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Caso Csm, Lotti in una intercettazione: “Ho informato Mattarella”. Il Quirinale: “Millanterie”

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 15 Giu. 2019 alle 08:53
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Luca Lotti, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ex ministro dello Sport. Credit: Afp/Omar Bai/NurPhoto

Csm Lotti Mattarella – A poche ore dalla decisione di Luca Lotti di autosospendersi dal Partito democratico, emergono nuovi dettagli sul suo coinvolgimento nel presunto scandalo sulle nomine dei procuratori che sta scuotendo il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm).

In una intercettazione effettuata dalla Guardia di Finanza e consegnata ai pm di Perugia c’è la ricostruzione di un incontro tra Lotti (ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ex ministro) e alcuni magistrati tra cui Luca Palamara, avvenuto il 9 maggio scorso in un albergo di Roma.

Durante la conversazione Lotti riferisce di aver incontrato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di aver parlato con lui delle manovre in corso per la nomina del successore di Giuseppe Pignatone alla guida della Procura capitolina.

Il Quirinale ha però categoricamente smentito questo incontro: “Si tratta di millanterie”, recita una nota del Colle.

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Csm Lotti Mattarella –  Secondo quanto emerso finora, l’ipotesi è che l’ex sottosegretario e Palamara volessero puntare su Marcello Viola, a scapito di Francesco Lo Voi, ritenuto troppo vicino alla linea di Pignatone.

La vicenda interessa da vicino Lotti perché la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per lui e altre sei persone nell’ambito della vicenda Consip.

“Io… Mattarella… Io ci sono andato e ho detto ‘presidente la situazione è questa’ e gli ho rappresentato quello che voi mi avete detto più o meno cioè Lo Voi…”, dice Lotti a Palamara e agli altri magistrati presenti nell’albergo romano.

L’esponente autosospeso del Pd spiega poi che Pignatone non andrà al Quirinale per parlare con Mattarella: “Altra cosa che non vi ho detto, lui al Quirinale non ci andrà.. Questo al 101 per cento”, dice.

Più avanti, nel corso della conversazione, Palamara spiega come si comporterebbe rispetto al caso Consip se si ritrovasse a lavorare con Viola alla Procura di Roma: “Io non mi sono esposto su Consip quando dicevo ‘chiudiamo tutto, chiudiamo tutto'”, osserva il magistrato. “Supponiamo che c’è Viola, e c’è Luca Palamara lì, che cosa dico: crediamo a Scafarto (maggiore dei carabinieri che ha indagato sul caso Consip, indagato a Roma per falso e rivelazione del segreto d’ufficio e depistaggio, ndr) o non gli crediamo, basta… Se io vado a fare l’aggiunto questo gli dico al mio procuratore Viola che si consulta con me… gli vogliamo credere rompiamogli il culo… non gli vogliamo credere si chiude, fine, basta… Troppe cose anomale”.

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