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    I genitori dei minorenni fermati per gli scontri a Milano: “Mio figlio? Un pirla. Gli avrei spaccato la testa”

    Credit: AGF

    Le reazioni dei genitori che sono andati a riprendere i figli in Questura

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 20 Ott. 2026 alle 09:58

    “Mio figlio? Un pirla”: sono alcune delle reazioni dei genitori che sono andati a riprendere i figli minorenni in Questura dopo gli scontri avvenuti a Milano tra il 17 e il 18 ottobre. A raccogliere le voci delle mamme e dei papà in via Fatebenefratelli è il Corriere della Sera. Il quotidiano racconta di una mamma “milanesissima” che lascia la sua Jeep Renegade in divieto di sosta per riabbracciare il figlio. “Venire qua dopo 30 anni in Italia a spaccarmi la schiena tutti i giorni al lavoro” è la reazione del padre che aggiunge: “Sono deluso. Se ha sbagliato, pagherà”.

    “Oggi dovevano andare a scuola. Non so cosa hanno fatto. Mi avevano detto che andavano in Duomo” afferma Ltaief, tunisino arrivato in Italia quattro anni fa, che ha scoperto il fermo del figlio in un video pubblicato su TikTok. “Quando ieri sera sono tornato a casa mio figlio non c’era” è la testimonianza di un padre egiziano: “L’ho chiamato. Mi ha detto che era con gli amici in centro a Milano”. Molti giovani raccontano di non aver fatto niente, di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. “Io non ho fatto nulla. Ero con mio cugino in via Torino. Hanno preso lui, io mi sono avvicinato per capire, e ci sono finito in mezzo”. E ancora: “Eravamo in 28 in cella. Ci hanno dato da bere e da mangiare, ma le coperte non bastavano per tutti. Oggi ci hanno dato un foglio, e basta”.

    Poi c’è un padre italiano che accoglie così il figlio, secondo quanto raccontato da La Repubblica: “Sarei stato contento se ti avessero spaccato la testa, guarda. Te la spaccherei io”. Una signora ucraina racconta di aver saputo del fermo del figlio da un video che le è stato mostrato dal fratello: “Mi ha fatto vedere un video in cui si vedeva che era stato bloccato dalla polizia. Poi mi hanno chiamato dalla questura. Mi hanno spiegato che devo cercargli un avvocato perché ‘andrà in carcere’. E quindi”. E ancora: “Non sapevo fosse venuto a Milano. Ma invece è venuto in centro con gli amici e compagni di classe. Mi aveva chiamato per dirmi che tornava a casa. E invece non è tornato. Ho provato a richiamarlo, ma il suo cellulare era spento. Lui è piccolo ed era la prima volta che veniva a Milano, perché di solito resta in zona. Lui è un bravo ragazzo, si sarà fatto trascinare da amicizie sbagliate. Studia, oggi sarebbe dovuto andare a scuola. E ora, invece, dicono che andrà in carcere”. E ora? “Non lo so. Voglio che stia bene, che torni a casa, che vada a scuola. Non lo so. Voglio solo abbracciarlo, e dirgli di fare la cosa giusta”.

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