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Elezioni europee, la denuncia di Amnesty: “Sui social i candidati italiani diffondono odio”

Come parlano i candidati sui social? L’hate speech colpisce ancora (e riceve tanti like)

Di Giulia Riva
Pubblicato il 25 Mag. 2019 alle 14:11 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:01
Immagine di copertina

Elezioni europee 2019 – Continua il monitoraggio di Amnesty International dedicato a come parlano sul web i politici italiani candidati alle imminenti elezioni per il rinnovo del Parlamento Ue. A un giorno dal voto, i feed social vagliati – post su Facebook e su Twitter, comprensivi di commenti e condivisioni da parte dei follower – sono più di 50mila, analizzati in otre 3.500 ore di lavoro da 150 attivisti.

“Europee: ha già vinto l’odio”. Il nuovo report diffuso dall’organizzazione non governativa che ha fatto della battaglia per i diritti umani il suo tratto distintivo, si intitola così. Rispetto ai dati pubblicati il 17 maggio, si conferma la tendenza a utilizzare toni violenti quando ci si esprime in rete, soprattutto tra la gente comune: quasi la metà degli utenti generici cede alla diffusione di discorsi volti all’odio, mentre “solo” il 16 per cento dei politici alimenta questo trend.

Elezioni europee 2019 | L’hate speech paga, in termini di like. Gli argomenti trattati in modo negativo collezionano più “mi piace”, stimolano repliche e condivisioni. I post e i tweet dei candidati che vanno per la maggiore sono quelli relativi a all’immigrazione: il 54 per cento di contenuti dei politici su questo tema è negativo. Ogni post in materia regista in media 1522 like, 392 condivisioni e 190 repliche. Segue il topic “minoranze religiose”: il 57 per cento di contenuti dei politici è ostile a riguardo, mentre ogni post si aggiudica in media 1230 like, 399 condivisioni e 156 repliche. Scende nella classifica dell’odio, rispetto alla scorsa settimana, la parola “rom”: 67 per cento di contenuti dei politici risultano negativi, con 805 pollici alzati in media, 374 condivisioni e 158 repliche.

Le minoranze religiose sono un bersaglio? Si spera di no, ma questa categoria ottiene la medaglia d’argento tra quelle chiamate in causa più di frequente dai discorsi d’odio dei candidati nell’ultimo periodo: un contenuto violento su dieci la riguarda. Sono soprattutto le comunità musulmane – in Italia come all’estero – a rivelarsi argomento di conversazione. Migliora, anche se di poco, il trattamento social riservato a donne e rom.

L’immigrazione persiste e l’Europa non decolla.  Migranti e rifugiati mantengono il loro primato di “questione” affrontata dai più, mentre l’Europa continua a suscitare scarso interesse nel popolo social: se tra i candidati è aumentata leggermente la percentuale di chi ne parla (ora al 14 per cento), il numero di interazioni da parte degli utenti generici rimane stabile a quota 2 per cento.

Gay e disabili ancora fuori dai radar. Rispetto ai risultati precedenti, migliora leggermente la situazione circa i diritti della comunità Lgbt. Se una settimana fa erano argomento non classificabile, ora si ritagliano uno 0,5 per cento d’attenzione nell’arena online. Continuano a rimanere fuori dai radar, invece, le rivendicazioni delle persone disabili.

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