Me

Quindici motivi (quasi seri) per cui un disabile ha bisogno di una carrozzina nuova

Il commento di Iacopo Melio

Di Iacopo Melio
Pubblicato il 20 Mar. 2019 alle 16:07 Aggiornato il 18 Apr. 2019 alle 09:24
Immagine di copertina

Se avete bisogno di un paio di plantari perché i vostri si sono consumati dovete aspettare 36 mesi, un bastone nuovo una persona cieca può richiederlo ogni 3 anni, mentre se vi occorre un sollevatore più moderno per il vostro bagno sono 8 anni di attesa.

Questo perché gli ausili per persone con disabilità hanno tempi diversi di rinnovo disciplinati dal Decreto del Ministero della Sanità del 27 agosto 1999, numero 332 . Si tratta di un problema enorme per un disabile, una questione che le Istituzioni sembrano non voler ancora comprendere.

Da anni, infatti, si sta lottando affinché questi rinnovi possano essere anticipati, limitando così i disagi che si incontrano nel quotidiano quando ci si avvale di strumenti ormai obsoleti.

Ma cosa significa, ad esempio, non poter sostituire una carrozzina quando diventa tutta sgangherata? Proverò a spiegarlo scrivendo quindici motivi “molto seri” per i quali noi disabili dovremmo aver garantita una carrozzina nuova, senza dover aspettare i sei anni previsti dalla normativa.

Chissà, magari chi di dovere li legge e si convince a snellire la burocrazia, senza più farci girare le ruote…

  1. Perché se le camere d’aria non reggono più, non possiamo impennare. E se non possiamo impennare come facciamo a rimorchiare qualcuno nei locali?
  2. A proposito di impennate: la mia amica Ilaria Naef ha appena realizzato a Prato Nevoso il primo salto mortale in carrozzina sulla neve al mondo, e allora dobbiamo garantire a lei e ad altri pazzi-abbestia ammortizzatori nuovi per nuove pazzie, ricordando a tutti che i limiti sono solo nella nostra testa (le acrobazie però le lascio fare a loro, eh, che io preferisco guardare…);
  3. Perché, dopo la montagna, se andiamo al mare anche solo un giorno finisce che ci ritroviamo sabbia ovunque per tutto l’anno, soprattutto nell’imbottitura del cuscino (che è più fastidioso che ritrovarsela nelle mutande);
  4. E a proposito di cuscino: uno fatto in silicone antidecubito costa uno sproposito e si rovina facilmente, sbriciolandosi che nemmeno le crostatine nello zaino quando le portavamo per merenda a scuola;
  5. Perché anche i nostri freni si consumano, ed essere parcheggiati distrattamente in discesa equivale già dopo due anni a sentirsi degli intrepidi Alberto Tomba in caduta libera (ma sull’asfalto, il che non è proprio rassicurante);
  6. Perché così abbiamo una scusa più frequente per far provare il nuovo bolide a chi ci piace, facendolo sedere sulle nostre gambe e portandolo galantemente in giro;
  7. Perché almeno potremo continuare ad aspettare belli comodi i nostri partner mentre si provano vestiti nei camerini o, comunque, mentre vagano per ore intere alla ricerca di qualsiasi cosa tra negozi e centri commerciali;
  8. Perché noi disabili sulle carrozzine ci mangiamo pure, e da dipendente di maionese imbranatissimo vi garantisco che è imbarazzante spiegare che cosa siano quelle macchie sulla fodera del cuscino;
  9. Perché un telaio nuovo fa sempre comodo se fai “accidentalmente” uno scambio di vernice con le auto parcheggiate dove non dovrebbero;
  10. Perché foriamo, eccome se foriamo, accipicchia se foriamo: a volte per le buche dei marciapiedi, a volte per l’incuria dei parchi pubblici, altre ancora per le vendette dei partner delle nostre amanti;
  11. Perché dopo un paio di anni di scosse sui sampietrini in città, anche ad una carrozzina viene un esaurimento nervoso;
  12. Perché tanto ci sarà sempre qualche amico che ci attaccherà sopra un adesivo “per ricordo” (concerti, viaggi…), e poi un altro, e poi un altro, e poi un altro… e poi finisci lo spazio;
  13. Perché sulla carrozzina ci facciamo anche l’amore, o magari solo sesso, e capite bene che nella foga qualche pezzo salta sempre;
  14. Perché, semplicemente, la mia carrozzina mi rende libero tanto quanto il vostro paio di scarpe. E provateci voi, per sei anni, a stare nel solito paio di scarpe.
  15. Non me ne veniva un altro per arrivare a quindici, ma sono certo che ci sia.

> > > La storia di Damiano e Margherita Tercon: l’autismo, l’amore e il sogno di Italia’s Got Talent