Me

La svolta pro-scienza di Beppe Grillo è una buona notizia: se facciamo i complottisti siamo come il M5s

Il commento di Lorenzo Tosa

Di Lorenzo Tosa
Pubblicato il 11 Gen. 2019 alle 12:00 Aggiornato il 11 Gen. 2019 alle 12:23
Immagine di copertina
Beppe Grillo

Ieri è successa una cosa molto istruttiva. Beppe Grillo, il profeta della pseudoscienza, l’uomo che per vent’anni ha teorizzato nei suoi spettacoli (e poi sul blog) che i vaccini provocano l’autismo e che l’Aids non esiste, ha firmato il manifesto di Burioni e Silvestri a favore della scienza.

Quella vera, l’unica che esiste. Al di là di ogni dietrologia e al netto della credibilità del personaggio, chi conosce dal di dentro le vicende pentastellate non può non scorgere in questa semplice firma una scossa tellurica di magnitudo 9 all’interno della cosmologia grillina.

Quello che ai più è parso un cambio di rotta quasi inspiegabile – e per questo “sospetto” – è in realtà la punta dell’iceberg di un’operazione di “rivergination” scientifica e intellettuale che l’autoelevato ha avviato tre anni e mezzo fa, di concerto con i suoi spin doctor, all’alba delle sue dichiarazioni sul presunto business delle mammografie, con prevedibile ondata di polemiche.

In pochi se ne sono accorti, ma quello di Assisi è stato l’ultimo, grande, attacco di Beppe Grillo alle fondamenta della scienza medica così come la conosciamo.

Non è un caso che, negli stessi anni, la posizione dei 5 Stelle sui vaccini da una iniziale battaglia all’O.K. Corral si è via via ammorbidita verso un più prudente No all’obbligo, fino all’attuale, sostanziale, continuità con le politiche della ministra Lorenzin.

Ma il comico di Sant’Ilario è andato addirittura oltre, osando l’inosabile nell’agosto scorso, quando si è scagliato senza mezzi termini contro l’omeopatia, spingendosi fino ad affermare che questi presunti farmaci andrebbero “ritirati dal mercato”.

Più che sul blog di Beppe Grillo, sembrava di essere finiti a un convegno del Cicap. Era già tutto lì, l’ennesimo cambio di costume di un professionista del travestimento, in cui tutto è vero fino a prova – o a convenienza – contraria.

A maggior ragione se di mezzo ci sono i voti. Tanti voti. Nell’ultimo lustro l’attenzione dell’opinione pubblica si è radicalizzata sul tema delle medicine alternative e delle pseudo-scienze, creando intorno a sé due partiti contrapposti, che muovono letteralmente milioni di consensi.

Troppi perché gli strateghi della comunicazione 5 Stelle non ci mettessero gli occhi sopra. La svolta “scientista” del leader simbolico e iconico del Movimento non è altro che l’ultimo, spericolato, tentativo di accreditare i “guerrieri dell’onestà” come forza politica matura, pragmatica, capace di mettere da parte il legittimo sospetto (mai apertamente sconfessato da nessuno) in nome della “real politik” e dell’unica cosa che ha mai scaldato i cuori dei Casaleggios: arrivare al governo il più rapidamente e nel modo più indolore possibile.

A giudicare da come sono andate poi le cose, si direbbe quasi una profezia. Eppure, a prescindere dalle ragioni della svolta – e, anzi, forse proprio in virtù di queste – oggi la firma di Beppe Grillo, accanto a quella di Matteo Renzi, su un patto trasversale contro la deriva anti-scientifica non può non essere accolta come una vittoria.

Semplicemente non ce lo possiamo permettere nel clima di oscurantismo crescente in cui viviamo, in un Paese governato da gente che rimette in discussione l’aborto e considera l’omosessualità una malattia da curare.

Piacciano o meno Burioni e il burionismo, quel manifesto è forse il primo grande successo politico sui temi della scienza dopo anni di sconfitte e brusche ritirate.

Quella firma non ci sta dicendo dove va Grillo, di cui tutto sommato possiamo anche fregarcene, ma della direzione in cui va il Paese, di cui i 5 Stelle- e il suo padre nobile, suo malgrado – da anni non sono altro che una copia carbone, un mero riflesso condizionato (dai sondaggi): la borghesia vira a destra, ed eccoli aprire a Salvini; crescono i Sì Tav, e all’improvviso i costi vengono scavalcati dai benefici. Tutto è in vendita, in questa Spa del consenso attiva 24 ore su 24.

Tutto vale e niente conta in questo laboratorio alchemico di apprendisti stregoni della propaganda guidato da un ex stellina del Grande Fratello in disgrazia.

Ma non è questa la cosa più istruttiva accaduta ieri, né le centinaia di insulti e anatemi lanciati dai No-vax sulla pagina di Beppe Grillo (dai No-vax non c’è mai nulla da imparare), bensì le altrettante reazioni stizzite di chi è apertamente a favore della scienza.

In qualunque forum ti recassi, compreso, in piccolo, il mio profilo Facebook, era tutto un florilegio di “non mi fido”, di “cosa c’è dietro?”, e via di ogni più disparata teoria del complotto.

Siamo così accecati dalla rabbia da non riuscire neppure a riconoscere una vittoria politica, quando ce la troviamo davanti. Abbiamo trascorso così tanti anni a cercare di capire come combattere i 5 Stelle – e poi Salvini – che abbiamo finito per diventare come loro: odiatori rabbiosi, dietrologi, tifosi, complottisti, vittime nostro malgrado della cultura del sospetto, che è ormai a tutti gli effetti da considerarsi una categoria della politica.

Ci siamo illusi di sconfiggere i populisti con la competenza e invece abbiamo finito per diventare noi incompetenti, incapaci di un argomentazione o un’analisi che vadano oltre la mera delegittimazione dell’avversario.

Col risultato che una delle eredità più sconvolgenti che si lasceranno alle spalle i 5 Stelle, quando questa febbre sovranista sarà finita, non è di avere reso l’Italia un paese antiscientifico ma aver trasformato noi nelle stesse persone che credevamo di combattere. E, come direbbe Guccini, scusate, ma è “una morte un po’ peggiore”.