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Mirriam Banda Chisamba: “Mia figlia è quasi morta per la malaria 7 anni fa, ora ho una richiesta da fare all’Italia”

Intervista a Mirriam Banda Chisamba, operatrice sanitaria nello Zambia, sulla situazione dell'epidemia di malaria nel paese

Di Anna Ditta
Pubblicato il 26 Giu. 2019 alle 15:04 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:58
Immagine di copertina
Credit: Josh Estey/Ground Media/GFAN

Malaria Fondo Globale | Global Fund Malaria | Malaria Zambia | Mirriam Banda Chisamba

“Non me ne sono accorta subito. Quando sono malati i bambini spesso riescono comunque a correre in giro e a giocare. Ma alla sera ti accorgi che non stanno bene”. Mirriam Banda Chisamba è un’ostetrica che lavora nella parte orientale dello Zambia, e precisamente nello Health Centre di Kafumbwe, all’interno del distretto di Katete.

TPI l’ha incontrata il 25 giugno in un hotel di Roma, poco prima del suo intervento a Palazzo Madama, dove è stato presentato il policy paper Manteniamo la promessa, il tempo è adesso sull’impegno dell’Italia nel sostenere il Fondo globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria.

Mirriam Banda Chisamba | Testimonianza

Mirriam ricorda con dolore il giorno in cui la sua primogenita, che allora aveva 5 anni, si è ammalata di malaria.

“Quella sera mia figlia mi ha detto: mamma, ho mal di testa”, racconta. “È diventata debole e ha iniziato a vomitare, non riusciva più a tenere nulla nello stomaco. Si lamentava per i dolori alla pancia e la sua temperatura corporea era molto alta. Così l’ho portata al centro sanitario dove già lavoravo. I miei colleghi le hanno fatto il test rapido e così abbiamo scoperto che aveva la malaria”.

La figlia di Mirriam si è salvata perché ha ricevuto in un breve arco di tempo le cure per la malaria, una malattia potenzialmente letale e particolarmente pericolosa per i bambini fino ai cinque anni, che si trasmette con la puntura di una zanzara infetta.

“L’ho quasi persa a causa della malaria”, dice Mirriam, che è sposata e ha altri due figli, di 7 e 3 anni. “Ora mia figlia ha 12 anni. Per fortuna posso ancora parlare con lei, è la mia migliore amica”.

“È molto alta, quasi più di me. Le persone non ci credono quando dico che è mia figlia: pensano sia mia sorella”, spiega ridendo. “Per fortuna, grazie al Fondo Globale, lei è ancora viva”.

Nel mondo i casi di malaria registrati nel 2017 sono 219 milioni. L’80 per cento di questi casi si è verificato in 15 paesi dell’Africa subsahariana e in India. Cinque paesi hanno avuto metà di tutti i casi di malaria: Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Mozambico, India e Uganda.

A combattere da anni contro la malaria, ma anche contro tubercolosi e HIV-AIDS è il Fondo globale, un meccanismo finanziario in ambito G7 che opera attraverso un partenariato fra istituzioni e società civile e che sovvenziona interventi di prevenzione da queste malattie, fornendo cure, assistenza e sostegno alle persone che ne sono colpite.

Mirriam, che è diventata sostenitrice attiva del Fondo Globale, oggi dice di essere stata fortunata.

“Io mi trovavo vicino al centro, cosa succede a quelle madri che vengono da lontano?”, si chiede. “Di solito perdono i loro figli mentre stanno percorrendo la strada per venire verso la nostra struttura. Ci sono persone che abitano a 12 o 15 chilometri di distanza e devono venire a piedi”.

“Questo succede adesso che sono state aperte molte strutture sanitarie, ma prima bisognava camminare anche 27 chilometri. Grazie al supporto del Fondo Globale sono state costruite strutture mediche e ospedali, per essere più vicini possibili alle famiglie, così che tutti abbiano accesso alle cure”, spiega Mirriam.

La lotta del Fondo Globale contro la malaria in Africa

Lo Zambia è uno dei paesi più colpiti dalla malaria. Le persone possono contrarre questa malattia tutto l’anno, ma soprattutto durante la stagione delle piogge, che inizia alla fine di novembre e arriva fino a marzo o aprile.

“Nella struttura in cui lavoro vedo tantissimi casi di malaria, soprattutto durante la stagione delle piogge”, racconta Mirriam. “In quel periodo se fai il test su 50 persone, ad esempio, scopri che 20 hanno la malaria”.

“La malaria è una malattia davvero brutta, che può provocare la morte anche in pochi giorni. Ma si può prevenire e, se riconosciuta in tempo, anche curare”, spiega l’operatrice.

La malaria si trasmette con la puntura di una zanzara femmina, che passa all’individuo i parassiti che provocano la malattia.

