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    La transizione energetica comincia in cucina

    Credit: Gabriele Galimberti

    Fornelli consegnati gratuitamente, scarti agricoli utilizzati come combustibile e programmi di formazione e per la promozione dell’occupazione. “Eni for Clean Cooking” è più di una distribuzione di tecnologia pulita in Africa. È un modello di sviluppo. "In molte comunità rurali”, secondo il direttore dell’IEA Fatih Birol, “donne e ragazze dedicano fino a 4 ore al giorno alla raccolta di legna da ardere”

    Di Giorgio Del Re
    Pubblicato il 22 Mag. 2026 alle 07:43 Aggiornato il 3 Giu. 2026 alle 11:48

    Quasi 2 miliardi di persone nel mondo cucinano ancora con metodi tradizionali su fuochi allaperto o con fornelli rudimentali. Il fumo che si sprigiona da un focolare tradizionale in uno spazio chiuso nuoce gravemente alla salute: l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima 2,5 milioni di morti premature ogni anno per inquinamento domestico.
    «In molte comunità rurali, donne e ragazze dedicano fino a quattro ore al giorno alla raccolta della legna da ardere, tempo che potrebbe essere destinato all’istruzione o ad attività lavorative», ha spiegato il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol.

    Iniziative concrete
    Nel 2018 Eni ha lanciato “Eni for Clean Cooking”, un programma che punta a sostituire i sistemi di cottura tradizionali con modelli ad alta efficienza, distribuiti gratuitamente per superare qualsiasi barriera economica che li rende inaccessibili alle famiglie più vulnerabili nelle zone remote rurali dellAfrica sub-sahariana. Nel 2025, sono state coinvolte circa 2,2 milioni di persone in Angola, Congo, Costa d’Avorio, Mozambico, Ruanda, Tanzania e Madagascar. Dall’avvio del programma, il totale complessivo è pari a circa 4,5 milioni di persone.
    Gli obiettivi dichiarati però sono ancora più ambiziosi: 10 milioni di persone da raggiungere entro il 2027, 20 milioni entro il 2030. Il programma Eni for Clean Cooking” si inserisce nel percorso di decarbonizzazione intrapreso da Eni verso gli obiettivi di neutralità carbonica al 2050. Luso del fornello migliorato al posto dei fuochi a tre pietre, grazie alla sua alta efficienza, riduce il consumo di legna e conseguentemente si riducono le emissioni di CO2. Questo genera crediti di carbonio di alta qualità che saranno poi utilizzati per compensare le emissioni residue della società. E non solo. In Ruanda, ad esempio, Joule, la scuola imprenditoriale di Eni dedicata all’innovazione sostenibile, ha organizzato nell’ottobre 2025 un corso intensivo di una settimana per 30 dipendenti di una piccola impresa locale e 10 studenti. Una formazione sia teorica che pratica, realizzata in collaborazione con Elis e i Salesiani Don Bosco di Kigali.
    In tale cornice, si prevede che oltre il 90% dei fornelli migliorati che saranno distribuiti in Africa saranno realizzati localmente dando un forte contributo allo sviluppo dellimprenditoria dei vari Paesi. Nella provincia di Copperbelt, in Zambia, la startup italiana Koalisation, accelerata da Joule, sta testando qualcosa di ancora più ambizioso. Tutto parte dallintuizione di usare gli scarti agricoli e forestali per alimentare i fornelli pirolitici, tecnologia ulteriormente evoluta che funziona con i pellet. Quindi la startup ha creato un centro rurale dimostrativo per illustrare ai contadini i processi di agroforestazione. La filiera è pensata per essere sostenibile e non comporta il taglio di foreste naturali. Al contrario, valorizza risorse già disponibili: si utilizzano scarti agricoli e agroforestali, insieme alla parte rinnovabile del legno ottenuta dalla normale manutenzione delle piante. Gli agricoltori locali coltivano inoltre specie a crescita rapida su terreni non destinati alla produzione alimentare, creando così una fonte aggiuntiva di biomassa senza competere con lagricoltura. Tutto questo materiale viene trasformato in pellet, che diventano un combustibile pulito per fornelli pirolitici avanzati distribuiti in un hub urbano a Chipulukusu, garantendo una soluzione energetica più efficiente, sicura e accessibile per le famiglie.
    In Costa dAvorio, Joule ha avviato nel 2025 un progetto biennale pensato per supportare la crescita di soluzioni sostenibili nellambito del “clean cooking” e della transizione energetica. Liniziativa si articola nel censire startup, piccole e medie imprese, ong e istituzioni locali attive nei due settori, identificando gli attori chiave, i bisogni e le potenziali sinergie nel Paese. Nel primo trimestre del 2026, Joule ha avviato un programma di formazione professionale per rafforzare competenze tecniche e manageriali nel settore energetico, con un occhio particolare all’occupazione giovanile.

