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Generazione sandwich: gli italiani schiacciati tra figli e genitori anziani

Pixabay
Di Redazione TPI
Pubblicato il 10 Giu. 2026 alle 17:13 Aggiornato il 10 Giu. 2026 alle 17:16

In Italia sta emergendo una nuova fascia sociale che ogni giorno tiene in equilibrio il welfare del Paese. Sono uomini e donne nel pieno della vita lavorativa che assistono contemporaneamente figli minori, genitori anziani o altri familiari fragili, sostituendosi in parte ai servizi pubblici e sostenendo sulle proprie spalle il peso crescente della cura.

È la cosiddetta “Generazione Sandwich”, protagonista della ricerca “Lavoro di cura domestico – Generazione Sandwich”, di Nuova Collaborazione (Associazione nazionale datori di lavoro domestico) realizzata da Ipsos Doxa su un campione di 5.655 italiani tra i 25 e i 75 anni.

Lo studio evidenzia un’Italia profondamente cambiata rispetto al passato. L’invecchiamento della popolazione, il progressivo aumento della non autosufficienza, la riduzione delle reti familiari tradizionali e la crescente difficoltà di accesso ai servizi di assistenza stanno trasformando radicalmente il modo in cui le famiglie vivono la cura. Quello che emerge dall’indagine non è soltanto un problema assistenziale, ma una trasformazione strutturale del modello sociale italiano. La cura entra ormai direttamente nelle dinamiche economiche delle famiglie, nella gestione del lavoro e nella qualità della vita, incidendo anche sulla salute mentale e persino sulle scelte di diventare genitori. In questo scenario, il lavoro di cura, spesso invisibile, si sta progressivamente trasformando in una delle principali infrastrutture sociali del Paese.

“Abbiamo deciso di realizzare questa ricerca perché sentivamo la responsabilità di dare voce a una trasformazione sociale che oggi coinvolge milioni di famiglie italiane ma che, troppo spesso, rimane invisibile nel dibattito pubblico”, dichiara Alfredo Savia, Presidente di Nuova Collaborazione. “Il lavoro di cura non può più essere considerato una questione privata: è diventato un tema centrale per la sostenibilità economica e sociale del Paese. Oggi sempre più persone, nel pieno della propria vita lavorativa, si trovano a sostenere contemporaneamente la gestione di figli, genitori anziani e responsabilità professionali, spesso senza adeguati strumenti di supporto. Una condizione che incide sul lavoro, sul reddito, sull’equilibrio psicologico e sulla qualità della vita delle famiglie. Con questa indagine abbiamo voluto accendere i riflettori su una realtà che sta cambiando profondamente la società italiana. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento della non autosufficienza e la riduzione delle reti familiari tradizionali, stanno rendendo il lavoro domestico e assistenziale una componente sempre più indispensabile del nostro welfare. Per questo motivo crediamo sia necessario costruire maggiore consapevolezza culturale e istituzionale attorno al valore sociale della cura, affinché le famiglie non vengano lasciate sole e il lavoro assistenziale venga finalmente riconosciuto come una vera infrastruttura sociale del Paese”.

IL WELFARE CHE MANCA LO FANNO LE FAMIGLIE: CRESCE LA GENERAZIONE SANDWICH

Secondo la ricerca Ipsos Doxa, oggi il 15% degli italiani appartiene alla Generazione Sandwich. Si tratta di uomini e donne che si trovano contemporaneamente a prendersi cura dei figli minori e di genitori anziani o familiari non autosufficienti. Una condizione che si concentra soprattutto nella fascia tra i 35 e i 54 anni – quindi nel pieno della vita professionale, produttiva ed economicamente più impegnativa – con un’età media di 45 anni. Questa fascia sociale è composta in larga parte da persone pienamente inserite nel tessuto produttivo del Paese: il 61% lavora a tempo pieno, il 67% vive in nuclei in cui entrambi i partner sono occupati e quasi un terzo possiede una laurea. La Generazione Sandwich rappresenta quindi una componente centrale della popolazione attiva italiana, ma allo stesso tempo una delle più esposte al rischio di sovraccarico organizzativo, economico ed emotivo. Questa parte della società è diventata una sorta di welfare familiare sostitutivo: famiglie e caregiver si trovano infatti a compensare quotidianamente le carenze dei servizi territoriali e assistenziali attraverso un enorme lavoro invisibile di organizzazione, presenza e gestione. Non si tratta soltanto di assistere un genitore anziano o di accompagnare un figlio nelle attività quotidiane. La Generazione Sandwich vive una pressione continua fatta di incastri tra orari lavorativi, imprevisti sanitari, gestione dei figli, organizzazione economica e cura quotidiana. Per questo motivo, la ricerca individua nella Generazione Sandwich uno dei nuovi soggetti sociali centrali dell’Italia contemporanea: una fascia della popolazione che tiene in equilibrio il sistema familiare e produttivo del Paese senza però ricevere ancora un adeguato riconoscimento sociale e politico.