I sintomi sono febbre, dolori nel corpo, un sapore amaro in bocca, vomito, mal di testa, debolezza. “Tutto quello che vuoi fare è stare a dormire a letto, il corpo è troppo debole”, spiega Mirriam.

“Quando qualcuno arriva nella struttura con questi sintomi lo sottoponiamo al test per la malaria, che si esegue con un piccolo dispositivo che punge un dito e prende una piccola goccia di sangue. Il risultato arriva in dieci o quindici minuti. Per cui siamo in grado di eseguire il test su un gran numero di persone nel tempo minore possibile e aiutarli ad accedere alle cure”.

Tutte le persone si rivolgono all’health center in cui lavora Mirriam vengono informate su come prevenire la malaria: il primo passo è cominciare a dormire sotto delle zanzariere impregnate di insetticida, non solo nella stagione delle piogge ma tutto l’anno.

Il governo dello Zambia inoltre nell’ultimo anno ha messo in atto alcune misure di prevenzione, tra cui quella di spruzzare insetticida sulle pareti esterne e interne delle abitazioni.

“Forniamo le zanzariere a tutte le donne incinte che vengono nella struttura e ai bambini sotto i 5 anni, che sono i soggetti più vulnerabili”, spiega Mirriam. “Le altre misure per prevenire la malaria sono chiudere le finestre durante la notte e indossare abiti a maniche lunghe se si sta all’esterno della casa la sera. Ci sono anche dei repellenti appositi”.

“Per le donne in gravidanza c’è un trattamento apposito per prevenire la malaria. Di solito chiediamo che prendano questa medicina davanti a noi, e non a casa propria, così possiamo essere sicuri che l’abbiano presa”.

Una donna incinta che contrae la malaria rischia di avere un aborto se la malattia non è trattata immediatamente, oppure il feto può avere un ritardo di crescita.

“Il bambino potrebbe anche nascere con la malaria, se l’ha presa dalla madre, e in questi casi le cure sono molto complicate. Per questo agiamo con la prevenzione”, dice Mirriam. “Un altro rischio è che la madre sviluppi un’anemia, che può portare alla morte della madre e del feto. Questo accade perché i parassiti della malaria distruggono i globuli rossi nel sangue”.

La malaria viene curata con una terapia combinata a base di artemisinina, che dura tre giorni.

“Il trattamento e i test rapidi per la malaria ora sono disponibili, una volta non era così”, ricorda Mirriam. “Prima che il Fondo Globale, i suoi partner e i paesi donatori iniziassero a sostenerci, era difficile procurarsi tutto, perché il governo dello Zambia non riusciva a fornire quanto necessario. Il Fondo Globale ci ha fornito anche le zanzariere impregnate di insetticida, ha formato gli operatori sanitari, fornendoci la preparazione per gestire non solo i casi di malaria, ma anche le altre epidemie, cioè la tubercolosi e l’HIV-AIDS”.

“Nell’Africa subsahariana non ci sono ospedali diffusi in modo capillare come da noi e non ci sono fondi per costruirli”, sottolinea Stefania Burbo, che si occupa di Advocacy per il Network Italiano Salute Globale (già Osservatorio AiDS) ed è stata in missione con i parlamentari italiani organizzata a maggio insieme ad Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo).

“Per questo hanno diffuso sul territorio degli health centers e degli health posts. I primi sono come degli ambulatori, i secondi poco più di dispensari dove trovare farmaci. In questo modo è possibile avere un primo intervento. Inoltre, se c’è un’emergenza viene attivato un sistema per cui ci sono delle ambulanze che partono da questi posti e vanno verso l’ospedale”.

Ad incidere positivamente nella lotta ad Aids, Tbc e malaria nell’Africa subsahariana è anche il coinvolgimento di persone delle comunità locali, anche se prive di titoli di studio appositi.

“È molto importante anche il ruolo degli operatori comunitari di base, che non hanno un diploma di infermiere, ma sono stati addestrati per formare la comunità di cui fanno parte”, spiega Stefania a TPI. “Insegnano agli altri membri della loro comunità a recarsi presso questi health centers e health posts, spiegano loro come utilizzare correttamente una zanzariera, o rispettare norme igieniche di base”.

“Il loro ruolo è fondamentale, perché i paesi dell’Africa subsahariana si fondano sulle comunità e senza coinvolgerle non si riuscirebbe a incidere in modo significativo”, aggiunge. “Il Fondo Globale fornisce i training di questi operatori e i farmaci. Questo ha fatto sì che la mortalità diminuisse anche se non sono stati costruiti grandi ospedali”.

La lotta alla malaria passa anche attraverso la distruzione di falsi miti e credenze.

