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La bufala delle 500mila registrazioni al sito fake del reddito di cittadinanza

Come spiega il ceo di Ars Digitalia, l'azienda che ha ideato la pagina fake, il dato non è stato diffuso da loro e il sito ha avuto poco più di 800mila visualizzazioni da marzo. Il dato indica sostanzialmente gli accessi al portale, non le registrazioni

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 17 Dic. 2018 alle 19:12 Aggiornato il 17 Dic. 2018 alle 19:14
Immagine di copertina
Il sito IMPS

Le persone che hanno “abboccato” al falso sito del reddito di cittadinanza non sono state 500mila. Da marzo, infatti, la pagina satirica del Redditodicittadinanza2018.it ha registrato poco più di 800mila visualizzazioni: il dato indica gli accessi al portale, non le registrazioni.

Si è trattato di un dato manipolato con lo scopo di diffondere una notizia confezionata ad arte, dal titolo a effetto, ma, come spiega chi ha architettato il sito satirico, “le compilazioni sappiamo per certo siano state più di 300mila a marzo (quando il sito è stato lanciato, ndr) poi non abbiamo più monitorato”.

Bisogna riavvolgere il nastro e arrivare a marzo scorso per capire quel che è successo. Tutto è iniziato quando l’agenzia Ars Digitalia ha messo online il sito Redditodicittadinanza2018.it, un portale satirico sul quale gli utenti possono provare a “prenotare” il proprio reddito di cittadinanza. Basta compilare un form sul sito e il gioco è fatto.

Aprendo la pagina online, però, è chiaro che si tratti di un prodotto satirico: la scritta IMPS – Istituto nazionale provvidenza solare – (che richiama esplicitamente quella dell’INPS) e campeggia in alto è il primo indizio importante, ma basta scorrere le varie voci per rendersi conto che si è di fronte a una campagna costruita ad hoc per ironizzare sul famoso cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle.

Già a marzo, da Ars Digitalia spiegavano che il sito nasceva per puntare i riflettori sulla sicurezza informatica e sull’acquisizione dei dati personali: “Prima di inviare un modulo con i vostri dati personali dovete controllare attentamente la fonte del sito che state compilando”.

Il portale di Ars Digitalia per qualche mese è stato dimenticato in qualche angolo del web, per tornare agli onori della cronaca il 16 dicembre. I giornali hanno titolato sul boom di iscrizioni al portale, che, però, non ci sarebbero state, secondo quanto spiegano gli ideatori del progetto a Fanpage.

Alessandro Ionni, uno dei padri di Redditodicittadinanza2018.it, il dato del mezzo milione di iscritti “non è sbagliato, viene dai nostri analytics. Gli utenti sono più di 500.000, ma le compilazioni sappiamo per certo siano state più di 300mila a marzo, poi non abbiamo più monitorato. Che siano 500mila è plausibile ma non certo al 100 per cento”.

È possibile dunque che le migliaia di compilazioni ci siano state perché gli utenti abbiano voluto provare il sito fake? “È quello che abbiamo anche specificato ai giornali, che non hanno sentito. Siamo sicuri che alcuni hanno ‘abboccato’ e ti dico anche purtroppo, perché pensavamo fosse abbastanza palese, ma la maggior parte lo ha compilato per goliardia o magari per il ‘non è vero ma ci credo'”.

“Quel dato non è stato diffuso da noi, il sito ha avuto poco più di 700mila visualizzazioni e il dato indica sostanzialmente gli accessi al portale”, ha risposto Domenico Neto, uno dei soci di Ars Digitalia, a Fanpage.

Neto ha precisato che il sito del falso reddito di cittadinanza non registra né controlla i dati inseriti dagli utenti, anche perché al termine della compilazione del form è impossibile cliccare sul tasto “invia”, perché si sposta e non permette di inoltrare dati. Quindi l’azienda non può sapere effettivamente quanti utenti abbiano inserite i loro dati nel sito.

Quasi tutte le persone arrivate sul sito hanno compilato il form e questo viene dedotto dal tempo lungo di permanenza sul sito. Probabilmente, però, come spiega Neto, la maggior parte degli utenti ha visitato il sito satirico per la pubblicità che ha avuto a marzo, consapevole quindi del fine della pagina: “Noi stessi stiamo provvedendo a spiegare che la notizia diffusa non è esattamente corretta”.