È stato inaugurato questa mattina a Modena un innovativo impianto per il riciclo delle plastiche rigide. Si chiama R3GID (Recover Recycle Regenerate Plastic) ed è il nuovo fiore all’occhiello di Aliplast, azienda leader nella raccolta, riciclo e rigenerazione della plastica, controllata del Gruppo Hera.
Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, oltre che delle massime autorità locali, tra cui il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale. A fare gli onori di casa l’amministratore delegato di Hera Orazio Iacono, l’amministratore delegato di Herambiente Andrea Ramonda e l’amministratore delegato di Aliplast Michele Petrone.
La cerimonia inaugurale è stata seguita da una tavola rotonda, moderata da Francesca Gambarini, giornalista de L’Economia Corriere della Sera, a cui hanno preso parte importanti rappresentanti del mondo dell’industria e della ricerca: c’erano Paolo Accastello, area manager di Stellantis per Italia e Poloni; Luigi De Nardo, direttore del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano; Fabrizio Di Amato, presidente e fondatore del gruppo Maire; Antonino Furfari, direttore generale di Plastics Recyclers Europe (Pre); Paolo Goi, direttore Global Innovation, Research & Quality di Davines; Maurizio Mezzelani, responsabile R&D di Fratelli Guzzini; Simone Targetti Ferri, Sustainability Officer di L’Oréal Italia.
R3GID si presenta come uno tra i più innovativi impianti europei nel settore del riciclo della plastica. Già operativo da alcuni mesi, permetterà di lavorare fino a 30mila tonnellate di polimeri riciclati all’anno di alta qualità, con caratteristiche comparabili a quelle della materia vergine ottenuta da fonte fossile (il grado di purezza certificata è superiore al 99%).
L’impianto occuperà, a regime, circa 80 lavoratori. L’investimento complessivo ammonta a 48,8 milioni di euro, di cui 7,7 milioni come contributo diretto di fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
L’attività del sito si annuncia fondamentale per soddisfare la crescente domanda di plastiche riciclate prevista nel breve e medio periodo dai nuovi regolamenti europei.
Attualmente l’Europa ha una capacità di riciclo pari a 13,5 milioni di tonnellate di plastica, ma tale capacità è altamente sottoutilizzata: secondo un’indagine di Boston Consulting Group, nel 2024 sono stati prodotti soltanto 7,5 milioni di tonnellate di materiale riciclato. Il tasso di utilizzo degli impianti è sceso dal 58,3% del 2023 al 55,6% del 2024. La pressione sul settore deriva anzitutto dalla concorrenza dei polimeri vergini importati a basso costo. Quanto alle plastiche rigide, la capacità europea è ferma dal 2022 intorno a 3,5 milioni di tonnellate, mentre Plastics Recyclers Europe e ICIS stimano che entro il 2030 ne serviranno 2 milioni in più.
Il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) – adottato dai Paesi europei nel 2025 – richiede entro il 2040 ulteriori 5,7 milioni di tonnellate di capacità di riciclo aggiuntiva nel continente rispetto alla situazione attuale per HDPE e PP rigidi (polietilene ad alta densità e polipropilene rigido), ma 2 milioni dovranno essere disponibili già entro il 2030 per far fronte alle quote crescenti di materiale riciclato negli imballaggi previsti dal regolatore. A questi target si aggiungono quelli fissati dal Regolamento ELV (End of Life Vehicles) – approvato lo scorso giugno dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Ue – che introduce un contenuto minimo di plastica riciclata nei nuovi veicoli del 15% dal 2032 e del 25% dal 2036, di cui almeno il 20% deve provenire da veicoli a fine vita (l’ELV si applica solo ai nuovi modelli immessi sul mercato, quindi, l’effetto pieno sull’intero parco veicoli circolate è atteso non prima del 2042 e richiede entro quella data 1,2 milioni di tonnellate di plastica riciclata post consumo).
Il nuovo stabilimento modenese del Gruppo Hera riciclerà rifiuti plastici rigidi provenienti sia da rifiuti urbani che da rifiuti industriali di settori come l’automotive, la cosmetica e l’home e personal care, l’elettronica di consumo, l’arredo che generano materiali solitamente non riciclabili e, quindi, destinati a termovalorizzazione o discarica. Con R3GID, invece, saranno rigenerati e trasformati in polimeri di qualità, made in Italy, tracciabili e certificati. Al punto che potranno essere poi riutilizzati dagli stessi comparti d’origine per realizzare, ad esempio, una vasta gamma di componenti in plastica per tv, pc ed elettrodomestici, contenitori di make-up, serbatoi e paraurti o arredo da giardino.