PER IL 77% DEGLI ITALIANI È LA FAMIGLIA A SOSTENERE IL WELFARE DEL PAESE

Uno dei dati più significativi emersi dall’indagine riguarda il rapporto tra famiglie e sistema di welfare. Per il 77% degli italiani il principale soggetto che oggi si occupa concretamente della cura di figli e familiari non autosufficienti è proprio la famiglia. Solo successivamente vengono indicati il mercato privato, lo Stato e i servizi pubblici. La ricerca restituisce quindi l’immagine di un welfare ancora fortemente basato sulle famiglie. Anche i dati sui caregiver confermano questa realtà. Nel 70% dei casi la cura viene condivisa con altri familiari, mentre appena il 7% riceve supporto dai servizi domiciliari pubblici. Ancora più marginale appare il contributo del volontariato e del terzo settore. Lo studio evidenzia inoltre come l’assistenza si sviluppi prevalentemente attraverso reti di prossimità: nel 73% dei casi la persona assistita dagli appartenenti alla generazione sandwich vive entro 30 minuti di distanza. Un dato che mostra come la prossimità sia diventata una condizione essenziale per riuscire a sostenere il carico della cura senza compromettere completamente lavoro e organizzazione quotidiana. Il risultato è un sistema in cui le famiglie vengono progressivamente chiamate a sostituirsi ai servizi pubblici, assorbendo costi economici, organizzativi e psicologici sempre più elevati.

LA CURA PESA SUI BILANCI FAMILIARI: IL 74% DELLA GENERAZIONE SANDWICH PAGA SERVIZI DI ASSISTENZA AI MINORI

La ricerca mette in evidenza con forza anche il costo economico della cura, spesso invisibile ma sempre più strutturale nei bilanci familiari. Tra coloro che appartengono alla Generazione Sandwich, il 74% sostiene spese per servizi di cura dei figli minori fuori dall’orario scolastico. Si tratta di babysitter, doposcuola, centri estivi, attività pomeridiane e altri strumenti indispensabili per riuscire a mantenere un equilibrio tra lavoro e responsabilità familiari. Per quasi la metà dei “sandwich” (46%) queste spese sono continuative e regolari durante tutto l’anno, segnale di come la cura stia diventando una componente stabile e strutturale del costo della vita. La Generazione Sandwich sostiene inoltre costi mediamente superiori rispetto alla media della popolazione, perché costretta a gestire contemporaneamente bisogni assistenziali differenti: da una parte i figli, dall’altra i genitori anziani o i familiari fragili. Lo studio evidenzia come il costo della cura non sia più episodico, ma rappresenti una voce permanente del bilancio familiare, con effetti diretti sul reddito disponibile, sulla capacità di risparmio e sulla qualità della vita.

IL LAVORO DOMESTICO RESTA IRREGOLARE: PER 6 ITALIANI SU 10 IL CONTRATTO COSTA TROPPO

La ricerca fotografa anche una forte consapevolezza rispetto al tema dell’irregolarità nel lavoro domestico. L’89% degli italiani ritiene che il lavoro irregolare nel settore rappresenti un fenomeno diffuso e strutturale. La principale causa individuata non è culturale ma economica: il 60% indica nel costo troppo elevato del contratto regolare il principale ostacolo all’emersione. Parallelamente emerge però anche una crescente attenzione verso qualità e professionalità: quasi due italiani su tre (62%) dichiarano di essere disposti a pagare di più per lavoratori qualificati e certificati. La ricerca mostra quindi un Paese sempre più consapevole dell’importanza del lavoro domestico regolare e professionale, ma ancora frenato dal peso economico dei costi di assunzione. Non è in discussione quindi il valore del lavoro domestico, ma la sua sostenibilità economica.

LA CURA TRAVOLGE IL TEMPO DELLE FAMIGLIE: L’80% RINUNCIA ALLA PROPRIA VITA PERSONALE

L’indagine evidenzia come la gestione della cura non rappresenti soltanto un problema economico, ma soprattutto una continua emergenza organizzativa. La difficoltà non riguarda solo il pagamento dei servizi, ma la gestione quotidiana del tempo, degli imprevisti e delle responsabilità familiari. Il 62% della Generazione Sandwich dichiara infatti di trovarsi spesso o qualche volta in difficoltà nel gestire i bisogni di cura dei figli. Nel Centro Italia il 44% considera gli imprevisti legati alla cura un problema “molto frequente”, segnale di una pressione organizzativa crescente sulle famiglie.

Per riuscire a sostenere il doppio carico assistenziale: l’80% della generazione sandwich che ha incontrato almeno una volta difficoltà, rinuncia o posticipa impegni personali; il 69% ricorre all’aiuto dei parenti; il 38% utilizza servizi a pagamento; il 36% chiede supporto agli amici. Viene così restituita l’immagine di famiglie costrette a una continua riorganizzazione della propria vita quotidiana per riuscire a tenere insieme lavoro, figli, anziani e responsabilità familiari. Una pressione costante che si traduce in stress, riduzione del tempo personale e crescente difficoltà di conciliazione.

