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    “Da 4 anni ospito migranti a casa mia, ora mi candido alle europee: voglio svegliare gli italiani”. Parla a TPI il prof. Calò

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 8 Apr. 2019 alle 13:05 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:40

    L’ha battezzato Modello 6+6×6 e nasce da una esperienza concreta che dura ormai da quattro anni. Si tratta di un modello elaborato da Antonio Silvio Calò, professore di Treviso, a partire dalla decisione di accogliere nella propria famiglia di sei persone sei profughi provenienti dal sub-Sahara raddoppiando così il numero dei suoi componenti.

    Tre anni fa il presidente Sergio Mattarella aveva insignito lui e la moglie del titolo di ufficiali al merito della Repubblica.

    L’esperienza, nata in un contesto domestico, si è presto trasformata in un laboratorio fino ad assumere la forma di un modello la cui applicazione potrebbe trovare ampia diffusione: si inserisce un nucleo di 6 richiedenti asilo in una comunità di cinquemila persone. Questo rapporto 6:5000 vuol dire che solo in Italia, se si vuole, si possono inserire qualcosa come 72mila immigrati, in Europa almeno 600mila.

    Un messaggio per il governo italiano, e per gli esecutivi degli altri Ventisette, incapaci fin qui di trovare una quadra al fenomeno dei flussi. Ora l’ideatore di questo modello annuncia che si candiderà alle elezioni europee con il Partito Democratico e racconta le sue idee a TPI.

    Come mai ha deciso di scendere in campo?

    Per me è fondamentale in questo periodo schierarsi, prendere una posizione. Questo è il momento del coraggio, di metterci la faccia. La situazione è grave, al di là delle fanfaronate e bugie che ci raccontano, c’è un dato reale: questi signori che ci governano non sono in grado di farlo. Vivono in una perenne campagna elettorale basata sul falso, sulla cattiveria. Su rancore e paura. Non c’è futuro.

    Dicono di essere per gli italiani, stanno distruggendo l’Italia e gli italiani. Io sto vivendo un’esperienza straordinaria che sul piano civile sta arrivando all’obiettivo. I ragazzi che ho ospitato andranno via da casa, hanno trovato un lavoro, sono autonomi. Spero che questa cosa bella possa essere vissuta da altre persone.

    Sono convinto che il modello 6+6×6 possa funzionare ed essere di aiuto sia per l’Italia che per l’Europa.

    Lei si candida con un partito, il Pd, che al suo interno porta delle contraddizioni e anche delle resposabilità. Quale la sua posizione?

    Bisogna avere il coraggio di guardare le cose con realismo. Oggi come oggi alle europee se vuoi contare devi essere dentro un partito che ti permette di poter vivere certe esperienze e di poter arrivare fino in fondo. In secondo luogo, a me non piace l’idea di essere un don chisciotte, se dovessi occupare un posto di rilevanza mi interessa far pressioni sull’Europa con degli alleati.

    Nel Pd non tutti la pensano come lei sul tema immigrazione, pensiamo a Calenda per esempio.

    Queste sono le voci del Pd, tutti i grandi partiti hanno sempre avuto più voci. Questo pluarismo non deve essere visto come un freno, ma come una ricchezza.

    In questo momento storico, bisogna avere il coraggio di essere uniti, indipendentemente dalle posizioni. Il “nemico” è fuori. Questo governo, se va avanti così, può portarci tranquillamente verso una dittatura.

    Come gestirà la sua comunicazione nell’epoca degli haters? Considerando anche la sua esperienza.

    La cosa più importante è saper ascoltare gli altri. Ho sempre invitato tutti – bianchi, rossi, verdi, centro, sinistra, destra – a venire a casa mia. Nel momento in cui ci confrontiamo, i problemi vengono fuori per quello che sono. Mi rivolgerò a tutti in modo sereno, parlando di una testimonianza concreta, di cose già fatte. Vorrei sapere quante di queste persone possono parlare in ordine a esperienze dirette.

    In forza di queste esperienze dirette, bisogna riuscire a essere propositivi e avviare una risoluzione a certi problemi, consapevoli della complessità.

    Gli italiani sono stanchi di certi discorsi.

    Il problema è che agli italiani non possiamo sempre raccontare un’infinità di bugie, accetto che si possa parlare con la pancia a chi non ha il tempo manteriale per informarsi, per una riflessione altra. Mi rendo conto che non c’è questo spazio, il lavoro è diventato talmente olistico che quando arrivi a casa sei talmente stanco che non hai la forza di fare nulla.

    Io me la prendo con chi sta sopra, con chi governa. Chi governa non può dire falsità, sapendo di dirle.

    La conoscenza è doverosa per chi comanda. Chi si schiera con questi signori non dedica neanche cinque minuti all’informazione.

    Come porterà avanti la sua candidatura?

    Oggi si sta creando il famoso sontro nemico-amico, ma queste cose sono da deboli. Le persone che stanno urlando, che minacciano, che insultano, che disprezzano, sono persone deboli. Il signor Salvini è un debole. Di Maio è debole. Per essere forti bisogna avere il coraggio del confronto, mentre loro sfuggono sempre al confronto. Sulla realtà, non sulla falsità.

    Qual è il suo proposito?

    Voglio essere qualcosa di nuovo, tornare alla realtà. Questo è un incantesimo, loro fanno di tutto perché restino tutti storditi da questo incantesimo. Io vorrei svegliare gli italiani, parlando di cose buone e belle. Dobbiamo sempre vivere a muso duro? Questa non è l’Italia. Ci stanno vendendo un’Italia che non è così.

    Dobbiamo fare delle proposte concrete e possibili, il modello 6+6×6 si può fare in ogni comune. Manca la volontà politica e se io scendo nell’agorà politico è anche per questo motivo.

    Ho avuto tantissimo dalla vita e sento di voler restituire qualcosa, affinché i miei figli, i miei nipoti, i miei studenti possano vivere quello che ho vissuto io. In forza delle mie esperienze, vorrei che altre persone potessero vivere quello che ho vissuto io con i ragazzi che ho accolto. Voglio dare una speranza, una visione. Stiamo vivendo l’epoca dell’interesse dell’oggi e basta. Questa è una responsabilità di tutti, incapaci di guardare oltre.

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