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“Lega e M5s pronti a governare insieme, facendo fuori il traditore Salvini”

Il retroscena rivelato dal Corriere della Sera

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 20 Ago. 2019 alle 14:01
Immagine di copertina
Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Lo scenario: M5s e Lega ancora al governo insieme, ma senza Salvini

M5s e Lega insieme, ma senza Salvini. In questa delicata partita, accecato forse dai numerini a doppia cifra dei sondaggi che lo davano in costante ascesa, il leader della Lega Matteo Salvini ha fatto all in quando ha deciso di spingere sull’acceleratore della crisi di governo (qui tutti gli aggiornamenti sulla crisi di governo). Un azzardo. Il voto compatto del centrodestra sulle mozioni per la Tav al Senato aveva lasciato il Movimento 5 stelle in una inaspettata posizione di minoranza. Eppure, non sono stati i pentastellati a far saltare il tavolo del governo gialloverde, anzi. I 5 Stelle si erano chiusi in un riflessivo silenzio, in attesa di capire come muoversi. È stato, improvvisamente, il ministro dell’Interno Matteo Salvini, confortato dal voto compatto a Palazzo Madama di un ritrovato e vecchio centrodestra a pensare di poter osare. E così, in poche ore è diventato l’alleato “traditore”.

“La frittata è fatta”, “la porta è chiusa”, “il telefono è spento”: tante metafore diverse nelle dichiarazioni, nei post, nei tweet degli esponenti del Movimento 5 stelle per dire sostanzialmente sempre la stessa cosa, ovvero che non c’è più alcuna possibilità di ricucire. Forti di una possibile alleanza con il Partito democratico, che si è mostrato improvvisamente “responsabile” e pronto a impegnarsi con gli ex nemici in un governo di transizione, i pentastellati, guidati dal capo politico e vicepremier Luigi Di Maio, hanno chiuso fuori il ministro dell’Interno. Ma solo lui.

Il discorso di Conte contro Salvini “spregiudicato”

Dalla massima riservatezza che avvolge gli appunti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, trapela che non sarà “tanto il discorso di un premier dimissionario”, quanto – svelano più fonti – “una vera e propria requisitoria politica che ha come unico bersaglio il ‘traditore’ Salvini”. Sarà definito, rivela il quotidiano romano Il Messaggero, “il ministro delle assenze”, il politico “spregiudicato” che interpreta la politica “solo come ricerca del consenso”. Un solo bersaglio, dunque.

Solo Salvini, quindi, e non tutta la Lega. Tanto che, nella ricostruzione di un possibile scenario post discorso di Conte al Senato, il quotidiano Corriere della Sera svela che esiste anche una possibilità che fino a oggi nessuno ha avuto il coraggio di rivelare ad alta voce. Movimento 5 stelle e Lega ancora insieme al governo, ma senza Salvini.

Il leader del Carroccio, reo di aver portato il governo gialloverde sull’orlo del baratro, verrebbe fatto fuori, spedito fuori dalla squadra dei ministri. Un’ipotesi che rischierebbe di spaccare la Lega dall’interno molto più della mossa solitaria e azzardata del leader quando ha scelto di aprire la crisi di governo.

“Ha deciso da solo, come fanno i capi”, aveva riferito il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Che oggi, 20 agosto, all’inizio della riunione tra i senatori della Lega e il leader Salvini in vista del discorso di Conte, ha dichiarato solo: “Siamo compattissimi”.

Concetto rinforzato dal ministro leghista Giulia Bongiorno: “La Lega è stracompatta non ci sono stati capricci o volontà di rottura. Se c’è stata una frattura è solo per la consapevolezza che bisogna fare le cose per bene A noi interessa arrivare prima possibile a una soluzione ‎senza perdere tempo. La Lega è stracompatta”.

Ma chissà cosa succederà se ai ministri e ai sottosegretari del Carroccio arriverà la proposta di restare in sella a costo di scaricare il Capitano.