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Comincia un nuovo anno accademico: le stime sui nuovi iscritti all’università per l’A.A. 2022/2023

Di Redazione TPI
Pubblicato il 28 Ago. 2022 alle 09:30

Secondo il Rapporto Almalaurea 2022, i laureati promuovono l’efficacia dell’università nell’offrire loro una buona collocazione sul mercato del lavoro. È quanto è emerso dal Rapporto su Profilo e Condizione occupazionale dei Laureati che, come vedremo, descrive un generale clima di soddisfazione per l’esperienza portata a termine. Certamente permangono divari sociali, di genere e territoriali ma, grazie soprattutto al fiorire delle università online, le principali disparità hanno intrapreso una progressiva parificazione.

I fattori di attrattiva dell’università italiana

Con queste premesse abbiamo deciso di andare ad indagare circa il numero di nuovi iscritti previsti per il nuovo anno accademico, che è giusto in procinto di iniziare. Nonostante il mercato del lavoro e l’istruzione stiano evolvendo rapidamente, ci sono alcuni aspetti che restano fissi nel tempo e, tra questi, vi è il modo in cui viene interpretata l’esigenza o la volontà di frequentare l’università.

Per spiegare meglio questo concetto prenderemo il Rapporto Almalaurea 2022 che illustra come, nell’anno accademico appena concluso e su un campione di 300 mila studenti, oltre il 60,9% sia in corso mentre il 57,1% sia stato coinvolto in tirocini curriculari riconosciuti dal corso di laurea.

Questo significa che, oltre a lezioni ed esami, l’università è in grado di offrire ottimi strumenti di studio e di metodo per favorire un percorso lineare e il conseguimento del titolo entro i tempi pre-stabiliti. Questi dati confermano che l’università italiana goda di una certa attrattiva nei giovani appena diplomati e che la facilità di inserimento nel mondo del lavoro costituisca uno dei valori di maggior risalto.

Secondo il Miur, tuttavia, gli iscritti sarebbero in calo

Come si possono spiegare la diminuzione di nuovi iscritti e le proiezioni in negativo condivise da Istat circa il numero di matricole da qui al 2042? Sicuramente l’instabilità dei tempi che viviamo spinge più persone a lavorare da subito, evitando l’incertezza causata da un periodo di studi durante il quale è pur sempre necessario un sostentamento economico.

D’altro canto, tuttavia, la fioritura delle università telematiche e gli incentivi pubblici volti a favorire l’istruzione universitaria, potrebbero contribuire a risollevare la situazione. Forse un aspetto interessante è quello per cui i nuovi iscritti siano realmente motivati dal collocarsi, nel futuro prossimo, in un preciso ambito occupazione. Gli indecisi, invece, preferiscono provare esperienze lavorative e poi, forse, rimandare la laurea a tempi più stabili. Ecco perché i corsi di laurea online stanno favorendo il conseguimento del titolo soprattutto tra studenti lavoratori o iscritti che non potrebbero farsi carico di un trasloco in altra città.

Quanti saranno i nuovi iscritti per l’anno accademico 2022/2023

Al momento i dati sono al vaglio del Miur, dell’Istat e di Almalaurea, per cui possiamo basarci solamente su quelli “attesi”. Secondo le ipotesi ministeriali, quindi, dovrebbero arrivare circa trecento mila nuove matricole, circa il 13,8% della popolazione giovanile in età da studio universitario. Solo il confronto con l’anno accademico concluso ci dirà se tali stime si riveleranno esaustive o meno. In ogni caso restano ferme le convinzioni per cui l’Università è in una fase di grande transizione digitale e, quindi, dispone di tutto il potenziale per contribuire all’abbattimento dei divari sociali e locali, noti da tempo nel nostro Paese.

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