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Crisi di governo, Salvini: “Non intendo lasciare il Viminale. Martedì ascolterò Conte”

Il ministro dell'Interno ha parlato dal palco della Versiliana a Marina di Pietrasanta. Contestato da un gruppo di manifestanti

Di Marta Facchini
Pubblicato il 18 Ago. 2019 alle 19:36 Aggiornato il 15 Set. 2019 alle 23:51
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Credit: Ansa

Crisi di governo, Salvini: “Non intendo dimettermi dal Viminale”

Nel pieno della crisi di governo, al suo arrivo al festival della Versiliana a Marina di Pietrasanta, in provincia di Lucca in Toscana, il ministro dell’Interno Matteo Salvini è stato accolto da alcune decine di manifestanti, mischiati tra il pubblico dei sostenitori, che lo hanno contestato con fischi e urla, intonando le note di “Bella ciao”. Dal palco della Versiliana, che con centinaia di partecipanti ha registrato il tutto esaurito, il leader del Carroccio ha affrontato i temi chiavi dell’ultima puntata di crisi dell’esecutivo: rottura con il Movimento 5 Stelle, audizione in aula del premier Conte prevista per il prossimo martedì, un possibile ritorno alla urne e la Open Arms ferma al largo di Lampedusa.

In una giornata che non l’ha lasciato respirare, e dopo la riunione del vertice del Movimento 5 Stelle che lo ritiene ormai un alleato inaffidabile, il numero uno del Carroccio ha affermato: “come andrà martedì? Voglio ascoltare le parole del presidente del Consiglio. Certo se il mood è quello delle scorse settimane, allora la via sarebbe il voto. Certo che, poi, la via maestra la valuta il presidente Mattarella. Sarebbe folle mandare al governo minoranze bocciate alle elezioni. Il governo degli sconfitti sarebbe una truffa”.

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Dal canto suo, afferma, non intende lasciare il Viminale: “ai compagni non do la soddisfazione di lasciare il ministero dell’Interno. Lo difendo con le unghie e con i denti”.

“Martedì ci sono all’ordine del giorno le comunicazioni del presidente del Consiglio. Le ascolterò e vediamo cosa dirà. Sono laico da recepire messaggi postivi o negativi, certo che poi la via maestra la valuta presidente Mattarella. Sarebbe folle mandare al governo minoranze bocciate alle elezioni. Il governo degli sconfitti sarebbe una truffa”, ha aggiunto il leader della Lega.

“Siamo in mano a una trentina di renziani. Senatori di un pezzo del Pd che sanno benissimo che, se andiamo a votare, non li voterebbe nessuno. Ho fatto venire a galla in questi giorni che per qualcuno la poltrona vale seimila volte di più della democrazia”, ha puntualizzato il ministro.

E quanto alle dichiarazioni del vertice del M5S, il premier ha sottolineato: “sono pronti a andare con Renzi e la Boschi domattina e sono io quello inaffidabile. Di Maio accusava Pd di essere partito di Bibbiano, e Pd ha promesso querela. M5s e Renzi, li vorrei vedere nella prima seduta consiglio dei ministri a Bibbiano”.