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Crisi di governo, cosa succede ora: tutte le ipotesi e le date

La road map verso la sfiducia a Conte

Di Donato De Sena
Pubblicato il 12 Ago. 2019 alle 11:41
Immagine di copertina
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Credit: Vincenzo PINTO / AFP

Crisi di governo, cosa succede ora: ipotesi e date

Quali sono le ipotesi istituzionali nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo la crisi di governo aperta dal vicepremier leghista Matteo Salvini? A pochi giorni dalla spaccatura decisiva tra Lega e Movimento 5 Stelle, è più chiaro il quadro di quanto può accadere nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, tra ipotesi di elezioni anticipate e di formazioni di un nuovo governo. Ecco una sintesi.

Il primo importante appuntamento è previsto per oggi, lunedì 12 agosto, perché al Senato di riunisce l’Ufficio di Presidenza dove è stata la mozione della Lega di sfiducia al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. I presidenti dei gruppi parlamentari di Palazzo Madama, sotto la guida di Maria Elisabetta Alberti Casellati, si riuniscono per decidere la data in cui l’assemblea deve riunirsi per discutere e votare la mozione del Carroccio (qui le ultime notizie sulla crisi di governo).

Crisi di governo: le ipotesi e le date

Al momento le date più probabili per riunire i senatori sembrano essere lunedì 19 o martedì 20, quindi tra sette o otto giorni. Ma non c’è piena certezza che quella sarà la data di discussione sulla sfiducia al premier. Il Pd ha chiesto infatti di discutere prima una sua mozione di sfiducia al ministro dell’Interno Salvini, che è stata presentata prima di quella sul governo.

Quasi certamente Conte verrà sfiduciato dall’Aula, perché ai voti della Lega si aggiungeranno anche quelli dei gruppi di opposizione che hanno sempre contrastato il governo Conte. Non è detto comunque che si arrivi ad un voto di sfiducia. La seduta del Senato potrebbe anche concludersi senza votazione, con il presidente del Consiglio che prende atto della sfiducia e va a riferire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Questa eventualità non cambierebbe però la sostanza della sfiducia.

In ogni caso non ci sarà bisogno di portare il dibattito sul governo anche a Montecitorio, perché la sfiducia in una Camera è sufficiente.

La strada caduta del governo senza passare per la sfiducia è quella suggerita in queste ore dall’ex presidente del Senato Pietro Grasso, di Leu. “Cambiamo la legge elettorale, il Rosatellum è sbagliato, e togliamo il boccino dalle mani di Salvini”, ha dichiarato. Si tratta di una soluzione percorribile da Pd, M5S e Leu anche senza l’appoggio di Forza Italia. Ci sarebbero “comunicazioni di Conte in Senato e, prima del voto, dimissioni presentate al Quirinale in modo da rendere possibile un nuovo governo”.

“È l’unica soluzione – ha spiegato Grasso – che lascia aperti tutti gli scenari possibili sulle elezioni, ma di certo ottiene un risultato fondamentale: togliere a Salvini lo scettro della crisi e restituirlo alle mani di Conte e, soprattutto, di Mattarella, arbitro e garante di tutti e non giocatore della partita elettorale”.

Il ruolo del presidente della Repubblica

Per quanto riguarda il ruolo Quirinale, dopo la sfiducia, probabilmente quindi a partire da martedì 21 o mercoledì 22 agosto, Mattarella avvierà le consultazioni al Colle per verificare le intenzioni delle forze politiche presenti in Parlamento. Ed è qui sorgono le maggiori incognite. Fare previsioni è difficile.

A parte la Lega, che ovviamente chiede elezioni subito avendo generato la crisi di governo, non sono chiare le posizioni del Partito Democratico, diviso tra Nicola Zingaretti e l’ex premier Matteo Renzi, e del Movimento 5 Stelle, che si dice pronto al voto ma teme il rischio di un’avanzata di Salvini e valuta una soluzione condivisa, come suggerito da Beppe Grillo. Le ipotesi in campo sono molte.

Il capo dello Stato ascoltando i rappresentanti dei gruppi parlamentari deve verificare se c’è la possibilità di far nascere un governo politico, capace di ottenere la fiducia alle Camere e di proseguire fino al termine della legislatura.

Ma Mattarella verificherà anche le possibilità di un governo elettorale, un esecutivo di durata limitata per guidare il Paese durante la delicata fase del voto e poi lasciare spazio al nuovo governo uscito dalle urne.

Le consultazioni

Le consultazioni possono chiudersi in tempi brevissimi, anche in tre giorni, come è già capitato dopo le dimissioni di Matteo Renzi nel 2016, con incarico affidato a Paolo Gentiloni. Ma possono svolgersi anche più giri di consultazioni, come capitato nel 2018 dopo il successo elettorale di M5S e Lega e prima della nascita del governo Conte.

Se dalle consultazioni il presidente della Repubblica non trova alternative, scioglie le Camere.

Dopo lo scioglimento delle camere da parte del Capo dello Stato, la parola torna al governo, che resta in carica per il disbrigo degli affari correnti, e che fissa la data delle nuove elezioni politiche.

Secondo la Costituzione, il tempo minimo che deve intercorrere dallo scioglimento alle urne è di 45 giorni, mentre quello massimo è di 70 giorni. In realtà, per consentire l’adempimento delle procedure necessarie per il voto degli italiani all’estero occorrono almeno 60 giorni.

Al momento le date considerate più probabili per eventuali elezioni anticipate sono il 20 e il 27 ottobre e il 3 novembre.