L’ASSISTENZA FAMILIARE PESA SUL LAVORO: IL 51% DEI CAREGIVER VEDE COMPROMESSA LA PROPRIA ATTIVITA’ PROFESSIONALE

Uno dei temi centrali emersi dalla ricerca riguarda il conflitto sempre più forte tra lavoro retribuito e responsabilità di cura. Per gran parte degli italiani la gestione della cura entra frequentemente in conflitto con il lavoro e con le normali attività quotidiane. Tra chi presta assistenza, nell’ultimo trimestre, gli impegni di cura hanno interferito con il lavoro nel 51% dei casi, quota che sale al 65% nella Generazione Sandwich. Nel Nord Est il 47% considera il conflitto tra cura e lavoro un problema “molto frequente”, segnale di una crescente tensione tra tempi produttivi e responsabilità familiari. La cura smette quindi di essere una dimensione separata dalla vita lavorativa e diventa una variabile che modifica concretamente disponibilità, continuità professionale, orari e opportunità di carriera. La ricerca fotografa così un equilibrio sempre più fragile tra lavoro e vita privata, destinato ad aggravarsi ulteriormente con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della non autosufficienza. Le conseguenze della cura sul lavoro sono ormai concrete e misurabili. Quattro persone su dieci dichiarano di aver modificato la propria attività lavorativa per esigenze di cura non retribuite. Riduzione dell’orario, part-time, rinuncia a opportunità professionali e in alcuni casi uscita dal mercato del lavoro rappresentano effetti sempre più diffusi del carico assistenziale. Nella Generazione Sandwich oltre una persona su due (56%) ha ridotto o sospeso il lavoro almeno occasionalmente. Il lavoro di cura diventa così una variabile che incide direttamente sulla partecipazione al mercato del lavoro, sulla produttività e sulla crescita economica del Paese. La ricerca mostra inoltre come il prezzo della cura venga pagato soprattutto nella fascia centrale della popolazione attiva, cioè proprio quella che dovrebbe rappresentare il motore economico e produttivo del sistema italiano.

LE DONNE PAGANO IL CONTO PIÙ ALTO

L’indagine conferma inoltre una forte asimmetria di genere. Sono soprattutto le donne a sostenere il peso maggiore della cura e a subire le conseguenze organizzative e professionali del doppio carico assistenziale. Le donne dichiarano più frequentemente difficoltà nella gestione quotidiana, rinunce personali e riduzioni dell’attività lavorativa. Tra le donne appartenenti alla Generazione Sandwich il 68% afferma di trovarsi spesso o qualche volta in difficoltà nel rispondere ai bisogni di cura dei figli. La ricerca evidenzia quindi come il lavoro di cura continui a rappresentare uno dei principali fattori che alimentano le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro italiano. Carriere rallentate, part-time involontari, rinuncia a opportunità professionali e maggiore precarietà continuano infatti a colpire soprattutto le donne impegnate nella gestione familiare.

IL PESO INVISIBILE DELLA CURA: IL 92% DEGLI ITALIANI DENUNCIA STRESS MENTALE NELLE FAMIGLIE. IL 77% TEME LA NON AUTOSUFFICIENZA

Accanto al costo economico emerge con forza anche il costo psicologico della cura. Il 92% degli italiani ritiene che la gestione della cura generi stress mentale per le famiglie. Nell’ultimo trimestre, nella Generazione Sandwich il 67% dichiara di essersi sentito sopraffatto dagli impegni di cura; il 72% lamenta una forte riduzione del tempo personale. La ricerca evidenzia inoltre un peggioramento del benessere mentale nella Generazione Sandwich rispetto alla media nazionale: il livello medio di benessere percepito si attesta infatti a 6,8, un dato inferiore rispetto al 7,1 rilevato tra gli italiani intervistati. La ricerca restituisce infine una fotografia molto significativa del rapporto degli italiani con il proprio futuro. Il 77% ritiene probabile avere bisogno di assistenza nel corso della propria vita. Una quota che sale all’82% nella Generazione Sandwich. Chi oggi vive direttamente il peso della cura è anche chi più percepisce la fragilità del sistema e teme di trovarsi domani nelle stesse condizioni delle persone che oggi assiste. La ricerca mostra così un Paese sempre più consapevole dell’impatto dell’invecchiamento della popolazione e della necessità di rafforzare il sistema di assistenza e welfare. Questa diffusa consapevolezza sociale offre alla classe politica un quadro chiaro delle priorità su cui concentrare l’azione di governo, evidenziando l’opportunità di tradurre tale sensibilità collettiva in misure concrete per il rafforzamento del sistema di welfare nazionale.

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