Oggi, sulle creste dell’Alto Vastese, a quote che arrivano fino a 1.480 metri, le pale eoliche di Edison si contano su un quarto delle dita rispetto a vent’anni fa, ma producono più del doppio delle strutture di vecchia generazione. È questa la vera sostanza del “repowering”, un tecnicismo che nasconde qualcosa di molto concreto e al tempo stesso sorprendente, ossia generare più energia con meno strutture, migliorando il paesaggio senza consumare altro suolo.
Un caso unico in Italia
L’azienda ha annunciato, il 26 giugno, il completamento del piano che rende l’Abruzzo un caso unico in Italia: 173 aerogeneratori obsoleti sostituiti da 47 turbine di ultima generazione. Così, grazie al rinnovo integrale del portafoglio eolico regionale dell’azienda, la produzione rinnovabile è più che raddoppiata, salendo a 355 gigawattora (GWh) l’anno, 2,5 volte il livello precedente. Grazie agli oltre 200 milioni di euro investiti tra il 2019 e il 2026, con 186 megawatt di capacità installata totale, gli impianti abruzzesi coprono oggi l’equivalente del fabbisogno elettrico di oltre 131mila famiglie, evitando l’emissione di 148mila tonnellate di CO₂ all’anno. Non a caso, l’amministratore delegato Nicola Monti ha parlato di una «tappa strategica nel percorso di crescita di Edison nelle fonti rinnovabili in Italia e del contributo del Gruppo per incrementare la diversificazione tecnologica e concorrere a un sistema nazionale sempre più resiliente e decarbonizzato».
Questo primato si inserisce in un contesto preciso che riguarda tutto il Paese. «Siamo stati i pionieri in Italia nelle integrali ricostruzioni dei parchi eolici, avviando questo percorso quasi dieci anni fa», ha detto esplicitamente Fabio Lamioni, che guida Edison Rinnovabili. «Oggi l’Abruzzo è la regione nella quale abbiamo portato a termine il più vasto intervento di integrali ricostruzioni, rinnovando tutti i nostri impianti eolici», ha aggiunto. «Un modello concreto, che contribuisce allo sviluppo dell’indotto locale, e che intendiamo continuare ad estendere anche ad altri impianti del Gruppo, a partire dalla Campania».
Ma il dato da sottolineare a livello nazionale è un altro. Su 13,5 gigawatt di eolico onshore installati in Italia, secondo l’analisi di Elemens realizzata per Edison, il 62 per cento vede gli incentivi già scaduti o in scadenza entro il 2029. Di conseguenza il potenziale reale del repowering si attesta intorno ai 6 gigawatt, quasi la metà dell’intera capacità eolica nazionale. Se questo potenziale venisse realizzato, potrebbe coprire il 40-50 per cento della nuova potenza necessaria per raggiungere i 26 gigawatt previsti dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) al 2030, considerando la sola quota aggiuntiva. I progetti più ambiziosi oggi in autorizzazione mostrano incrementi medi del 124 per cento, che porterebbero il contributo del solo “repowering” al 60-70 per cento della nuova capacità eolica necessaria. Il problema è che tra potenziale e realtà il divario è ancora troppo ampio: ad oggi sono stati realizzati e collegati alla rete appena 373 megawatt “post-repowering”, su 4,2 gigawatt di progetti in fase autorizzativa.
Una filiera locale
Ogni intervento, inoltre, ha lasciato una traccia ambientale diretta. Le piazzole delle vecchie torri, pari a quasi 37.700 metri quadrati di superficie complessiva, sono state ricoperte, rinaturalizzate e restituite al pascolo. Le scarpate sono state addolcite, sottoposte a idrosemina e ricreate come paesaggi naturali. In alcuni casi, su richiesta delle amministrazioni locali, le fondamenta non rimosse sono state interrate e riconvertite in basi per aree da picnic.
In un territorio di appena 4.364 abitanti distribuiti su oltre 209 chilometri quadrati, afflitto spesso dallo spopolamento, dal rischio di chiusura delle scuole rimaste e da una generale difficoltà di offrire servizi essenziali alla popolazione, la presenza continuativa di Edison ha avuto un peso economico specifico, documentato in un rapporto realizzato con il coordinamento metodologico di Avanzi. Parliamo di circa due milioni di euro all’anno distribuiti nel territorio tra royalties, convenzioni, IMU e acquisti da fornitori locali e comprensivi di circa 800mila euro di retribuzioni per il personale stabilmente presente in loco. Sei imprese locali sono state coinvolte nelle manutenzioni con oltre 20 addetti e più di 400 maestranze sono state impiegate nel periodo di cantiere. Così, alcune piccole cooperative nate come realtà artigiane si sono trasformate in Srl con decine di dipendenti, capaci di partecipare a gare pubbliche. Anche Vestas, il costruttore danese di turbine, ha scelto Castiglione Messer Marino come sede del proprio centro di manutenzione e magazzino di ricambi, generando un indotto che avvantaggia i settori dei trasporti, della ristorazione e delle officine meccaniche locali.
Un modello da seguire
La sola Edison gestisce la manutenzione di quasi 50 chilometri di piste montane; ha collaborato con la Pubblica amministrazione per la costruzione di una elisuperficie per gli interventi sanitari d’emergenza in una zona distante oltre un’ora dai più vicini ospedali; ha finanziato uno scuolabus a Schiavi d’Abruzzo; e ha contribuito alla valorizzazione del “Sentiero del Vento”, che unisce quattro comuni della zona, diventato ormai un frequentato percorso cicloturistico. Queste strade esistono grazie ai cantieri degli impianti e ora servono le comunità locali. Su richiesta della Provincia di Chieti inoltre, l’azienda ha investito mezzo milione di euro nel ripristino delle arterie provinciali danneggiate dai mezzi da cantiere, un’opera inserita nel masterplan provinciale.
A livello complessivo, Edison dispone oggi di circa 8 gigawatt di capacità produttiva installata, di cui 2,3 gigawatt da fonti rinnovabili. Nel 2025 ha prodotto 4,4 terawattora di energia green, evitando circa 1,9 milioni di tonnellate di CO₂. L’obiettivo al 2030 è raggiungere 4 gigawatt dalle rinnovabili, portando le fonti verdi al 40 per cento del mix di generazione e riducendo l’intensità delle emissioni da 278 a 200-210 grammi di CO₂ per chilowattora. Un percorso che ha già consentito di abbattere di oltre il 70 per cento le emissioni dirette rispetto al 2006. Il caso di Edison in Abruzzo dimostra che questo modello funziona, la domanda è se il sistema Paese riuscirà a replicarlo.