La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori ha convocato il fotografo Marco Accetti e la sua ex compagna Ornella Carnazza. I due sono protagonisti di una intercettazione telefonica risalente al 1997 – quattordici anni dopo il doppio sequestro di persona – in cui la donna minaccia di rivelare il coinvolgimento dell’uomo nel caso Orlandi.
Nel 2013 Accetti – oggi settantenne – si autoaccusò del doppio sequestro ma – nonostante diversi riscontri avvalorassero tale ipotesi – fu ritenuto dagli inquirenti non credibile.
Il 4 aprile del 1997, durante un litigio al telefono, Carnazza mette in guardia Accetti: “Adesso io comincerò a raccontare per telefono tutte le cose di una certa ragazza… Di tutte le cose che tu hai fatto con questa ragazza… Parliamo di Emanuela Orlandi e di quello che vuoi fare con lei?”. “Io continuo a dire nomi per telefono se tu non mi fai parlare”, urla la donna. Lui replica: “Sei pazza”.
La conversazione telefonica fu registrata perché Accetti – già condannato per aver investito e ucciso il 20 dicembre 1983 il giovane Josè Garramon, 12 anni – era sospettato di un’altra sparizione, quella di un ragazzino rom, Bruno Romano.
In passato Carnazza è stata interrogata sul contenuto dell’intercettazione telefonica, ma ha affermato di non ricordare.
Nel 2013 Accetti uscì allo scoperto dicendo di essere uno dei rapitori di Emanuela Orlandi e di aver avuto un ruolo anche nella scomparsa di Mirella Gregori. Le due giovani scomparvero a Roma nella primavera del 1983 – Gregori il 7 maggio, Orlandi il 22 giugno – quando erano entrambe quindicenni. I casi sono tutt’ora irrisolti.
Il fotografo sostiene che il doppio sequestro faceva parte di un complotto interno al Vaticano che vedeva contrapposte due fazioni allo scopo di influenzare la politica anticomunista di Papa Giovanni Paolo II, ma ha sempre detto di non sapere cosa accadde alle due ragazze dopo il rapimento.
I magistrati che tredici anni fa lo ascoltarono bollarono il suo racconto come “sceneggiatura fantasiosa”: la sua posizione fu archiviata nel 2015.
Tuttavia le perizie foniche svolte indicano una compatibilità significativa tra la voce di Accetti e quella del cosiddetto “Americano”, l’uomo mai identificato che, parlando in inglese con accento statunitense, telefonò più volte alla famiglia Orlandi e al Vaticano presentandosi come portavoce dei rapitori. Il fotografo, per giunta, ha dimostrato di conoscere il contenuto di quelle telefonate, benché le registrazioni non siano mai state rese pubbliche.
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La sua voce ricompare anche nel cosiddetto lato A della “audiocassetta delle sevizie”, in cui si sentirebbe la voce di una ragazza, probabilmente Emanuela Orlandi, che subisce abusi sessuali e altre violenze.
Poi c’è il caso del flauto consegnato nel 2013 da Accetti a un giornalista del programma tv “Chi l’ha visto”: l’uomo sostiene si tratti dello strumento che Orlandi suonava (la ragazza frequentava il conservatorio). Mancano le tracce biologiche che avrebbero potuto fornire una prova scientifica definitiva, ma i familiari di Emanuela ritengono che effettivamente si tratti del flauto di Emanuela.
La Commissione parlamentare ha convocato Carnazza a Palazzo San Macuto per giovedì 22 gennaio, mentre Accetti sarà sentito la prossima settimana. L’uomo ha chiesto di essere sentito, ma, secondo il quotidiano La Repubblica, a pochi giorni dall’audizione ha fatto sapere di non poter presenziare a causa di un impegno pregresso.