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Ricordando Federico Aldrovandi

Alle prime ore del 25 settembre 2005, Aldrovandi veniva ucciso a Ferrara da quattro agenti della polizia. Si sa ancora poco su quanto accadde quella mattina di 12 anni fa

Di Matteo Garavoglia
Pubblicato il 25 Set. 2015 alle 07:18 Aggiornato il 25 Set. 2017 alle 08:04
Immagine di copertina

All’alba del 25 settembre del 2005, a Ferrara, dopo una violenta colluttazione con quattro agenti di polizia, moriva il 18enne Federico Aldrovandi.

Erano le 6 e mezza del mattino e Federico stava tornando a casa dopo una serata a Bologna con gli amici. Si tratta di uno dei casi di cronaca più discussi e controversi degli ultimi anni in Italia: cosa sia effettivamente successo è ancora argomento di dibattito.

(Una canzone dedicata a Federico “Aldro” Aldrovandi e contenuta nel nuovo album “Niente di nuovo sul fronte occidentale” dei Modena City Ramblers).

Quello che si sa è che Federico, durante la serata, aveva fatto uso di alcune sostanze stupefacenti, tra cui ketamina e morfina. Tuttavia, ai testimoni era apparso tranquillo a fine serata, e gli esami tossicologici hanno escluso che la sua morte sia dipesa da queste sostanze.

Le forze dell’ordine sostengono che, al momento dell’intervento, Aldrovandi si comportasse come un “invasato violento in evidente stato di agitazione” e che siano intervenuti dopo “essere stati aggrediti da Federico a colpi di karate e senza un motivo apparente”.

Alle 6 e 10 partì la chiamata a Ferrara Soccorso. Giunto sul posto 5 minuti dopo, il personale dell’ambulanza trovò il ragazzo “riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena […] era incosciente e non rispondeva”.

Fiumi di inchiostro hanno riempito le pagine di giornali e numerosi brani musicali sono stati composti per ricordare Aldrovandi. Molte sono state le manifestazioni organizzate per riuscire a ottenere risposte chiare. Ma nulla, sin qui, è riuscito a mettere la parola fine a questa vicenda.

Tanto da spingere la madre di Aldrovandi ad aprire un blog personale affidando al web i ricordi di un ragazzo morto in età precoce.

Nel 2009, i quattro poliziotti Enzo Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani e Monica Segatto furono condannati a tre anni e mezzo di carcere per “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”. Dopo sei mesi uscirono di prigione, coperti dall’indulto, e dopo un anno tornarono in servizio. Quasi tre anni dopo, la corte di cassazione decise di confermare la condanna.

In un secondo processo, altri tre funzionari di polizia hanno ricevuto condanne per alcuni depistaggi nell’ambito delle prime indagini.

Sul caso si è espresso anche Amnesty International, definendo il processo “un lungo e tormentato percorso di ricerca della verità e della giustizia. Solidarietà e vicinanza ai familiari di Federico Aldrovandi, che in questi anni hanno dovuto fronteggiare assenza di collaborazione da parte delle istituzioni italiane e depistaggi dell’inchiesta”.

Qui il documentario del giornalista e regista italiano Filippo Vendemmiati sulla morte di Federico Aldrovandi, È stato morto un ragazzo (2010):