La notizia dell’apertura di Kfc (Kentucky Fried Chicken), un noto Fast food specializzato in pollo fritto, in alta quota a Cortina d’Ampezzo (a 2123 metri, nell’area di Monte Faloria-Cristallo) e Madonna di Campiglio (a 1.700 metri, nell’area di Piana di Nambino) – grazie alla collaborazione con “Super G”, l’après-ski gestito dalla società “5Club” – sta facendo molto rumore. In negativo. In tanti, una volta appresa la notizia, hanno protestato. “Una scelta imprenditorialmente sbagliata che danneggia il paese”, ha scritto sui social Gianpietro Ghedina, l’ex sindaco di Cortina d’Ampezzo (in carica dal 2017 al 2022) e attuale consigliere comunale. “Le nostre montagne – ha proseguito – hanno un volto, per unicità della loro bellezza e delle nostre tradizioni. C’è un limite che il mercato, anche la libera iniziativa privata, non dovrebbe mai superare, quello del rispetto per il luogo che la ospita. L’arrivo di KFC al Rifugio Faloria, annunciato per il 5 dicembre in partnership con SuperG, quel limite viene superato”.
L’ex sindaco ha poi aggiunto: “Ridurre il Faloria a un autogrill, significa calpestare l’identità e lo spirito stesso del luogo. Il Faloria è uno dei luoghi simbolo della nostra montagna, il balcone da cui si guarda Cortina, il punto di arrivo di una delle funivie storiche d’Italia, un rifugio che per generazioni ha rappresentato accoglienza, cucina di montagna, identità ampezzana. Agli occhi del mondo Cortina significa unicità, autenticità, eccellenza – le sue parole -. Noi siamo Dolomiti Patrimonio UNESCO, abbiamo la nostra storia, la nostra enogastronomia, i nostri rifugi. Non possiamo presentare come biglietto da visita, proprio nel cuore del nostro comprensorio sciistico, un marchio che rappresenta l’esatto opposto: standardizzazione e consumo veloce”.
Gianpietro Ghedina ha poi concluso: “Una multinazionale del fast food in alta quota è una scelta imprenditorialmente sbagliata perché confonde l’innovazione con l’omologazione. Portare KFC a 2.123 metri non è “avvicinare le nuove generazioni alla montagna”, è portare la montagna verso un modello di consumo al ribasso. L’idea che ovunque nel mondo tu possa mangiare la stessa cosa, allo stesso modo, alla stessa velocità è comodo, è democratico nel prezzo, ma cancella le cucine e le identità locali. Quando la scelta di un privato imprenditore ricade su un bene che è patrimonio collettivo, su un rifugio che vive della sua posizione, della sua storia, del suo rapporto con la comunità e con il territorio, allora quella scelta diventa anche una questione pubblica”.
E a Madonna di Campiglio? Proteste anche lì. Manuela Baldracchi, presidente trentina di Italia Nostra, ha infatti richiamato le responsabilità degli amministratori pubblici nel dare l’assenso a iniziative che ha definito “invasive e avulse dal territorio”.
I promotori dell’iniziativa imprenditoriale hanno invece commentato così: “Crediamo che l’ospitalità debba saper interpretare la pluralità dei suoi pubblici, ampliando le possibilità di scelta e creando nuove occasioni di incontro”, le parole di Andrea Baccuini, fondatore di “Super G”. Cortina e Madonna di Campiglio si inseriscono nel piano di sviluppo che il brand sta realizzando nel 2026 con l’obiettivo di allargare il servizio a 185 ristoranti entro fine anno.
“Abbiamo voluto fortemente questo progetto perché rappresenta perfettamente il modo in cui immaginiamo l’evoluzione di Kfc”, ha invece detto Marzia Farè, del settore marketing di Kfc Italia. “La Gen Z è da sempre uno dei nostri pubblici più affezionati, ma vogliamo continuare ad allargare la community e dialogare anche con un pubblico più trasversale, dalle giovani famiglie agli appassionati della montagna”.