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    Mutolo sull’arresto di Matteo Messina Denaro: “Una messa in scena, la trattativa tra Stato e mafia c’è sempre stata”

    Di Marco Nepi
    Pubblicato il 27 Gen. 2023 alle 18:13 Aggiornato il 27 Gen. 2023 alle 18:15

    Anche grazie alle sue dichiarazioni, il pool antimafia della Procura di Palermo coordinato dal procuratore capo Gian Carlo Caselli poté emettere – nel 1993, dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio – cinquantasei ordinanze di custodia cautelare nei confronti di importanti esponenti di Cosa Nostra, tra i quali anche Totò Riina: Gaspare Mutolo, pentito di mafia coinvolto nel Maxiprocesso del capoluogo siciliano, ha parlato dell’arresto di Matteo Messina Denaro, definendolo “una messa in scena”.

    “La cattura è avvenuta con una calma che sembrava una pacificazione – dice all’Adnkronos – io ricordo che nelle catture di questi latitanti, c’è sempre stato un movimento particolare. Mentre per Messina Denaro e per lo spessore criminale che lo ha contraddistinto in quanto imputato nelle stragi e non solo, è sembrata più che altro una messa in scena. Basta vedere le immagini in tv. Insomma, una cattura programmata, per il quieto vivere di quel momento”.

    Quella cattura, arrivata il 16 gennaio scorso nella clinica La Maddalena di Palermo “non è sembrato l’arresto di un mafioso”, nonostante Messina Denaro fosse “uno dei mafiosi più pericolosi al mondo”.

    “Un personaggio del genere – ha spiegato Mutolo – genere cammina solo con la ‘scorta’, con i guardaspalle. Mentre lui era solo con una sola persona accanto. Questo mi lascia un po’ perplesso”.

    Il pentito agita lo spettro di un accordo: “C’è stata, e ci sarà sempre una trattativa tra Stato e mafia. Anche l’esultanza dei carabinieri non era evidente”. Sui covi del boss ritrovati a Campobello di Mazzara non ha dubbi: “Non hanno trovato quello che hanno sperato come l’agenda del povero giudice Paolo Borsellino perché hanno fatto sparire tutto. Forse c’era questo accordo, che Messina Denaro si doveva consegnare e lui avrà fatto sparire tutto. Qualsiasi persona ha qualcosa di compromettente a casa, figuriamoci Messina Denaro”.

    Per il collaboratore, infine, “tutti a Campobello di Mazara sapevano che fosse lui, almeno l’80 per cento delle persone lo sapeva”. E spiega il motivo: “Io, quando sono stato latitante e stavo a 300 metri da casa mia, in zona lo sapevano tutti. Figuriamoci se non lo sapevano i vicini di Messina Denaro…”.

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