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Tunisia, bocciata la candidatura del primo leader apertamente gay

Mounir Baatour, avvocato, 48 anni, da anni impegnato nella difesa dei diritti civili, annuncia un ricorso

Di Donato De Sena
Pubblicato il 16 Ago. 2019 alle 12:24 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:07
Immagine di copertina
Credit: FETHI BELAID / AFP

Tunisia, no al primo candidato apertamente gay

Il primo candidato apertamente gay alla presidenza della Repubblica in Tunisia. Il primo nell’intero mondo islamico. Negli ultimi giorni si è molto parlato della discesa in campo nel Paese nordafricano di Mounir Baatour, avvocato, 48 anni, omosessuale, da anni impegnato nella difesa dei diritti civili in una terra dove i rapporti tra persone dello stesso sesso vengono puniti anche con la detenzione.

La strada verso le elezioni sembra essere però in salita, perché la commissione elettorale incaricata di vagliare le richieste di tutti i potenziali candidati ha deciso per una bocciatura.

Inizialmente erano state presentate 97 candidature alla presidenza della Repubblica ma 71 sono già state considerate irregolari. E quella di Baatour, presidente del Partito liberale tunisino, non risulta tra le 26 accettate. Un elenco definitivo dei candidati verrà comunque presentato il 31 agosto, mentre la campagna elettorale avrà inizio il 2 settembre. Il voto è invece in programma il 15 settembre.

L’esclusione di Baatour è stata comunicata dallo stesso avvocato, via Twitter, in un messaggio che riporta anche l’annuncio di un ricorso da parte dei liberali. “La decisione dell’Istanza superiore indipendente per le elezioni della Tunisia di rifiutare la candidatura non è né chiara né motivata”, si legge del comunicato stampa. E ancora: “Presenteremo un ricorso davanti al tribunale amministrativo di Tunisi per contestare la decisione”. “Le condizioni con le quali è stata motivata ci sembrano altamente sospette”.

candidato gay tunisia

L’attivismo

La corsa di Baatour alle elezioni per la presidenza della Repubblica, come raccontato tra gli altri dal Washington Post, ha ricevuto molta attenzione anche all’estero, perché considerata presupposto per un importante passo avanti nel riconoscimento dei diritti delle persone LGBT in un paese che ancora criminalizza i rapporti sessuali tra omosessuali.

Baatour aveva presentato la candidatura depositando quasi 20mila firme, il doppio del numero richiesto, segnale di un solido sostegno.

“Questo entusiasmo testimonia già la grande volontà del popolo tunisino, e in particolare dei giovani, di vedere soffiare un nuovo vento politico sul Paese e di alimentare concretamente la sua democrazia”, ha affermato l’avvocato nei giorni scorsi definendo la candidatura “storica”.

Ma l’avvocato ha evidenziato anche che il suo orientamento sessuale non ha guidato la sua decisione di entrare in corsa per la presidenza, e che eventualmente non “interferirà” nella sua candidatura. In un’intervista ha dichiarato che è il suo curriculum come avvocato e attivista per i diritti umani a qualificarlo per fare un gran lavoro per il suo Paese.

“Ho presentato la mia candidatura alla presidenza della Repubblica tunisina – ha spiegato ancora – perché per anni sono stato un difensore dei diritti umani, un difensore delle minoranze, un difensore delle libertà individuali”.

Baatour ha fondato l’associazione Shams per chiedere l’articolo 230 del codice penale, quello in cui si definisce l’omosessualità un reato. “Credo di essere la persona meglio posizionata per fare un cambiamento positivo nel realizzare maggiori libertà individuali in Tunisia”, ripete oggi.

La situazione

La Tunisia è considerata l’unica storia di successo democratico della primavera araba. Il Paese ha visto fiorire le libertà civili dopo la rivoluzione del 2011 che ha posto fine a mezzo secolo di governo autoritario. La libertà di espressione si è ampliata in modo significativo negli anni della nuova democrazia e i gruppi politici, precedentemente repressi, sono entrati sulla scena nazionale.

Tanto resta da fare. In Tunisia gli omosessuali rimangono emarginati e le autorità continuano a perseguire i rapporti tra persone dello stesso sesso, punibile con un massimo di tre anni di reclusione. Secondo gli attivisti per i diritti umani, lo scorso anno le autorità hanno arrestato più di 100 persone in base per la loro identità di genere percepita o per l’orientamento sessuale.

Le elezioni

Le elezioni, inizialmente in programma a novembre, sono state anticipate al 15 settembre, dopo la morte di Beji Caid Essebsi, primo presidente tunisino eletto del dopo Ben Ali.

Il candidato più illustre alle prossime presidenziali è l’attuale premier, Youssef Chahed. Gli altri candidati noti sono: Mongi Rahoui, deputato del Fronte popolare, il principale partito di opposizione; Mohamed Abbou, fondatore del partito Corrente democratica; Abir Moussi, presidente del Pdl, Partito desturiano libero; l’imprenditore Nabil Karoui; Moncef Marzouki, ex capo dello Stato; il presidente del partito laico tunisino Machrou Tounes, Mohsen Marzouk.