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Regolamento di Dublino: che cos’è e cosa vuole fare il nuovo governo Conte bis

Di Laura Melissari
Pubblicato il 11 Set. 2019 alle 18:06 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 18:50
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Regolamento di Dublino: che cos’è e cosa vuole fare il nuovo governo italiano per riformarlo

Cambiare il regolamento di Dublino. È una frase che suona come un mantra. Tutti la ripetono, tutti lo sostengono, ma ancora la strada è lunga.

Ma cos’è il regolamento di Dublino e perché fa tanto discutere?

Il regolamento di Dublino III (2013/604/CE) è stato approvato nel giugno 2013, durante il governo Letta, e aggiorna il regolamento di Dublino II, che risaliva invece al 2003.

Il regolamento di Dublino si applica a tutti gli Stati membri dell’Ue ad eccezione della Danimarca. Il principio di base è lo stesso di quello dei due regolamenti precedenti: i migranti possono fare richiesta di asilo nel primo stato Ue in cui approdano, e non è possibile reiterarla in altri paesi. Il regolamento prevede inoltre un archivio di impronte digitali, EURODAC, in cui ogni richiedente asilo è obbligato a registrarsi, così da non poter presentare domande multiple.

Un principio del genere fa sì che i paesi di primo approdo, quelli più interessati dalle tratte migratorie per la loro posizione geografica, siano quelli su cui grava il peso maggiore della gestione dei flussi. È per questo che l’Italia preme per far sì che il regolamento venga riformato e il principio del paese di primo approdo definitivamente superato.

In principio, il senso del sistema di Dublino era quello di evitare il cosiddetto asylum shopping, ovvero impedire ai richiedenti asilo di presentare domande in più Stati membri, determinando l’unico Stato membro dell’Unione europea competente a esaminare una domanda di asilo o riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra (art. 51).

Lo Stato membro competente all’esame della domanda d’asilo è quello in cui il richiedente asilo ha fatto il proprio ingresso nell’Unione europea.

Secondo il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli (ECRE) e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), il sistema attuale non riesce a fornire una protezione equa, efficiente ed efficace.

Secondo questi organismi internazionali, il regolamento di Dublino ha il grande limite di impedire tanto i diritti legali e il benessere personale dei richiedenti asilo, quanto il diritto a un equo esame della loro domanda d’asilo e di conseguenza una protezione effettiva.

L’effetto più criticato dagli Stati membri che si trovano in posizioni geografiche più esposte ai flussi migratori, è invece quello di avere come risultato una distribuzione non bilanciata delle richieste d’asilo tra gli Stati membri.

Il tentativo di riforma naufragato nel 2018

Il 5 giugno 2018, durante un vertice in Lussemburgo dei ministri dell’Interno europei, è stata bocciata una bozza di compromesso sulla riforma del Regolamento di Dublino. La riforma prevedeva principalmente l’abolizione del principio secondo cui il migrante faccia richiesta di asilo nel paese di primo ingresso e l’introduzione di un sistema automatico e permanente di ricollocamenti tra tutti i paesi dell’Ue. Matteo Salvini, l’allora ministro degli Interni, definì il fallimento del compromesso “una vittoria” per l’Italia.

Ma secondo molti critici, fu invece un grande fallimento, dal momento che la situazione dell’Italia, è rimasta quella di prima, con il peso maggiore della gestione dei migranti.

La posizione del nuovo governo Conte Bis sul Regolamento di Dublino

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il giorno dopo aver incassato la fiducia del Parlamento, e prima dei suoi incontri a Bruxelles dell’11 settembre 2019 è intervenuto su Facebook: “Subito al lavoro: oggi sarò a Bruxelles dove si prospetta una giornata fitta di incontri con i vertici delle Istituzioni comunitarie. In Ue non abbiamo tempo da perdere, ritengo sia prioritario accelerare per raggiungere 3 obiettivi fondamentali e per l’Italia e gli interessi degli italiani: la modifica del Patto di stabilità a favore della crescita, il superamento del Regolamento di Dublino, un regime interventi straordinari che favoriscano la crescita e lo sviluppo del nostro Mezzogiorno”.

“Sul tema migratorio intendo continuare a lavorare strenuamente per una gestione multilivello, strutturale e non emergenziale dei flussi migratori, e raggiungere un’intesa su un meccanismo automatico di sbarchi e redistribuzione, con un’efficace politica europea dei rimpatri”, ha detto il premier.

La posizione della commissione europea è la medesima.

“Tutti gli Stati membri devono capire che questo è il momento per adottare un meccanismo permanente”, ha detto il commissario uscente all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. Il responsabile Ue si dice “molto deluso dalla posizione adottata da alcuni governi” rispetto alla riforma. “Alcuni credono che sia un problema lontano, che abbia a che fare con l’Europa meridionale. Non è così. Quello che stiamo cercando di fare è adottare una strategia per tutta l’Europa”. Quanto alla nuova situazione politica italiana, Avramopoulos si mostra prudente: “Ha a che fare con la politica interna dell’Italia”. E tuttavia, aggiunge, “temo che gran parte degli italiani fosse convinta di tutti quegli slogan politici molto facili. Con Salvini, posso dire che, alla fine, avevo iniziato a notare un leggero cambiamento. Aveva cominciato come antieuropeo e alla fine ha iniziato ad articolare un discorso politico europeo più amichevole. Ma quanto accade in Italia spetta agli italiani giudicarlo”, ha concluso.

Lo status di rifugiato

La condizione di rifugiato è definita dalla convenzione di Ginevra del 1951, un trattato delle Nazioni Unite firmato da 147 paesi.

Nell’articolo 1 della convenzione si legge che il rifugiato è una persona che “temendo a ragione di essere perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale paese”.

Per ottenere lo status di rifugiato, i richiedenti asilo devono dimostrare alle autorità europee che stanno scappando da una guerra o da una persecuzione e che non possono tornare nel loro paese d’origine.

La differenza tra migrante e rifugiato

Per il diritto internazionale, un richiedente asilo è una persona perseguitata nel proprio paese di origine che chiede il riconoscimento dello status di rifugiato dopo essere arrivato sul territorio di uno stato diverso dal suo.

Fino al momento della decisione da parte dello stato ospitante, il richiedente asilo ha diritto a vivere sul territorio del paese in cui è arrivato anche se sprovvisto di documenti o se entrato illegalmente.

Un migrante è invece chi sceglie di lasciare il proprio paese d’origine per cercare una sistemazione e una condizione di vita migliore da quella che ha nel proprio paese di origine. Un migrante non è necessariamente anche un richiedente asilo.