”, Giovanna Cristina Vivinetto è stata assunta e licenziata nel giro di poche settimane e appena due di servizio in un istituto paritario romano.

    Alla base del licenziamento motivazioni non valide, secondo la giovane docente, che nasconderebbero la verità: il problema sarebbe il suo essere transessuale.

    “Il fatto è questo: dopo appena due settimane di servizio, ieri la scuola paritaria che mi ha assunta mi ha licenziata in tronco, con motivazioni confuse, nebulose e, in sostanza, poco credibili. L’antefatto: prima di essere assunta, c’era stato un serrato confronto tra la preside (che non mi voleva e che mi ha licenziata) e la proprietaria della scuola (che invece puntava sulla mia assunzione e fino a ieri è stata indecisa se tenermi ancora)”, inizia a scrivere su Facebook la docente.

    Poi la professoressa elenca le motivazioni che hanno portato la dirigente scolastica alla decisione di licenziare Giovanna Cristina Vivinetto dal suo ruolo di docente di letteratura italiana al triennio del liceo romano.

    Il post della prof su Facebook

    “Ho preso tre giorni di malattia la scorsa settimana per una forte tonsillite batterica con febbre a 39. Durante questi tre giorni di assenza, dice la preside, i ragazzi e i genitori “hanno trovato il coraggio” e sono andati a lamentarsi. Tra tutti i docenti, proprio di me e per le seguenti problematiche: 1) sono indietro col programma; 2) spiego troppo velocemente (contraddizione con il primo punto); 3) quando spiego sembro confusa e insicura, a tal punto che non si capisce dove voglia andare a parare; 4) non riesco a farmi rispettare dai ragazzi; 5) le mie spiegazioni sconfinano su argomenti non attinenti al programma; 6) non riesco a fare presa ed essere coinvolgente; 7) non ho la tempra del docente perché, per “vocazione”, sono una poeta tout court; 8) la mia forma mentis è troppo ‘da scrittore e letterato’ e poco da docente, e questo significa che ‘da artista’ quale sono, le mie spiegazioni sono improntate a cose che non hanno attinenza con la realtà, ma a voli pindarici tipici degli artisti lunatici e imprevedibili”, spiega la prof su Facebook.

    Tutto questo, per la giovane docente, non regge. Anche perché in quelle due settimane di contatto con i suoi alunni, la professoressa è riuscita a instaurare un ottimo rapporto. “I ragazzi in classe mi hanno sempre riferito tutt’altro, giudizi entusiastici del tipo: ‘Prof., che bello rivederla oggi! È proprio un piacere’ o ‘È la nostra docente preferita perché riesce a spiegare bene risultando molto simpatica’, oppure, a fine lezione, ‘Che belle le sue spiegazioni!’. Ma quando ho fatto presenti queste impressioni, mi è stato detto: ‘Giovanna, i ragazzi sono infami, ti dicono una cosa e poi a noi vengono a dirne un’altra: non devi mai credergli’. Eppure in due settimane i ragazzi venivano da me per confidarmi i loro problemi, gli eventi di ‘bullismo’ dentro la scuola, i loro desideri e aspirazioni. Volevano leggere le mie poesie, scriverne di loro pugno. Uno di loro è venuto a portarmi il suo prezioso quaderno con tutte le sue poesie scritte a mano. Un altro ha preso coraggio e ha letto in classe una sua poesia ‘che aveva vinto un concorso'”, si legge ancora nel post della professoressa​.

    No, secondo la giovane docente, le motivazioni sarebbero altre: “Credo in sostanza che le motivazioni di questo gesto, ai miei occhi imprevisto, ingiustificato e imprevedibile, risiedano altrove, ma non voglio indagare questo altrove. Probabilmente a loro è pesata la mia assenza per malattia, dal momento che una scuola privata spesso sfrutta e non guarda in faccia nessuno (ieri mattina c’era già la nuova docente a sostituirmi). Probabilmente c’entra il fatto che io sia una donna transessuale, e questo sarebbe già molto più triste e ingiusto. E non voglio pensarci”.

    E conclude: “Resta che mi spiace e che la serietà e la professionalità per assurdo non si trovano in quei luoghi dove dovrebbero essere date per scontate perché da lì passa la cosa più preziosa che abbiamo, il nostro futuro”.

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