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    La difesa di Bossetti: “Trovate tracce di sperma sui vestiti di Yara”

    I legali sostengono di aver trovato tra i reperti delle foto di test positivi ma catalogati come negativi. Il 5 ottobre il Tribunale di Bergamo si esprimerà sulla richiesta di poter fare nuovi accertamenti

    Di Giovanni Macchi
    Pubblicato il 25 Set. 2026 alle 11:35

    C’è un possibile colpo di scena nel caso Yara Gambirasio. Gli avvocati di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva nel 2018 per l’omicidio della tredicenne di Brembate Sopra, hanno trovato tra i reperti dell’indagine alcune foto che mostrano dei tamponi  per rilevare la presenza di liquido seminale sul giubbotto e sulla felpa della vittima: secondo i legali, quei test, catalogati come negativi, avevano dato invece esito positivo.

    La notizia è stata data in anteprima dal programma tv Le Iene, in onda su Italia 1. La difesa di Bossetti spera di riuscire a confermare la presenza di sperma sugli indumenti di Yara e a dimostrare che non si tratta di liquido del proprio assistito. In tal caso si farebbe più che concreta la possibilità di riaprire il caso, come avvenuto per il delitto di Garlasco.

    Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno avuto accesso per la prima volta ai reperti d’indagine nel febbraio del 2025, undici anni dopo l’arresto di Bossetti e otto anni dopo che la sua condanna è diventata definitiva.

    Tra il materiale esaminato, i legali hanno notato delle foto in alta risoluzione che ritraevano l’esito di test rapidi antigeni-anticorpo che, a loro avviso, avevano dato esito positivi al liquido seminale, ma che erano stati indicati nei documenti come negativi. I campioni erano stati prelevati sul giubbotto e sulla felpa della vittima.

    La positività dei test è sostenuta anche dal genetista Marzio Capra, ex vicecomandante dei Ris e consulente della difesa di Bossetti. Secondo il professionista, siamo davanti a una positività debole, il che è però del tutto “coerente con un reperto rimasto per tre mesi all’aperto, esposto a pioggia, gelo e intemperie”. Al contrario, in altri test presenti tra i reperti, fa notare Capra, “è stata attribuita una positività certa o debole dove si vede chiaramente che non c’è”.

    I test fotografati non sono più presenti tra il materiale repertato, ma gli indumenti dai quali furono prelevati i campioni sì. “Per noi è fondamentale ripetere ed approfondire questi test”, spiega il genetista della difesa: “Oggi – sottolinea – disponiamo di strumenti tecnologici più precisi e sensibili rispetto al passato, capaci di dare risposte a domande che all’epoca nessuno si è posto”.

    Lo scorso gli avvocati di Bossetti hanno chiesto al Tribunale di Bergamo di poter fare accertamenti tecnico-scientifici sui reperti e sui campioni biologici ancora esistenti. Il verdetto è atteso per il prossimo 5 ottobre.

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