“Fino a qualche tempo fa molti rifiutavano di far spruzzare gli insetticidi nelle loro case, perché temevano di inalare le sostanze chimiche”, racconta Mirriam. “Oppure temevano di soffocare se dormono sotto le zanzariere. Ci sono molti miti e false credenze, dovuti a ignoranza e scarso livello di alfabetizzazione. Ma ora hanno capito che usarlo è per il loro bene”.

“La malaria è una malattia relativamente semplice, ma può avere delle complicazioni particolarmente gravi, ad esempio se interessa il cervello, e può essere letale”, spiega Mirriam. “Anche io ne ho sofferto da giovane, ricordo di non essere andata a scuola anche per tre giorni di fila. Se è il capofamiglia ad ammalarsi, come potrà nutrire la sua famiglia? Diventeranno poveri e soffriranno di malnutrizione. È una malattia che tira giù le persone, non le fa essere produttive. Se non investiamo molto nel Fondo Globale e nella lotta alla malaria, si tornerà indietro anche nella lotta alla povertà e lo sviluppo del paese rimarrà basso”.

“Se investiamo soldi su queste tre epidemie saremo in grado di prevenirle”, aggiunge Mirriam, riferendosi anche a tubercolosi e HIV-AIDS. “Non è solo un problema dello Zambia e dell’Africa, è una questione di benessere globale. Se una persona che ha la malaria e non lo sa viene in Italia e viene punta da una zanzara che prende i parassiti e sarà in grado di infettare altre persone, e il ciclo continuerà”.

La richiesta di Mirriam all’Italia: il supporto al Fondo Globale

A ottobre 2019 è in programma a Lione la 6a conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria.

Il Fondo, istituito nel 2002, è nato dalla partnership tra governi, società civile, settore privato e persone colpite dalle malattie. Investe quasi 4 miliardi di dollari l’anno per sostenere programmi gestiti da esperti locali nei paesi e nelle comunità più colpite dalle tre grandi epidemie di malaria, AIDS e tubercolosi.

Il 25 giugno Mirriam Banda Chisamba ha portato la sua testimonianza durante la presentazione del rapporto Manteniamo la promessa, il tempo è adesso, nella Sala Caduti di Nassiriya del Senato. Insieme a lei, erano presenti il presidente della Commissione Affari esteri del Senato, Vito Rosario Petrocelli, il senatore Alessandro Alfieri e il Direttore esecutivo del Fondo Globale, Peter Sands, insieme a rappresentanti del Network Italiano Salute Globale, Aidos e Action global health partnership.

“Sulla malaria c’è una buona notizia e una cattiva notizia”, ha dichiarato Peter Sands durante l’incontro. “La buona notizia è che c’è un sensibile numero di paesi che stanno facendo grandi progressi per eradicare completamente la malaria. L’Argentina e l’Algeria sono state dichiarate prive di malaria quest’anno”.

“La cattiva notizia è che in alcune parti dell’Africa stiamo facendo abbastanza per salvare un gran numero di vite, ma non riusciamo a fare abbastanza per fermare la trasmissione da zanzara a essere umano, quindi ogni anno dobbiamo ricominciare da capo. Inoltre ci troviamo ad affrontare una crescente resistenza delle zanzare agli insetticidi, mentre i parassiti stanno diventando sempre più resistenti ai farmaci”, spiega il Direttore esecutivo del Fondo Globale

“Ma non voglio sembrare negativo”, aggiunge, “la verità è che possiamo sconfiggere queste malattie grazie agli strumenti e alle innovazioni in arrivo, ma bisogna intensificare i nostri sforzi. Non possiamo limitarci a fare quello che abbiamo fatto in passato”.

“Vorrei chiedere in prima persona al governo italiano di continuare a sostenere il Fondo Globale e i suoi progetti. So che ha sostenuto il fondo dalla sua creazione ed è il suo nono donatore in termini di risorse, per questo lo ringrazio per quello che sta facendo”, dice Mirriam.

“Prossimamente si terrà la 6a conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale, che ha l’obiettivo di raccogliere un minimo di 14 miliardi di dollari statunitensi, che ci permetterebbero di salvare 234milioni di vite umane e dimezzare il tasso di mortalità. Quei soldi consentirebbero anche di prevenire 16milioni di nuove infezioni”.

“Dobbiamo intensificare la lotta contro le tre epidemie globali, l’HIV, la malaria e la tubercolosi”, aggiunge Mirriam. “Se non verranno fatti maggiori investimenti il rischio è di tornare indietro. Per questo spero che la 6a conferenza di rifinanziamento sia un successo”.

Da sinistra Peter Sands, Direttore esecutivo del Fondo Globale, l’interprete, Mirriam Banda Chisamba e il senatore Alessandro Alfieri durante la presentazione del rapporto. Credit: Anna Ditta

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