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Scoperta per la prima volta l’acqua su un pianeta extrasolare simile alla Terra

Del gruppo di scienziati che ha fatto l'incredibile scoperta fa parte anche l'italiana Giovanna Tinetti

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 12 Set. 2019 alle 08:34
Immagine di copertina
Un'immagine di K2-18 b (Credits: Photo University College of London)

Scoperta l’acqua su un pianeta simile alla Terra

Per la prima volta è stata scoperta dell’acqua nell’atmosfera di un pianeta simile alla Terra. Si chiama K2-18 b, si trova a 110 anni luce dalla Terra ed è al momento l’unico pianeta esterno al sistema solare ad avere condizioni compatibili con l’esistenza di forme di vita: ha una massa otto volte superiore a quella della Terra e ruota attorno a una stella più piccola e fredda del Sole alla distanza ideale per avere una temperatura che permetta all’acqua di essere allo stato liquido. Saranno necessarie ulteriori osservazioni per capire se ci sono nuvole e per calcolare la percentuale di acqua presente nell’atmosfera.

Pubblicata sulla rivista Nature Astronomy, la scoperta si deve al gruppo dell’University College di Londra, di cui fanno parte Angelos Tsiaras, l’italiana Giovanna Tinetti e Ingo Waldmann.

Il pianeta si chiama K2-18 b ed era stato scoperto nel 2015 dal telescopio spaziale Kepler della Nasa. È una delle centinaia delle cosiddette super-Terre, ossia pianeti con una massa compresa fra quelle della Terra e di Nettuno. La sua stella, K2-18, è una nana rossa molto attiva, tanto che il pianeta K2-18 b potrebbe essere esposto a molte radiazioni e avere perciò un ambiente più difficile rispetto a quello terrestre.

Il pianeta K2-18 b e la sua nana rossa (Credits: Alex Boersman)

I ricercatori ne hanno ricostruito le caratteristiche dell’atmosfera grazie ai dati acquisiti nel 2016 e nel 2017 dal telescopio spaziale Hubble, gestito da Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Nasa. Quindi hanno sviluppato algoritmi con cui hanno analizzato la luce della stella filtrata dall’atmosfera e così hanno trovato la firma molecolare dell’acqua, accanto a quelle di idrogeno ed elio. Non si esclude che nell’atmosfera di K2-18 b possano esserci anche azoto e metano.

La ricerca sui pianeti extrasolari

C’è ancora tanto lavoro da fare, ma il traguardo raggiunto, la scoperta dell’acqua su un pianeta, è fuori discussione e “incredibilmente eccitante”, ha detto Tsiaras, lo scienziato che coordina il gruppo.

“K2-18 b non è un gemello della Terra – ha aggiunto – in quanto è significativamente più pesante e ha una composizione atmosferica diversa. Tuttavia ci aiuta a rispondere alla domanda fondamentale: la Terra è unica?”. Senza dubbio si apre “una nuova era nella ricerca sugli esopianeti” e, come ha rilevato Tinetti, K2-18 b diventa “uno dei pianeti più interessanti per gli studi futuri.

Ad oggi, sono stati rilevati oltre 4.000 pianeti extrasolari ma non sappiamo molto sulla loro composizione e natura. Osservando un ampio campione di pianeti, speriamo di scoprire come si formano e come evolvono i pianeti della nostra galassia”.

Anche Waldmann è convinto che “questa sia la prima scoperta di molti pianeti potenzialmente abitabili. Questo non solo perché le super-Terre come K2-18 b sono i pianeti più comuni nella nostra galassia, ma anche perché le nane rosse sono le stelle più numerose”. Protagonisti della nuova caccia ai pianeti potenzialmente abitabili che si è appena aperta sanno i futuri telescopi spaziali, come il James Webb di Nasa, Esa e agenzia spaziale canadese Csa, e la missione Ariel dell’Esa, coordinata da Giovanna Tinetti.

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