Gino Cecchettin parla della figlia Giulia e parla anche della famiglia di Filippo Turetta, l’assassino di sua figlia. Intervistato dal Corriere della Sera in occasione dell’esposizione dei disegni di Giulia e di altri 40 studenti della Naba, Cecchettin afferma: “Il sorriso più bello che mi abbia regalato è legato alla sua passione per il disegno. Le illuminò il viso quando le dissi che poteva frequentare la scuola per illustratori, anche se studiava Ingegneria”. Il papà della 22enne vittima di femminicio rivela: “A volte basta poco, un oggetto, un ricordo che riaffiora, per sprofondare nel dolore. Stavolta è stato vedere la sua auto: quella che guidava Giulia. Mi capita di parlarle o di volerle dirle qualcosa e subito rendermi conto che non posso”.
Un dolore che riesce ad attenuare grazie alla lettura: “Fino a prima che si ammalasse mia moglie leggevo solo testi motivazionali e tecnici, sulle vendite, sulla carriera. Non sapevo cosa significasse immergersi in un romanzo o in un saggio di psicologia o sociologia. Poi un giorno ho visto Giulia con Jane Austen. ‘Che ci trovi?’, le ho chiesto. L’ho ascoltata. È iniziato tutto lì”. Gino Cecchettin manda anche un messaggio alla famiglia di Filippo Turetta: “I Turetta sono la famiglia dell’assassino, subiscono il giudizio della società, certo la gente non li ferma per strada per abbracciarli o dar loro solidarietà. Credo siano soli, andrebbero aiutati”.