In Italia il 6,6% degli adulti tra 18 e 64 anni ha utilizzato cocaina almeno una volta nella vita, mentre oltre 200mila persone nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni ne hanno fatto uso negli ultimi dodici mesi. Tra gli studenti di 15-16 anni, la prevalenza del consumo almeno una volta nella vita è stimata appena sotto il 2%. È quanto emerge dallo European Drug Report 2026 appena pubblicato dall’Euda, l’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe.
Secondo l’indagine, la cocaina si conferma la seconda sostanza illecita più consumata in Europa dopo la cannabis e i dati delle acque reflue indicano che il suo utilizzo continua ad aumentare in numerose città europee.
I modelli di consumo sono eterogenei e comprendono sia un uso episodico tra persone socialmente integrate sia modalità ad alto rischio, come il consumo per via iniettiva e l’associazione con altre sostanze.
L’impatto sui servizi di cura è particolarmente rilevante: nel 2024 la cocaina è stata indicata come sostanza primaria dal 42,7% delle persone entrate in trattamento, per le quali era nota la sostanza; tra queste, circa la metà era al primo trattamento. La via iniettiva risulta minoritaria: è stata indicata come modalità principale dall’1,7% delle persone in trattamento per cocaina, corrispondenti a 217 pazienti.
Anche gli indicatori relativi all’offerta confermano l’ampia disponibilità della sostanza: nel 2024 in Italia sono state sequestrate circa 11 tonnellate di cocaina e sono stati smantellati due siti collegati alla sua lavorazione.
Su base europea, il numero di accessi al trattamento legati al consumo di cocaina come sostanza primaria è aumentato del 39% rispetto al 2018 con un intervallo medio molto lungo tra il primo consumo e l’accesso alle cure: per la cocaina in polvere trascorrono mediamente circa 14 anni.
Inoltre, la cocaina figura tra le principali cause di emergenze acute correlate alle droghe nei cosiddetti “ospedali sentinella” (strutture sanitarie che formano una rete di monitoraggio per intercettare in anticipo l’insorgenza di emergenze epidemiche, nuove malattie o l’andamento critico di infezioni e pandemie) ed è frequentemente coinvolta nei decessi indotti da sostanze, comparendo in circa un quarto dei casi registrati.
«Questi dati sottolineano la necessità di rafforzare l’identificazione precoce del disturbo, ridurre i tempi di accesso alle cure e sviluppare percorsi terapeutici integrati, personalizzati e multidisciplinari, capaci di garantire continuità di cura nel tempo», osserva Federico Seghi Recli, fondatore di IEuD, l’Istituto europeo delle dipendenze di Milano. «Anche il nostro impegno nella formazione di medici, psicologi e psicoterapeuti sul tema delle dipendenze va in questa direzione».
Secondo il rapporto dell’Euda, non esistono ancora evidenze sufficienti per sostenere uno specifico trattamento farmacologico, nonostante la ricerca sia in corso. In molti contesti risultano inoltre carenti i servizi capaci di integrare il trattamento specialistico delle dipendenze con l’assistenza per la salute mentale.
Le nuove linee guida della Food and Drug Administration (Fda) statunitense sullo sviluppo di medicinali per i disturbi da uso di stimolanti affronta espressamente il trattamento del disturbo da uso di cocaina da moderato a grave. Il documento riconosce che cocaina, metanfetamina e altri stimolanti presentano meccanismi, manifestazioni cliniche e possibili risposte terapeutiche differenti, sottolineando la necessità di studiare separatamente le diverse popolazioni di pazienti. Le indicazioni della Fda propongono di non limitare la valutazione dell’efficacia alla sola astinenza completa andando a considerare come validi anche altri risultati intermedi che dimostrino un miglioramento clinicamente significativo, come l’aumento dei giorni di non consumo o il raggiungimento della remissione. La valutazione delle nuove terapie dovrebbe includere anche risultati direttamente rilevanti per pazienti e famiglie: riduzione dei ricoveri e della mortalità, miglioramento della salute e del funzionamento quotidiano, ritorno al lavoro o allo studio e diminuzione delle conseguenze sociali e giudiziarie.
«L’assenza di un farmaco specificamente approvato non equivale all’assenza di possibilità di cura, soprattutto di fronte a un fenomeno complesso come l’uso di cocaina», chiarisce il dottor Emanuele Bignamini, referente scientifico dello IEuD Milano. «Sono comunque disponibili diverse tecniche e strumenti farmacologici, psicoterapeutici, riabilitativi che utilizzati in una strategia personalizzata permettono di ottenere ottimi risultati. Una relazione terapeutica positiva costituisce la base su cui un insieme di interventi singolarmente non risolutivi diventano un approccio vincente.».
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