Parla la preside dell’11enne che ha partecipato alle violenze di Milano, in cui numerosi negozi sono stati vandalizzati e saccheggiati. La donna, dirigente di un istituto comprensivo del quartiere Barona, dove il ragazzino vive, afferma al Corriere della Sera di aver riconosciuto l’alunno dai suoi “occhi, bellissimi, sono inconfondibili”. Il giorno seguente gli scontri, il bambino si è presentato a scuola “come se il giorno prima non fosse accaduto nulla”. Dopo essere stato identificato dai carabinieri, la preside ora racconta che a scuola c’è “uno scoramento generale” con i “docenti che piangevano per il senso di impotenza della scuola, di fronte a dinamiche estranee”. La dirigente racconta di aver parlato ai ragazzi sottolineando che “c’è una linea di demarcazione ben netta tra bene e male e che chi ruba commette un reato, che porta a conseguenze importanti. Anche penali”.
“È uno dei momenti più brutti che ho vissuto nella mia carriera” dichiara la preside. E sul perché l’11enne abbia partecipato alla devastazione, la donna precisa che glielo chiederanno “i suoi docenti di riferimento, nei prossimi giorni. Non so se ci risponderà”. I compagni, intanto, “si sono spaventati” e la dirigente sottolinea: “Temiamo che il vedersi famoso sui social sia controproducente per lui e non comprenda”. La preside, poi, ripercorre l’arrivo dell’11enne nella scuola, avvenuto quattro anni fa quando il ragazzino è arrivato dal Marocco: “Non è chiaro se in Marocco frequentasse regolarmente la scuola. Accanto ai corsi di alfabetizzazione, dalla prima media è stato avviato per lui un progetto educativo personalizzato”.
Parla di un bambino con delle “fragilità” che “non parla bene in italiano” e “fatica a stare in classe tutte le ore”. Nonostante questo, però, l’11enne non si è mai reso protagonista di “vandalismi o rissa, frequenta con piacere ed è molto legato ai suoi insegnanti di riferimento, quelli che lo seguono anche in rapporto uno a uno”. Il giovane, secondo la dirigente, è “un ragazzino bellissimo e dolcissimo, ma che, diciamo noi, ‘gioca in un altro campionato’, che non è quello dei ragazzi della sua età”. Ora, il bambino “proseguirà il suo programma didattico rinforzato, ma rimanendo fuori dalla classe. La scuola ha fatto di tutto, da parte nostra c’è stata grande volontà di aiuto e ausilio. Ora continueremo”.