“Questo è un esempio concreto di come l’Italia possa giocare d’anticipo rispetto alle sfide poste dai nuovi regolamenti europei, dal PPWR all’ELV, trasformandole in opportunità di crescita industriale”, ha osservato il ministro Pichetto Fratin: “Qui troviamo tecnologia italiana, una filiera interamente made in Italy e un prodotto certificato, tracciato e di qualità comparabile alla materia prima vergine. Realizzare materie prime seconde a chilometro zero significa rafforzare la competitività del Paese, ridurre la dipendenza dai mercati esteri e rendere più sicure le nostre catene di approvvigionamento anche di fronte alle tensioni geopolitiche e alle oscillazioni dei prezzi. Impianti come questo generano un beneficio per l’intero sistema Paese”.
“L’Europa – ha fatto notare l’amministratore delegato di Hera Orazio Iacono – ha un gap strutturale nel riciclo: la capacità è ferma o in calo, mentre le nuove norme faranno crescere la domanda di plastica riciclata di qualità equivalente al polimero vergine. R3GID è la risposta di chi si muove per primo. Offre alla manifattura italiana materiali di qualità, made in Italy e a chilometro zero, tagliando anche i costi d’importazione e garantendo l’approvvigionamento. E c’è un beneficio per il Paese: ogni anno l’Italia versa all’Unione europea circa 800 milioni di euro di Plastic Tax sugli imballaggi in plastica non riciclati, ma il solo sito di Modena farebbe risparmiare circa 24 milioni di euro se tutta la produzione fosse destinata agli imballaggi”.
Lo stabilimento sorge nel polo industriale del Gruppo Hera di via Cavazza, a Modena, in cui operano già il termovalorizzatore e il depuratore delle acque reflue. Proprio grazie a questi due impianti è stato possibile creare un circolo virtuoso con la nuova realtà di Aliplast: l’acqua in uscita dal depuratore alimenta il processo produttivo dell’impianto di riciclo delle plastiche rigide e poi torna al depuratore, mentre l’energia elettrica del termovalorizzatore alimenta le nuove linee di business. Il risultato è un taglio dei costi energetici, che nel riciclo italiano pesavano già prima della crisi energetica circa il 30% dei costi di produzione, materia prima esclusa. Il sito eviterà inoltre circa 30mila tonnellate di CO2 equivalente rispetto alla produzione da plastica vergine, a parità di ciclo produttivo
L’impianto è stato realizzato dal Gruppo Hera con le migliori tecnologie disponibili. Nextchem, società del Gruppo Maire, ha partecipato al progetto come partner tecnologico, mettendo a disposizione la tecnologia proprietaria NX Replast, una soluzione avanzata per l’upcycling delle plastiche. Più in generale, la dotazione impiantistica e le tecnologie adottate consentono di ottenere polimeri riciclati e compound a elevata purezza, destinati a sostituire materiali vergini di origine fossile in applicazioni ad alto valore aggiunto, e di sviluppare materiali tailor-made, per soddisfare specifici requisiti funzionali, meccanici, estetici e normativi, ampliando le opportunità di impiego delle plastiche riciclate anche nei segmenti più esigenti del mercato.
Per Aliplast, l’inaugurazione dello stabilimento modenese si somma all’ampliamento di quello a Borgolavezzaro, in provincia di Novara, dedicato al riciclo del PE-LD (polietilene a bassa densità), e all’acquisizione del 70% di Kronos Polymer Polska, anch’essa specializzata in PE-LD e in via di perfezionamento entro fine 2026. Così la capacità di riciclo della controllata di Hera andrà a raddoppiare: supererà le 210mila tonnellate annue di materie prime seconde plastiche di alta qualità, con una capacità produttiva complessiva pari a 255mila tonnellate annue. L’investimento di Modena rientra nei 2 miliardi di euro che il piano industriale destina all’economia circolare per il periodo 2025-2029, sui 5,5 miliardi complessivi.