    La prossima frontiera
    Il programma Eni for Clean Cooking” però guarda già oltre. Nel 2025, il Cane a sei zampe ha avviato degli studi di fattibilità per la distribuzione di sistemi avanzati come fornelli a induzione per le aree urbane, pirolitici per le aree rurali in Mozambico, Repubblica del Congo, Ruanda, Costa d’Avorio, Zambia, Camerun e Ghana. L’obiettivo finale è eliminare progressivamente l’uso delle biomasse non rinnovabili, chiudendo il cerchio tra sostenibilità ambientale e salute pubblica con un salto tecnologico più significativo.
    C’è poi una dimensione che i dati faticano a restituire appieno ma che attraversa tutto il programma: quella di genere. Il carico della raccolta della legna e della cucina ricade infatti quasi sempre su donne e ragazze, compromettendone la frequenza scolastica e le opportunità lavorative. Un fornello più efficiente significa liberare tempo e risparmiare risorse da destinare all’istruzione o all’occupazione. Le attività di distribuzione di sistemi di cottura migliorati sono accompagnate da programmi di sensibilizzazione su nutrizione, igiene e sicurezza alimentare, oltre al monitoraggio sanitario.

    I numeri dietro la visione
    Tutto questo, i fornelli, la formazione, le startup, compare nel report di sostenibilità “Eni for 2025 – A Just Transition”, che il Cane a sei zampe ha pubblicato nelle scorse settimane. Il documento, giunto alla sua ventesima edizione, racconta l’anno attraverso cinque direttrici: neutralità carbonica, protezione dell’ambiente, valore delle persone, alleanze per lo sviluppo, sostenibilità nella catena del valore.
    Le attività di esplorazione ed estrazione di Eni producono oggi il 68% di emissioni nette in meno rispetto al 2018. Un taglio importante, ottenuto anche azzerando la pratica di bruciare il gas in eccesso sui pozzi, invece di recuperarlo, nelle attività che gestisce direttamente. Sul fronte delle energie rinnovabili, invece, nel 2025 la controllata Plenitude ha aumentato del 41% su base annua la capacità produttiva, soprattutto di solare ed eolico, toccando i 5,8 gigawatt. Lobiettivo dichiarato è raggiungere i 15 gigawatt entro il 2030. Intanto ha aperto in Texas un impianto di stoccaggio a batterie da 200 megawatt. Enilive, da parte sua, produce biocarburanti, prodotti per la mobilità ricavati non da fonti fossili ma da materie prime rinnovabili come scarti, residui e oli vegetali. I biocarburanti sono già disponibili e possono contribuire a decarbonizzare settori come il trasporto pesante su strada, l’aviazione e la marina. Per questo sta realizzando tre nuove bioraffinerie e due ulteriori progetti, puntando a portare la capacità di lavorazione dalle attuali 1,65 a 5 milioni di tonnellate entro il 2030. Eni ha investito oltre 460 milioni di euro all’anno in ricerca e sviluppo, in particolare in questi settori.
    In cima a tutto però ci sono sempre le persone. Gli 81 milioni di euro investiti nelle comunità locali dei Paesi in cui opera, ad esempio, hanno permesso a circa 3 milioni di persone di beneficiare dei progetti sviluppati dal Cane a sei zampe in energia, acqua, salute, oltre che formazione e diversificazione economica. Risultati che si riflettono anche sul piano della reputazione. Il gruppo si è classificato primo nel Corporate Human Rights Benchmark, la classifica internazionale sul rispetto dei diritti umani da parte delle imprese.
    Numeri e riconoscimenti che, a freddo, possono dire poco. Ma per milioni di famiglie la differenza tra un vecchio focolare e un fornello avanzato è concreta, immediata e misurabile in ore guadagnate e problemi di salute risparmiati. Anche questa è una forma di transizione giusta.

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