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I lunghi giorni di Bruxelles: è fumata nera sulle nomine, vertice rinviato a domani

Di Marta Facchini
Pubblicato il 1 Lug. 2019 alle 08:26 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 01:54
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Credit: Ansa

commissione europea nomine Timmermans – A Bruxelles è fumata nera sulle nomine per i posti chiave delle istituzioni dell’Ue. Manca l’accordo e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha sospeso la riunione, convocando un nuovo incontro per domani, martedì 2 luglio, alle ore 11.

A non convincere tutti, come dichiarato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è stato il così detto “pacchetto Osaka”, l’idea pensata dalla cancelliera Angela Markel a margine del G20 in Giappone con Macron, Sanchez e Rutte. Secondo quanto era stato proposto, si spingeva il nome del socialista olandese Frans Timmermans stoppando quello di Weber, il portabandiera dei popolari non apprezzato perché considerato poco adatto a ricoprire l’incarico. Ancora, secondo lo schema tedesco, il Consiglio europeo sarebbe andato al premier belga Charles Michel e la Bce al francese Villeroy. Ancora, favorita per la carica di Alto rappresentante sarebbe la bulgara Mariya Gabriel, in sorpasso sulla connazionale Georgieva.

“Il pacchetto precostituito di Osaka mi ha lasciato molto perplesso insieme a dieci-undici paesi”, ha affermato Conte lasciando il Consiglio europeo. “Abbiamo opposto una obiezione”, ha aggiunto, spiegando che sul tavolo ci sarebbero altri nomi.

La decisione di Donald Tusk di rimandare a domani il nuovo vertice tra i capi di stato arriva dopo una lunga e faticosa notte, che aveva visto i leader dei ventotto paesi europei scontrarsi, in una trattativa non-stop durata dodici ore sulla nomina del successore di Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione europea.

commissione europea nomine Timmermans – In mattinata il premier italiano Giuseppe Conte, sentito dai giornalisti, aveva affermato che i negoziati erano ancora in corso esprimendo i primi dubbi su Timmermans: “non sembra avere un consenso unanime ed è difficile capire se ha la maggioranza qualificata”. Rispondendo a chi gli chiedeva della possibilità di una nomina di Michel Barnier, un altro nome favorito da Tusk in caso di mancato accordo su Timmermans, aveva dichiarato: “Non stiamo ancora lavorando alle alternative”.

“L’Italia è molto aperta al dialogo: l’ho detto dall’inizio. Ma per me non c’è solo il criterio dello Spitzkandidat, non può essere la sola soluzione. Non vogliamo vincolarci a un unico criterio. Dobbiamo essere flessibili nella scelta del candidato giusto”, aveva aggiunto.

“Non dobbiamo legarci a un criterio, solo alla logica delle affiliazioni politiche. Dobbiamo tenere conto che stiamo scegliendo un presidente che deve guidare l’Europa per i prossimi cinque anni con una grande strategia e visione e quindi dobbiamo cercare flessibilità nella ricerca del candidato più giusto e che sicuramente raccolga il più ampio consenso”, aveva sottolineato Conte. E ha ribadito che “la logica del pacchetto è la logica migliore perché consente di mantenere un equilibrio generale nella designazione delle varie posizioni. Quindi è quella auspicabile. Però vediamo”.