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    Napoli, il centro sociale Gridas rischia lo sgombero: “Chiediamo un incontro a Fico”

    L'associazione culturale è attiva a Scampia da 45 anni con laboratori artistici e con il famoso Carnevale Sociale che ha "contagiato" anche altre periferie difficili della città. Ma per la Corte d'Appello occupa abusivamente locali di proprietà dell'agenzia regionale Acer. Appello al governatore e al Comune anche dal mondo della cultura. Intanto un docu-film tiene alta l'attenzione sulla vicenda

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 5 Feb. 2026 alle 10:31

    «Noi siamo contro la violenza. Scene come quella del poliziotto preso a martellate a Torino sono un danno per la maggioranza che manifesta pacificamente. Lo vede? Si finisce per parlare solo di quello e passa in secondo in piano la causa per cui decine di migliaia di persone sono scese in piazza».

    Mirella La Magna ha 86 anni, ma la sua mente è brillante come quella di una trentenne. È categorica nel condannare i violenti che hanno rovinato il corteo in difesa del centro sociale Askatasuna, a Torino. «Ma io – puntualizza – di manifestazioni ne ho fatte, c’ero anche al G8 di Genova nel 2001, e so bene che di solito i violenti sono infiltrati dall’esterno».

    La Magna di centri sociali se ne intende. La seconda metà della sua vita l’ha dedicata anema e core all’associazione culturale Gridas, nella difficile periferia di Scampia, a Napoli. Correva l’anno 1981, quando lei – insegnante di latino e greco – e il marito – l’artista Felice Pignataro – fondarono questo centro sociale, scegliendo come nome l’acronimo di “Gruppo Risveglio dal Sonno”.

    Oggi la loro creatura è a rischio sgombero. Il timore è quello di essere cacciati, come è stato per l’Askatasuna a Torino e, prima ancora, per il Leoncavallo a Milano.

    Una sentenza emanata lo scorso novembre dalla Corte d’Appello partenopea stabilisce che l’associazione occupa abusivamente l’immobile di via Monterosa dove da 45 anni si usa l’arte come leva per l’aggregazione sociale e per promuovere un cambiamento culturale.

    I locali sono di proprietà dell’Acer, l’agenzia di edilizia residenziale della Regione Campania. Dallo scorso dicembre la Regione è presieduta dal pentastellato Roberto Fico. «Gli abbiamo chiesto un incontro. Aspettiamo una risposta», dice La Magna a TPI. «Ma io ho fiducia!», aggiunge con una voce squillante e un sorriso pieno di vitalità.

    I film del Gridas
    In favore del Gridas, alla fine del 2025, è stata lanciata una petizione online sulla piattaforma Change.org. Tra le oltre 3.500 firme raccolte finora ci sono quelle di artisti e intellettuali noti a livello nazionale, come Roberto Saviano, Marisa Laurito, Maurizio De Giovanni, Caparezza.

    Ora a provare a tenere alta l’attenzione sul caso è anche un film-documentario. Si intitola “Napoli Felix” e racconta i Carnevali Sociali che da anni animano diversi quartieri popolari della città: iniziative nate sulla scia del primo grande Carnevale Sociale di Scampia, organizzato proprio dal Gridas a partire dal 1983.

    Fu di Felice Pignataro l’idea di allestire un carnevale di strada, una festa popolare che per un giorno, attraverso la chiave dello sberleffo, ribaltasse gli schemi: il povero che diventa ricco, il maschio che si traveste da femmina, e viceversa. Da Scampia l’iniziativa si è allargata nel corso del tempo ad altre periferie napoletane.

    Il docu-film si concentra in particolare su Soccavo, Materdei e Montesanto, oltre al Gridas. L’opera è stata realizzata dalle attiviste Maria Reitano e Alessia Maturi, anche se loro preferiscono attribuire il merito all’intero Gridas. Le due registe hanno documentato i carnevali di strada napoletani degli ultimi tre anni e tutto il relativo lavoro preparatorio.

    «Si inizia con un momento di critica sociale», spiegano a TPI : «Si discute collettivamente del contesto in cui si vive, di cosa non funziona in città, di cosa si vorrebbe cambiare… Poi si passa a tradurre quelle riflessioni in immagini: attraverso laboratori creativi si dà forma e colore alle idee. Ma c’è anche un aspetto propositivo, perché alla volontà di sovvertire l’esistente si affianca l’immagine dell’alternativa si vorrebbe realizzare». «Il Carnevale – aggiungono Reitano e Maturi – è un prodotto collettivo, frutto di laboratori che durano mesi. È un movimento che porta ogni anno in strada lotte quotidiane collettive, locali e globali, e immagina il mondo alla rovescia, la prefigurazione di una società diversa e possibile».

