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Zingaretti sulla possibilità di un governo Pd-M5S: “Una discontinuità deve essere garantita anche da un cambio di persone”

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 25 Ago. 2019 alle 19:15 Aggiornato il 25 Ago. 2019 alle 21:21
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Zingaretti sul governo Pd-M5S: “È il momento di aprire il cantiere dei contenuti ma una discontinuità deve essere garantita anche da un cambio di persone”

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti interviene sulla possibilità di un governo Pd-M5S durante una conferenza stampa al Nazareno intorno alle 18 del 25 agosto: “Abbiamo il mandato di dare vita a un governo di svolta e di discontinuità per il paese e il futuro dell’Italia. Siamo a lavoro per un patto di governo, non per un ultimatum frutto di contrapposizioni”.

L’accordo deve avvenire anzitutto  sui contenuti: “Il tema dei contenuti è importante, il governo precedente è caduto proprio perché non ha trovato una sintesi. Non crediamo al modello del contratto alla base del governo precedente con due governi paralleli rappresentati da due forze politiche”. I democratici, aggiunge Zingaretti aspirano piuttosto “a un patto di governo che possa dare all’Italia una direzione chiara su dove si vuole andare. Noi vogliamo un paese più green, più giusto e a misura delle donne, che metta al centro il tema del lavoro, della crescita e dello sviluppo”.

Per tutto il giorno è andato avanti un tira e molla sul nome del nuovo candidato premier alla guida di un eventuale governo giallo-rosso e l’accordo a giudicare dal battibecco in corso da ore sembra più difficile del previsto: “Mercoledì torneremo dal presidente della Repubblica per verificare se esiste una convergenza, la sintesi deve portare non a due programmi paralleli che non dialogano ma a un programma comune” ha aggiunto.

Sulla possibilità di un governo Conte bis Zingaretti ha ribadito: “Noi pensiamo che in un governo di svolta la discontinuità debba essere garantita anche da un cambio di persone. Ci sono delle opinioni differenti ma sono convinto che si troverà una soluzione in un confronto reciproco, capendoci e interloquendo l’uno con l’altro. Per garantire questi elementi noi faremo di tutto anche se non nego che finora una soluzione non si è ancora determinata”.

Una prima proposta sul nome del futuro premier era arrivata nella serata del 24 agosto. Fonti interne al Nazareno avevano fatto sapere che per il Partito democratico il presidente della Camera Roberto Fico poteva essere “un ottimo punto di partenza” per la formazione di un nuovo governo. Fico ha però rispedito al mittente l’offerta e il 25 agosto ha dichiarato che non intende lasciare il suo incarico. (qui le ultime notizie in diretta sulla crisi di governo). SE NON VISUALIZZI GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI CLICCA QUI

Intorno alle 14.30 la situazione ha raggiunto un punto di stallo difficile da superare. Di Maio ha avuto una conversazione telefonica con il segretario del Pd, a cui ha ribadito di non voler accettare condizioni o veti sul nome di Giuseppe Conte. L’ipotesi di un “Conte bis” è ormai nell’aria da giorni, ma dal Partito democratico non sono mai arrivate aperture esplicite al riguardo. Zingaretti al telefono ha risposto con un no secco a questa possibilità e secondo fonti interne alla segreteria in seguito alla conversazione ha espresso “malessere” per gli “ultimatum” ricevuti da parte del M5s. Nel frattempo le pressioni dei renziani per un sì al Conte bis sono aumentate. Il timore infatti è che la logorante trattativa col Pd porti a una riapertura del dialogo tra Lega e M5S.