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    Uccisa a martellate dall’ex: a Bologna la fiaccolata per ricordare Alessandra Matteuzzi. “Non l’abbiamo protetta”

    Di Marta Vigneri
    Pubblicato il 1 Set. 2022 alle 12:11

    Centinaia di persone sono scese in piazza ieri per prendere parte alla fiaccolata in ricordo di Alessandra Matteuzzi, la 56enne uccisa a martellate il 23 agosto dall’ex compagno che la perseguitava da mesi. Cittadini, personaggi pubblici e mondo della politica si sono radunati per dire no ai femminicidi e chiedere a istituzioni e autorità giudiziarie di fare di più per proteggere le donne da una fine spesso annunciata. Matteuzzi infatti aveva denunciato il suo stalker alla Procura, ma le misure legate al codice rosso non erano scattate perché non tutte le verifiche – secondo la stessa – erano state fatte, visto che alcuni testimoni si trovavano in vacanza.

    Penso sempre a lei e a cosa avrebbe detto“, ha detto la Sorella Stefania con un filo di voce mentre i manifestanti sfilavano in silenzio e portando in mano una candela. Tra questi anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, lo scrittore Carlo Lucarelli, Pier Ferdinando Casini, Sandra Zampa, Federica Mazzoni, Gian Luca Galletti, Elly Schlein, Andrea De Maria, l’ex sindaco Virginio Merola, le squadre di basket Fortitudo e Virtus e alcuni atleti locali, Rete Associazioni Donne e altre realtà che si occupano della lotta alla violenza di genere.

    Tra i partecipanti anche la sindaca di Marzabotto, presidente del Pd e candidata alla Camera alle prossime elezioni politiche Valentina Cuppi, che in un post su Facebook ha scritto: “Aveva fatto tutto il possibile per salvarsi: aveva denunciato il suo stalker e aveva avvertito le autorità. Ha ragione il Sindaco Matteo Lepore quando dice che ‘le istituzioni sono state lente e che bisogna mettere in campo provvedimenti più restrittivi e più capaci di bloccare gli uomini che vogliono compiere atti violenti contro una donna’”. Anche secondo lo zio Alberto “forse la Procura avrebbe potuto fare qualcosa di più e meglio”.

    Dopo la denuncia scattata in seguito a una serie di episodi persecutori che avevano spaventato Alessandra – tra cui la richiesta di mandarle video su dove si trovasse, la luce di casa staccata, lo zucchero trovato nel serbatoio –  la Procura non aveva attivato tutte le misure necessarie a proteggerla. Ma secondo il Procuratore di Bologna, Giuseppe Amato “non si è trattato di un episodio di mala giustizia” ed “è stato fatto tutto il possibile per proteggere Alessandra”. Intanto, dopo l’udienza di convalida in cui l’indagato Giovanni Padovani si è avvalso della facoltà di non rispondere, il gip ha accolta la richiesta del pm di convalida di fermo in carcere.

     

     

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