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Il Regno Unito voterà alle prossime elezioni europee?

Di Laura Melissari
Pubblicato il 12 Apr. 2019 alle 15:23 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:06
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Il Regno Unito lascerà l’Unione europea il prossimo 31 ottobre, come stabilito dal Consiglio europeo il 10 aprile 2019. La data del 29 marzo, com’è noto, è slittata già due volte.

La questione della proroga porta con sé un risvolto spinoso: a maggio si terranno le elezioni per rinnovare il parlamento Ue. Cosa dovrà fare il Regno Unito? Dovrà votare?

“Per il tempo che il Regno Unito fa parte dell’Ue servono le elezioni”, aveva già detto il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. Concorde anche il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Ma la questione è ancora più complicata: non si tratta solo dell’elezione dei deputati britannici all’Europarlamento. La questione avrebbe ripercussioni anche sulla formazione della prossima Commissione europea. La scelta del 31 ottobre non è casuale. Il Regno Unito avrebbe infatti diritto al suo commissario. Era necessario, per molti stati membri, in primis la Francia, far uscire il Regno Unito dall’Ue prima di questo processo.

Ad oggi quindi, il Regno Unito parteciperà alle elezioni, anche i suoi europarlamentari potrebbero potenzialmente rimanere in carica solo pochi giorni, a seconda di quando verrà trovato un accordo. La data del 31 ottobre è infatti flessibile: nel caso in cui il Regno Unito trovasse un accordo prima, i tempi saranno accelerati.

Nella sua corsa contro il tempo, Theresa May spera di trovare un accordo prima ed evitare il voto di maggio. Ma al momento tutti gli scenari sono abbondantemente aperti.

“Se il Parlamento ratificherà l’accordo di separazione entro il 22 maggio, allora il Regno Unito non sarà costretto a partecipare alle elezioni europee”, ha detto facendo appello al parlamento. Lo stesso parlamento che però ha già bocciato l’accordo per ben tre volte, a gennaio e a marzo.

Se si arriverà al 22 maggio senza un accordo però, il Regno Unito parteciperà regolarmente alle elezioni. Si tratta di una situazione particolarmente caotica, anche perché l’Ue aveva deciso di tagliare il numero dei parlamentari da 751 a 705, e redistribuire tra gli Stati membri i seggi che erano stati del Regno Unito.

Intanto, comunque,  il Regno Unito ha avviato la macchina elettorale per prepararsi allo scenario – non così remoto – di un’apertura delle urne.

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Nel momento in cui il Regno Unito uscirà, i seggi scenderanno comunque a 705. Dei 46 seggi in meno, 27 saranno rimpiazzati dai “riservisti”, in base alla redistribuzione stato per stato. L’Italia ad esempio avrà diritto a 3 nuovi europarlamentari, passando da 73 a 76. I 3 aggiuntivi saranno i primi 3 non eletti.

La questione della partecipazione o meno del Regno Unito ha un’implicazione non solo tecnica, ma anche politica, sugli equilibri dei partiti. A trarre vantaggio da una partecipazione dei britannici sarebbe il partito socialista, di cui fanno parte i laburisti di Corbyn. I laburisti potrebbero ottenere un buon risultato in casa, sull’onda del malcontento nei confronti dei conservatori di Theresa May e della loro gestione della Brexit.