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    Nucleare, ecco le 67 aree idonee per il deposito dei rifiuti radioattivi italiani

    Stoccaggio nucleare Credits: ANSA
    Di Veronica Di Benedetto Montaccini
    Pubblicato il 5 Gen. 2021 alle 12:02 Aggiornato il 5 Mar. 2021 alle 13:27

    Dopo sei lunghi anni il ministero dello Sviluppo Economico e quello dell’Ambiente hanno approvato nella notte tra 4 e il 5 gennaio la mappa delle aree che potranno ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani, la cosiddetta Cnapi“,  Carta delle aree potenzialmente idonee. È il documento dove sono state individuate 67 aree che soddisfano i 25 criteri stabiliti nel 2014-2015. La mappa dettagliata è consultabile sul sito depositonazionale.it.

    La lista delle aree idonee per il deposito nucleare

    Si tratta di Comuni di cinque macroaree. Ecco la lista completa:
    • Piemonte con 8 aree tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo e così via);
    • Toscana-Lazio con 24 aree tra Siena, Grosseto e Viterbo (che comprendono i Comuni di Pienza, Campagnatico, Ischia e Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano);
    • Basilicata-Puglia con 17 aree tra Potenza, Matera, Bari, Taranto (Comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Gravina, Altamura, Matera, Laterza, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso;
    • le Isole, con la Sardegna (14 aree) in provincia di Oristano (Siapiccia, Albagiara, Assolo, Usellus, Mogorella, Villa Sant’Antonio) e nel Sud Sardegna (Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Ortacesus, Guasila, Segariu, Villamar, Gergei e altri); e la Sicilia, 4 aree nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta (Comuni di Trapani, Calatafimi, Segesta, Castellana, Petralia, Butera).

    Le caratteristiche dei depositi

    I siti erano secretati fino a ieri e tenuti solo nelle mani della Sogin, la società che si occupa dello smantellamento delle vecchie centrali, per tutto questo tempo. Nel giro di qualche anno questa transizione porterà alla localizzazione del sito che in un primo momento dovrà contenere 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e poi anche 17 mila metri cubi ad alta attività, questi ultimi per un massimo di 50 anni. Il tutto con una spesa prevista di 900 milioni di euro, che saranno prelevati dalle componenti della bolletta elettrica pagata dai consumatori.

    Per i depositi sono state rilevate delle caratteristiche particolari, per esempio devono essere di 150 ettari, di cui 110 per il Deposito e 40 per il Parco tecnologico. Una volta riempito, il Deposito avrà tre barriere protettive, e sarà poi ricoperto da una collina artificiale, una quarta barriera, e da un manto erboso. Le barriere ingegneristiche dovranno garantire l’isolamento dei rifiuti radioattivi per più di 300 anni, ovvero fino al loro decadimento a livelli tali da non essere più nocivi per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Per questo le comunità locali sono molto preoccupate per l’impatto ambientale.

    Nucleare, cosa succede ora

    Quali sono le prossime tappe? Nei sessanta giorni successivi alla pubblicazione del 5 gennaio parte la “consultazione pubblica”. Le Regioni, gli enti locali e i soggetti interessati potranno formulare le loro osservazioni e proposte tecniche alla Sogin. Si tratta della prima consultazione pubblica che si svolge in Italia.

    L’iter non è dei più semplici, visto che bisognerà raccogliere il consenso delle comunità interessate e delle istituzioni locali. La consultazione pubblica durerà in tutto quattro mesi, compreso anche il “seminario nazionale” che Sogin dovrà organizzare, e una successiva rielaborazione di tre mesi che darà luogo alla Carta nazionale delle aree idonee.

    Poi si passerà alla fase delle “manifestazioni di interesse” dei territori. Che in un momento di emergenza sanitaria per il Coronavirus diventa ancora più complesso. Una volta individuato il sito servono poi quattro anni per la costruzione.

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