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Da “zingaraccia” a “pieni poteri”: le frasi di Salvini assai poco costituzionali

L'aggressività verbale del premier nei giorni della crisi di governo

Di Donato De Sena
Pubblicato il 9 Ago. 2019 alle 18:58 Aggiornato il 9 Ago. 2019 alle 19:35
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Le frasi di Salvini assai poco costituzionali

Irriverente. Provocatorio. Offensivo. A volte ingiurioso. Il linguaggio aggressivo di Matteo Salvini, unito ad una linea politica radicale, dà continuamente vita a dichiarazioni che sembrano voler calpestare anche lo stato di diritto e altri valori costituzionali, e non solo le regole del buonsenso, le banali norme della buona educazione. “Pieni poteri”, “Fottutissima zingara”, “Magistratura cancro da estirpare”, profughi “mantenuti”: le frasi del leader della Lega, vicepremier e ministro dell’Interno, negli ultimi mesi hanno raggiunto il loro massimo livello di tracotanza, che è un ingrediente che nella ricetta sovranista viene accuratamente dosato anche negli affronti ai vertici istituzionali, agli avversari in Parlamento, ai media critici, ai giornalisti che fanno domande scomode.

È qualcosa di molto grave. Perché inasprire i toni, dai posti di comando, significa anche inquinare il confronto in un intero Paese, ancor di più se si mettono in discussione principi cardine della vita democratica.

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“Voglio pieni poteri” è forse la frase più emblematica della deriva di questi tempi. “Chiedo agli italiani se hanno la voglia di darmi pieni poteri per poter fare quello che abbiamo promesso senza palle al piede. Chi sceglie Salvini sa cosa sceglie”, ha detto ieri il leader della Lega dal palco di Pescara. In poche parole la narrazione di Salvini fa finta di dimenticare che l’impianto istituzionale è un po’ più articolato e che, fortunatamente, prevede una ripartizione dei poteri senza alcun uomo solo al comando. In Italia c’è un presidente della Repubblica che nomina un presidente del Consiglio e scioglie le Camere, che presiede il Consiglio supremo di difesa e detiene il comando delle forze armate. C’è un presidente del Consiglio che dirige ed è responsabile della politica del governo. C’è un Parlamento che è diretta conseguenza della volontà popolare. Ci sono pesi e contrappesi.

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Come evidenziato da L’Espresso una richiesta di “pieni poteri” fu fatta nel 1922 anche da Benito Mussolini nel primo discorso da presidente del Consiglio incaricato. Si tratta di un caso fortuito, ovviamente, ma è interessante constatare come come talvolta le uscite di Salvini siano simili a quelle del Duce o di chi i poteri tende ad accentrarli o vorrebbe accentrarli in maniera estrema nelle proprie mani.

Nessuno sconto nemmeno alla magistratura, che secondo la Costituzione costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Di recente Salvini è stato rinviato a processo per  vilipendio all’ordine giudiziario per aver affermato, in un comizio del 2016, che “qualcuno usa gli stronzi che mal amministrano la giustizia” e di essere intenzionato a difendere “qualunque leghista che venga indagato da quella schifezza che è la magistratura italiana che è un cancro da estirpare”.

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Parole forti pure per migranti e profughi, spesso definiti semplicemente “clandestini”. Salvini parla in continuazione di “clandestini fatti arrivare in Italia” e “mantenuti a spese degli italiani”: una semplificazione eccessiva e grossolana, che non tiene conto della complessità del fenomeno migratorio e del sistema dell’accoglienza e dei respingimenti che proprio lui, il ministro dell’Interno, si trova governare.

Pessima abitudine, pessime abitudini, come quella di rilanciare sulle proprie pagine social ripetutamente, sistematicamente, notizie di crimini commessi da stranieri. Dalle bacheche di Salvini spuntano post che legano la commissione di reati all’immigrazione, come se ci fosse una relazione proporzionale, diretta, provata. Non si fanno attendere, anche in questo caso, le parole forti. Salvini, che ha il compito di garantire l’ordine pubblico in Italia, a una donna rom che lo aveva minacciato ha risposto: “Per i giornalisti il problema non è il ministro dell’Interno ma ‘sta fottutissima zingara”.

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La comunicazione di Salvini è finita anche al centro dell’intervento di Giuseppe Conte che, ieri sera, facendo il punto della situazione dopo la richiesta del suo vice di interrompere l’esperienza di governo e di andare ad elezioni anticipate (“Restituiamo velocemente la parola agli elettori”, ripete il Carroccio), dichiarava: “Non spetta evidentemente al ministro dell’Interno convocare le Camere, non spetta al ministro dell’Interno decidere i tempi di una crisi politica nella quale intervengono ben altri attori istituzionali”. Una piccola nozione di diritto pubblico.

E ancora, in un altro passaggio, Conte ha parlato della necessità di non “nascondersi dietro slogan mediatici”, lanciando una frecciata proprio a Salvini e alle sue giornate al mare. “Voglio chiarirlo subito: non permetterò più che si alimenti la narrativa di un governo che non opera, di un governo dei ‘No’. Questo governo in realtà ha sempre parlato poco e lavorato molto. Questo governo non era in spiaggia, era ogni giorno nelle sedi istituzionali, a lavorare dalla mattina alla sera a lavorare nel rispetto degli italiani”.

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C’è da augurarsi che arrivi ora quantomeno un’inversione di tendenza. Anche perché la questione dell’aggressività verbale non riguarda solo lui, il leader che sfiora il 40 per cento di consensi.

I post di Salvini (che spesso ricorre anche all’arma dell’ironia per scatenare nei confronti del suo bersaglio un’ondata di offese) lanciano un input. Stuzzicano l’appetito di decine di migliaia di follower-ultrà con quella che è solo una battuta. I supporter la trasformano prontamente in insulti e la rilanciano. Scatta una reazione a catena: una viralità quotidiana che contribuisce a inquinare il dibattito politico, la dialettica, le argomentazioni. Tanti, troppi, elettori si sono trasformati in hater, gli odiatori della Rete, quelli più avvezzi a far circolare informazioni parziali, fuorvianti o addirittura prive di fondamento.