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    Bologna, caro bollette e affitti pazzi: “Così noi studenti rischiamo di non poterci laureare”

    Di Maura Pili
    Pubblicato il 24 Set. 2022 alle 14:32

    Bologna, settembre 2022. Nella città universitaria per antonomasia la corsa al voto si sovrappone alla corsa alla casa. E in questo corto circuito gli affitti – già alti – esplodono per via del caro bollette. Per gli studenti e le studentesse la priorità oggi non sono le elezioni (per la prima volta i 18enni votano anche al Senato), ma le lezioni, quest’anno di nuovo tutte in presenza. Studiare è impossibile, però, senza un tetto sopra la testa. Ogni anno qui accade che universitari provenienti da tutta Italia sono costretti a dedicare alla ricerca della casa un tempo sproporzionato della loro vita. Il costo degli affitti brevi continua a salire, alimentando un serpente che si morde la coda: prima la crescita della domanda ha prodotto quella dei prezzi, fino a 500-600 euro al mese bollette incluse. E oggi le tariffe rincarate di luce e gas producono una nuova bolla sul mercato. Al punto che l’emergenza abitativa rischia di mettere in discussione il diritto allo studio. Fatima allarga le braccia: «Nessuno è in grado di dire quando e se l’impennata si fermerà». La ricerca di un alloggio spesso finisce per essere più stressante del corso di studi. Ce lo conferma Dafne, che ha appena trovato una sistemazione a 400 euro per una camera doppia (in nero): «Avevo la sessione d’esami, in più lavoravo. Non avevo mai pensato di lasciare l’università. Ma di lasciare Bologna, sì». Gli annunci si trovano prevalentemente su gruppi Facebook, eppure spesso gli inserzionisti non rispondono. Tra gli studenti c’è chi racconta di aver mandato anche 300 messaggi: il bilancio è sempre lo stesso, quelle inserzioni sono “esche”, per esasperare i ragazzi. Fatima vive fuori dalle mura e paga 500 euro al mese per una singola: «Ho cercato casa da ottobre fino a metà maggio, ci dedicavo almeno tre ore al giorno, ma niente. Ero disperata. Cambiare università sembrava più facile che cambiare casa».

    Una possibile soluzione sono gli studentati privati. Come lo Student Hotel, che ha anche camere a quattro stelle (per i genitori). Ma la prenotazione deve avvenire con largo anticipo. Giovanni vive nella struttura da due anni: «Mi sono prenotato a ottobre dell’anno scorso. Lo Student ora è completamente pieno». La retta è alta (800 euro al mese): «Ma il prezzo è relativo», osserva. «In una casa non avrei gli stessi servizi e dovrei pagare tutto a parte. Arriverei comunque a spendere la stessa somma».

    Beatrice si sofferma sulle difficoltà di accesso per i disabili: «I prezzi sono carissimi e non sono riuscita a trovare un appartamento facilmente accessibile per una ragazza con la sedia a rotelle. C’era un monolocale, ma costava 1.200 euro al mese». «Anche a sentire le associazioni di co-housing – prosegue – i posti per persone con disabilità erano tutti occupati. Le strutture ecclesiastiche non sono accessibili e negli studentati privati mi chiedevano 800 euro a persona. Ma io pago anche per l’accompagnatore, quindi servivano 1.600 euro». Fortunatamente alla fine la ragazza ha trovato alloggio nello studentato pubblico Er.Go (l’Ente regionale per il diritto agli studi): paga 570 euro mensili, «una cifra più sostenibile sicuramente, anche se per il mio accompagnatore pago io». Chi entra nello studentato pubblico si considera fortunato: non tutti i richiedenti alloggio entrano in graduatoria. «Quest’estate volevo andarmene e cercare casa, ma poi ci ho ripensato. Qua pago 230 euro al mese, detratti dalla borsa di studio. I miei genitori mi hanno detto: “Se entri allo studentato pubblico e lo lasci, sei stupida”. Non tutti hanno questa possibilità», racconta Firdaous. «Nel cercare casa su Facebook usavo un altro profilo, perché appena vedono un nome straniero non ti rispondono più. Quando sono andata a visitare una casa, la ragazza con cui ho parlato ha cambiato faccia e mi ha chiesto: “Sei italiana?”. Ci sono rimasta male». Fatima definisce i colloqui con i locatori «interminabili»: «Ti chiedono persino l’Isee, il lavoro dei tuoi genitori, la loro buste paga. . Alcuni mi hanno fatto venire dalla Calabria e all’ultimo minuto mi hanno cancellato l’appuntamento». Se il problema principale sono i prezzi alti, c’è poi anche la questione delle condizioni in cui si trovano le abitazioni. Esempio choc: «Il  letto era incastrato tra una parete e l’altra e occupava metà stanza, 500 euro al mese. Non c’era nemmeno una finestra». Sospiro: «Una era uno sgabuzzino, ci avevano messo un letto e così la porta non si apriva più del tutto. Come armadio c’era un appendiabiti in corridoio. Prezzo? 300 euro più le spese».

    Adesso però gli affitti crescono di mese in mese. E chi pagava a forfait si sente dire: «O rinegozi o te ne vai. Ci metto un secondo a trovare un altro!». Alcuni studenti lavorano per non pesare sulle famiglie, ma rischiano così di rallentare negli esami. Solo chi è sostenuto dai genitori può studiare a Bologna senza problemi. Nell’ultimo anno l’Ateneo ha preso consapevolezza della necessità di un dialogo con Comune, Regione e le associazioni dei proprietari. E ha avviato un bando di 1.000 euro per 600 studenti in affitto. Anche il Comune (in accordo con la Regione) ha proposto un contributo affitto di tre mesi l’anno. Ma gli studenti fuori sede in città sono più di 40mila. Per affrontare il problema in maniera strutturale bisognerebbe  regolamentare il mercato degli affitti brevi, tassare le ricche rendite di piattaforme come Booking e Airbnb, disciplinare meglio il canone concordato . E soprattutto riqualificare gli spazi sfitti (la città ne ha molti) e implementare l’edilizia pubblica. Malgrado le lunghe discussioni, però, di risultati concreti ancora non se ne parla. Così agli universitari non resta che esercitare pressione politica tramite la rappresentanza studentesca e altre forme di contestazione. Questi ragazzi e ragazze si chiedono: Bologna ci considera come linfa vitale o come vacche da mungere?

     

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