    Il film – proiettato per la prima volta lo scorso 18 gennaio al Giardino Liberato, nel quartiere Materdei – è stato rilasciato con licenza Creative Commons e messo a disposizione di chi vuole proiettarlo anche in autonomia «a supporto del Gridas e di tutte le lotte di rivendicazione di spazi sociali e culturali nelle città».

    “Napoli Felix” rappresenta una continuazione del precedente “Scampia Felix”, realizzato nel 2017 da Francesco Di Martino, che mostrava i retroscena e l’allestimento del solo Carnevale di Scampia. In entrambi i casi l’aggettivazione “Felix” è un chiaro riferimento a Felice Pignataro, morto nel 2004.

    L’artista continua a vivere, peraltro, nei murales che colorano la sede del Gridas. Nel 2018 la sua opera è stata riconosciuta ufficialmente dal Consiglio comunale di Napoli come «bene comune immateriale della città». A lui è stata dedicata anche, con una proposta partita dal basso, la stazione della metropolitana “FELImetrò”, sulla Linea 1 (fermata Piscinola).

    L’attesissima edizione numero 44 del Carnevale di Scampia si terrà il prossimo 15 febbraio. Il tema scelto è “Sgomberi, paradossi e diritti”. «Il riferimento – precisa La Magna – non è solo alla nostra situazione, ma anche allo sgombero dei palestinesi dalla Striscia di Gaza o alle città, come Napoli, dove non si riesce più a trovare una casa perché si moltiplicano i b&b. E poi, certo, anche agli sgomberi dei centri sociali. Che oggi evidentemente fanno paura».

    Foto di Alessia Maturi

    Breve storia del Gridas
    La storia del Gridas inizia nel 1981. La Magna e suo marito Felice Pignataro erano già attivi nel sociale da una quindicina d’anni. Avevano portato avanti il progetto Scuola 128, un doposcuola popolare per i figli dei “baraccati”: prima nel Campo Arar di Poggioreale, poi nell’allora rione Ises di Secondigliano.

    Dopo il matrimonio, nel 1972, la coppia era andata a vivere in una masseria nella campagna che si apriva a Nord del centro di Napoli. Nel giro di pochi anni il verde lasciò posto al cemento: era il nuovo rione che sarebbe poi diventato Scampia, un quartiere dormitorio, con le famose Vele e quel progetto urbanistico di “città nella città” mai compiutamente realizzato. Fu lì che, insieme ad altri attivisti tra cui Franco Vicario, decisero di dar vita al centro sociale.

    Murale di Felice Pignataro all’ingresso dell’aula consiliare del Comune di Pomigliano d’Arco (Napoli), 2002. Foto di Fedele Salvatore

    «Dovevamo scegliere un nome e optammo per Gruppo Risveglio dal Sonno, un riferimento all’opera “Il sonno della ragione genera mostri” di Francisco Goya», racconta La Magna. «La nostra idea era quella di promuovere una rivoluzione culturale che facesse capire alle persone che essere poveri non è una colpa e che solo mettendosi insieme agli altri si può trasformare la società. Volevamo, e vogliamo tutt’ora, lavorare su un doppio binario: da un lato, rendere la gente comune consapevole dei propri diritti e della forza che si può generare stando uniti; dall’altro, sollecitare le istituzioni a fare il proprio dovere».

    Fin dalla sua nascita, il Gridas trova casa nei locali abbandonati dell’ex centro sociale dell’Ina Casa di Secondigliano (poi Scampia). Proprio così: fin dall’inizio, la destinazione d’uso di questo posto era quella di centro sociale. La proprietà è passata nei decenni dall’Ina Casa allo Iacp e poi da quest’ultimo all’Acer, seguendo le trasformazioni giuridiche degli enti pubblici per le case popolari.

    Il rischio sgombero
    Il Gridas deve fare i conti con l’ipotesi sgombero da una ventina d’anni. Nel 2010 la cacciata fu scongiurata grazie a una potente mobilitazione. Nel 2013 l’associazione – accusata dalla Procura di Napoli del reato di occupazione abusiva di edificio pubblico – fu assolta dal Tribunale «poiché l’elemento psicologico del reato (l’occupazione abusiva) non sussiste».

    Ma due anni dopo, nel 2015, l’Acer ha denunciato il Gridas in sede civile per occupazione senza titolo e nel 2020 il Tribunale civile ha dato ragione all’agenzia regionale. Dopo una sospensiva, lo scorso novembre la Corte d’Appello ha respinto il ricorso del centro sociale e confermato la natura illegale dell’occupazione. Così il rischio sgombero si fa più concreto che mai.

    Dal centro sociale chiedono l’apertura di un tavolo interistituzionale che coinvolga, oltre ad Acer e Regione Campania, anche il Comune di Napoli, che negli scorsi anni si è più volte attivato per trovare una soluzione che mettesse d’accordo tutti. Per il momento, però, tutto tace. Interpellata da TPI, la Regione Campania non ha risposto.

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