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Pd, Zingaretti: “Ricostruiamo tra noi un clima di fiducia”

Di Marta Facchini
Pubblicato il 18 Giu. 2019 alle 08:23 Aggiornato il 18 Giu. 2019 alle 12:56
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Credit: Ansa

Direzione nazionale Pd – Il Nazareno in fiamme. Oggi, martedì 18 giugno, nella casa democratica si tiene  l’attesa direzione nazionale del partito. Una riunione delicata, convocata sotto il fuoco incrociato dell’analisi del voto iniziata dopo le Europee e della frattura provocata dall’autosospensione di Luca Lotti, l’ex sottosegretario di area renziana coinvolto nel caso Palamara.

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Nicola Zingaretti, segretario del Pd, che già ieri aveva lanciato un appello all’unità e al superamento dei dissidi interni,  ha ribadito la linea da tenere nel partito. “Non affossiamo i primi segnali di ripresa del Pd. L’azione deve essere rivolta tutta all’esterno, dove c’è una situazione di pericolo” per l’ascesa della destra, ha dichiarato il governatore della Regione Lazio ad apertura della discussione.

“Il governo fondato sul patto scellerato Lega-M5S di fatto non c’è più, non so quanto durerà. Il dominus del campo a noi avverso è Salvini. La Lega è una forza illiberale, nel suo cuore padronale, ma popolaresca nei modi. Una forma originale europea per alcuni versi peggiore del peronismo. È la forza della diseguaglianza sociale”, ha dichiarato Zingaretti, specificando che la sua è una ricostruzione di una linea politica.

“Bisogna contrastare il rischio dell’astrattezza, della ripetitività del dibattito nel gruppo dirigente”, ha proseguito il leader del Partito Democratico.

“L’ossessione dello spirito unitario non è una concessione o una rinuncia, è una scelta politica. In qualche mese con il contributo di tutti si sono ottenuti risultati importanti con una ripresa e una ritrovata centralità. Ho dedicato tutto me stesso a questo obiettivo, con la lista unitaria per le europee e le scelte per le amministrative, con la collaborazione con i gruppi parlamentari, il confronto con il pluralismo interno”, ha sottolineato.

Un richiamo al senso di compattezza, quello del governatore del Lazio, necessario perché, come scrive oggi su Repubblica Giovanna Vitale, non è detto il governo non cada. E nel caso in cui fosse necessario tornare alle urne, tornerebbe il problema delle liste. Sicuramente al voto ci si tornerà per le regionali in autunno, un tornata elettorale che toccherà a Umbria, Calabria ed Emilia Romagna.

Zingaretti è intervenuto anche sulla formazione della nuova segreteria del Partito Democratico, che ha aperto ulteriori malumori nel partito, in particolare da parte dei renziani ortodossi. “Nella formazione della segreteria non c’è stata alcuna volontà di esclusione, che sarebbe stata in contraddizione con la ricerca della condivisione di cui ho parlato all’inizio”, ha dichiarato il segretario. “Abbiamo valutato collegialmente che non esistevano le condizioni politiche per un pieno coinvolgimento delle minoranze”.

Commenti anche sul caso Lotti. “Spingiamo la magistratura a fare il suo lavoro in piena autonomia. Il Pd resta ancorato al garantismo”, ha sottolineato Zingaretti aggiungendo che “da Lotti è arrivato un gesto di responsabilità verso il partito”.

Carlo Calenda, ex ministro ed eurodeputato del Pd, contro il governatore del Lazio ha continuato ieri a giocare la carta della leadership che non ha funzionato: “La nuova segreteria non ha funzionato, è un colpo mancato se una parte del partito non si sente rappresentata Bisogna rimetterci mano”.

A rincarare la dose anche Ettore Rosato, vicepresidente della Camera, che aveva dichiarato: “Penso che la leadership di Zingaretti non ci sia, ma non è un suo difetto. È un segretario ma non è un leader”. Non da meno meno Maurizio Martina, che ha scritto su Fb: “Vi prego, fermatevi. Fermiamoci. Così siamo solo respingenti. Dovremmo avere l’ossessione di aprire, unire e rinnovare. Senza ripicche. Conta il paese reale, non il nostro ombelico”.