In Iran tornerà in edicola la prima rivista femminista
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In Iran tornerà in edicola la prima rivista femminista

Il mensile Zanan era stato chiuso diverse volte a partire dal 2008. La sua ripubblicazione è prevista per gennaio 2017

07 Dic. 2016  

Nel novembre scorso è stata diffusa via Telegram – il canale d’informazione più usato in Iran – la notizia della riapertura della rivista Zanan, che tornerà nelle edicole iraniane a gennaio. 

Zanan (donna, in persiano) è l’unica rivista femminista pubblicata in Iran che si è sempre occupata di inchieste e tematiche come la prostituzione, il divorzio, i sempre più diffusi casi di Aids, di abusi domestici e la tutela di minori.

La rivista è stata fondata nel 1992 dalla giornalista iraniana Shahala Sherkat, ma nel 2008 sotto il governo di Mahmud Ahmadinejad, il mensile è stato chiuso in seguito a un decreto emanato da un consiglio di sorveglianza, dopo 16 anni di attività e 152 pubblicazioni. 

La sua attività editoriale è cessata in base all’accusa di aver diffuso “una versione pessimistica della situazione delle donne in Iran.”

Con l’elezione nel 2013 del governo riformista di Hassan Rouhani si stava gradualmente instaurando un’atmosfera politica e sociale più rilassata, segnata da ondate di ottimismo e di aperture. In questo contesto, nel maggio del 2014, la rivista ha ottenuto il permesso di riaprire sotto il nome di Zanan-emrooz (Donne di oggi). 

Dopo neanche un anno di attività, il mensile ha cessato nuovamente le pubblicazioni in seguito a un articolo dedicato al cosiddetto “matrimonio bianco”, ovvero la convivenza senza l’essersi sposati. Per la legge iraniana l’articolo era contrario alla moralità pubblica, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim

In Iran, infatti, la convivenza tra coppie non sposate è illegale. L’unica possibilità per convivere con il proprio partner, secondo la legge della Repubblica Islamica dell’Iran, consiste nel cosiddetto “matrimonio temporaneo” (sighe, in farsi): un contratto vero e proprio che sancisce un’unione a tempo determinato, che può durare da un’ora sino a 99 anni. In questa cornice legale, la convivenza diventa legittima. 

La pratica del matrimonio a tempo determinato non è però socialmente accettata, poiché questa pratica viene percepita come copertura per la prostituzione. Per questo motivo, i giovani iraniani ricorrono sempre più spesso alla semplice convivenza, il matrimonio bianco.