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Coronavirus, l’Italia che rifiuta la scienza e non investe in ricerca

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 3 Feb. 2020 alle 19:03 Aggiornato il 3 Feb. 2020 alle 19:04
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Immagine di copertina
Credit: Pixabay

Coronavirus, l’Italia che rifiuta la scienza e non investe in ricerca

Ci sono due Italie oggi. Una è quella della equipe che in poco tempo riesce a isolare il Coronavirus 2019-ncov e a creare le condizioni per poter dare una risposta clinica ai pazienti contagiati. L’altra è quella della società (e dello Stato) anti-scienza. L’Italia che in Emilia-Romagna esprime 10.000 voti per il partito anti-vaccinista “Vaccini, vogliamo verità”, l’Italia che si affida all’omeopatia per curare patologie gravissime, alle cure spirituali per il cancro, al reiki per curare la polmonite.

Sono due volti dello stesso Paese, distanti tra loro, almeno apparentemente, anni luce. In Italia la cultura scientifica sembra essere all’ultimo posto degli interessi degli italiani, dal numero di iscritti a facoltà e corsi scientifici, fino ai modesti fondi dedicati alla ricerca. A dimostrare ulteriormente questo fatto è l’alto numero di bambini non vaccinati che ha obbligato il Paese a emanare leggi per evitare casi di contagio e aiutare i pazienti immunodepressi che non possono vaccinarsi, ma che hanno bisogno di una protezione “di gruppo” per non ammalarsi.

Non è escluso che tra le persone che esultano per l’isolamento del Coronavirus, possano trovarsi anche genitori che hanno deciso di non vaccinare i propri figli. Questa condizione è specchio di un intero sistema culturale, che vede nella scienza e nella tecnologia,uno strumento da apprezzare solo a momenti alterni, senza alcuna coerenza.

Apprezziamo la tecnologia quando possiamo usarla per pubblicare selfie e non la apprezziamo quando questa ci permette di far evolvere le industrie, di aiutare l’ambiente, di far diminuire il numero di lavori usuranti, in previsione della creazione di posti di lavoro semplicemente differenti.

Un Paese senza cultura scientifica – che non significa conoscere le “STEM” ma, semplicemente, apprezzare il metodo scientifico, di ricerca della verità, del fatto – è un Paese condannato a produrre cittadini, elettori, politici inconsapevoli, manovrabili e pericolosi, per se stessi, e per la comunità.

L’attenzione mediatica sul team di ricerca italiano che ha lavorato all’isolamento del Coronavirus 2019-ncov dovrebbe insegnare a tutti che la scienza non deve essere apprezzata a momenti alterni, ma che questa rappresenta la base su cui costruire società civili, libere, sane, consapevoli.

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