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Franceschini attacca Salvini: “Basta odio, ricomincio dall’antifascismo”

Il ministro dei Beni culturali del Conte bis riparte dal Museo della Resistenza di via Tasso a Roma

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 5 Set. 2019 alle 19:26

Franceschini: “Riparto dall’antifascismo, basta odio”

“Con Salvini al Viminale è prevalsa la cultura dell’odio. Dopo 70 anni di antifascismo con la Lega si è fatto un passo indietro, alimentando le paure della gente a fini elettorali”. Capelli al vento e cravatta blu, forse solo un tantino più provato rispetto a 5 anni fa quando con il governo Renzi assunse per la prima volta l’incarico di ministro della Cultura, Dario Franceschini, riparte dal Museo della Resistenza di via Tasso. Si tratta della triste palazzina romana dove gli aguzzini di Kappler torturano e uccisero centinaia di persone.

Un ritorno, il suo, perché l’ex segretario Pd scelse via Tasso per la sua prima uscita da ministro anche nel febbraio del 2014. Questa volta però è diverso, spiega. Rispetto a cinque anni fa, scegliere questo museo tra i seimila che affollano l’Italia “ha un valore ancora più simbolico”. Per dare un messaggio che riguarda la cultura, certo. Ma ancora di più il governo giallo-rosso che proprio oggi, 5 settembre, ha giurato di fronte a Mattarella.

Da qui il fendente di Franceschini sull’antifascismo: “Bisogna ricordare che cosa succede quando si fa leva sulle paure della gente e la si istiga all’odio”. Il soggetto a cui si riferisce è Matteo Salvini, appena sostituito da Luciana Lamorgese. Franceschini lo evoca dopo aver citato una frase pronunciata nel 1919 da Benito Mussolini (“Bisogna trasformare la paura in odio”) e lo accusa senza remore. Con lui al Viminale, dice, “c’è stato troppo odio, questo governo deve voltare pagina”.

Lamorgese va al Viminale per il passaggio di consegne, ma Salvini non c’è

I cronisti stuzzicano Franceschini sull’antifascismo e sui nuovi alleati di governo, lui distingue e ribadisce: “Prendo le distanze dalla Lega non dai 5 stelle”.

I nodi che lo aspettano

I tanti nodi che lo aspettano sulla scrivania del Collegio Romano, la sua riforma dei musei in parte smantellata dal predecessore Alberto Bonisoli, rimangono sullo sfondo. Anzi, non se ne parla proprio: “Ci sarà tempo”, si schermisce il ministro posando a favore delle telecamere sotto il cartello del museo di via Tasso imbrattato qualche giorno fa da un ignoto vandalo. Inutile insistere, l’argomento oggi è solo il nuovo governo di cui Franceschini è stato tra i promotori ed è una colonna portante.

Lo dimostrano tutte le sue prime mosse di questo primo giorno: subito dopo il giuramento al Quirinale, è stato tra i pochissimi a fermarsi davanti ai cronisti assiepati in attesa, dopo il primo Cdm di nuovo il primo a rassicurare la stampa in piazza (“Con Di Maio abbiamo condiviso che non sarà un governo dello scontro”). E anche nel pomeriggio parla da ministro della cultura ben ricordandosi di essere il capo delegazione dei ministri Pd.

Franceschini al Museo della Resistenza di via Tasso

Con Antonio Parisella, il presidente volontario del museo, torna a visitare le celle con le finestre murate dai nazisti, ricorda che in Italia ci sono 177 musei dedicati alla Resistenza, un po’ in tutte le regioni con la sola eccezione della Puglia. Il tono è appassionato: “Quando si comincia a indicare il diverso come nemico, quando si tenta di trasformare le paure delle persone in odio, c’è qualcosa di pericoloso che oltretutto mette in discussione i valori costitutivi della nostra democrazia. In Italia ci sono stati grandi partiti nel mondo diviso in due, che si scontravano su tutto ma condividevano i valori della Costituzione, dell’accoglienza, del rispetto, della solidarietà. Tutto questo è diventato oggi un argomento di scontro politico ed è una cosa che ci preoccupa”.

L’ultimo appello è per i giovani: “Vorrei che ricominciare da qua fosse un segnale molto chiaro soprattutto per loro. Bisogna rispettare le diversità, non trasformare le paure in odio”. La diversità rispetto al primo governo Conte è stata marcata.