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    Rifiuti nucleari in 67 siti, i Comuni si rivoltano: “Per smaltirli ci vogliono 300 anni”

    Quarant'anni dopo i primi terribili incidenti, il nucleare fa ancora paura. La rabbia dei sindaci: "Piano irricevibile"

    Di Veronica Di Benedetto Montaccini
    Pubblicato il 11 Gen. 2021 alle 14:32 Aggiornato il 11 Gen. 2021 alle 14:34

    Dopo sei anni, la società di stato incaricata dello smaltimento degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi (Sogin) ha desecretato l’elenco delle aree italiane individuate come quelle che potrebbero ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. Si tratta, per la precisione, di 67 zone sparse su tutto il territorio nazionale, in sette regioni, che soddisfano i 25 criteri riportati nella Carta delle aree potenzialmente idonee (Cnapi). Ma sono tante le risposte negative dei comuni individuati: i sindaci dicono “no” all’inquinamento nucleare. 

    Nucleare, le reazioni

    Il deposito nazionale, così come è concepito, non piace a tutti e la partita non sarà facile. I primi stop arrivano dai Comuni interessati.

    “Non saremo pattumiera delle scorie radioattive”, tuona Christian Solinas, presidente della Regione Sardegna, respingendo in modo “irrevocabile” l’ipotesi delineata dalla Cnapi che conta 14 siti potenzialmente idonei per i rifiuti radioattivi nell’isola. Così come “la più assoluta contrarietà” è stata ribadita dall’Anci Sardegna.

    “Noi diciamo ‘no’ a questa ipotesi”, fa sapere anche il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida. In Toscana i sindaci della Val d’Orcia lo considerano un “piano irricevibile e non negoziabile” per le aree idonee individuate tra Siena e Grosseto.

    Nel Lazio (22 aree) a bocciare il progetto è – tra gli altri – il sindaco di Soriano nel Cimino, nel Viterbese, Fabio Menicacci: “Faremo di tutto per opporci”. Compatto anche il fronte del ‘no’ della Puglia, dove assieme all’area di Gravina, nel Barese, ci sono anche i comuni di Altamura (Bari) e Laterza (Taranto) indicati per un’area individuata in condivisione con Matera in Basilicata. “Per noi è stata una doccia gelata – replica il sindaco di Gravina, Alessio Valente – Gravina e la Murgia hanno già dato: la vocazione di queste nostre aree è agricola e turistica, e non permetteremo mai che ci trasformino in un cimitero di scorie nucleari”.

    Nucleare, la lista dei siti

    Sono sette le Regioni interessate:
    Piemonte– 8 zone tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo e così via)

    Toscana e Lazio – 24 zone tra le province di Siena, Grosseto e Viterbo (Comuni di Pienza, Campagnatico, Ischia e Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano)

    Basilicata e Puglia – 17 zone tra le province di Potenza, Matera, Bari, Taranto (Comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Gravina, Altamura, Matera, Laterza, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso)

    Sardegna – 14 aree tra le zone in provincia di Oristano (Siapiccia, Albagiara, Assolo, Usellus, Mogorella, Villa Sant’Antonio, Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Ortacesus, Guasila, Segariu, Villamar, Gergei e altri)

    Sicilia-  4 aree nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta (Comuni di Trapani, Calatafimi, Segesta, Castellana, Petralia, Butera).

    Scorie nucleari: i rischi

    I rifiuti nucleari possono essere classificati in diverse macrocategorie a seconda del contenuto di radioattività e del tempo necessario a consentirne lo smaltimento come rifiuti convenzionali. La classificazione è cambiata nel tempo: fino al 2010 le categorie principali erano due (rifiuti a bassa e media attività e rifiuti ad alta attività).

    Con il Decreto Ministeriale del 7 agosto 2015, poi, si è passati a una classificazione più articolata, in cinque categorie, che distingue tra rifiuti a vita molto breve (che si smaltiscono come quelli convenzionali), rifiuti di attività molto bassa e rifiuti di bassa attività (per un totale di 78 mila metri cubi, che saranno stoccati nel Deposito nazionale), rifiuti di media attività e di alta attività. In totale, la quantità di rifiuti radioattivi da smaltire è pari a circa 95 mila metri cubi.

    Sono considerati “ad attività molto bassa” e “bassa” i rifiuti radioattivi che nell’arco di 300 anni raggiungeranno un livello di radioattività tale da non generare danni per la salute e per l’ambiente. E sono questi i rifiuti che saranno definitivamente smaltiti nel Deposito nazionale.

    I rifiuti considerati a “media” e “alta attività”, invece, perdono la radioattività in migliaia o centinaia di migliaia di anni, e quindi devono essere smaltiti in un deposito geologico sotterraneo: verranno stoccati temporaneamente (si prevede per alcune decine di anni) nel Deposito nazionale, per poi essere trasportati nel deposito geologico non appena sarà pronto.

    Cosa significa rifiuti nucleari

    Non si sta dunque parlando in questo caso solo di rifiuti radioattivi di centrali nucleari (la cui costruzione nel nostro Paese è proibita dal 1987, ma che non sono ancora completamente smaltiti). Altre fonti sono i macchinari per analisi e terapie mediche e alcune macchine industriali utilizzate principalmente per le analisi produttive di parti metalliche e per altre applicazioni di analisi e ricerca.

    Attualmente, i rifiuti radioattivi finora prodotti in Italia si trovano in strutture o depositi temporanei, che ne consentono la gestione in sicurezza e l’isolamento dall’ambiente circostante. Molti di questi centri ne trattengono la maggior parte fino al loro completo decadimento, per poi smaltirli come rifiuti convenzionali o speciali; la restante parte viene conferita agli operatori del Servizio integrato, il sistema di raccolta e gestione dei rifiuti radioattivi sanitari e industriali, che prevedono a gestirli nei propri depositi temporanei in attesa di inviarli al Deposito nazionale.

    I siti al momento utilizzati sono 20 (per lo più centrali dismesse, laboratori di ricerca e aziende): 4 centrali nucleari in decommissioning, 4 impianti del ciclo del combustibile in decommissioning, 1 reattore di ricerca Ccr-Ispra, 7 centri di ricerca nucleare, 3 centri del Servizio integrato in esercizio, 1 centro del servizio integrato non più attivo.

    La gestione dei rifiuti nucleari è ovviamente diversa a seconda della categoria di cui fanno parte. A parte le scorie meno pericolose, che come già detto non necessitano di essere stoccate in un deposito dedicato, tutte le altre devono essere confinate, ossia sigillate dentro moduli di cemento armato che ne garantiscano l’isolamento dall’ambiente circostante.

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